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La Real Fagianeria

Il nostro autore parla della Real Fagianeria della Reggia porticese. Da allora l’urbanizzazione selvaggia ha trasformato il paesaggio: c’è ancora la dimora all’interno di quello che rimane del parco, oggi Villa San Gennariello, un vero gioiello che ha mantenuto intatta l’atmosfera di quei tempi

di Lucio Sandon

Pertinenza del Sito di Portici era la Real Fagianeria, che con il suo aspetto selvaggio garantiva, grazie all’allevamento di fagiani e lepri, abbondanza di prede sfruttate dal sovrano per soddisfare la sua passione venatoria.  Il carattere produttivo che contraddistingueva anche tale Sito Reale era testimoniato dalla presenza di appezzamenti dedicati alla coltivazione di fruttiferi, di pergolati e di spalliere realizzati rispettivamente per la coltura della vite e di alcuni agrumi, nonché di settori dedicati alla coltivazione degli aranci, dei gelsi e degli olivi.

Le vaste superfici a bosco e la vicinanza del mare rendevano particolarmente piacevole la permanenza in tale Sito, che oltre a rappresentare una splendida residenza per i regnanti, costituiva anche un luogo ideale per la caccia e la pesca. Di particolare rilievo si dimostra anche la disposizione paesaggistica del Sito, concepito strutturalmente lungo un asse ortogonale rispetto alla linea di costa; la successione dei vari settori, disposti lungo il naturale declivio del territorio vesuviano, culmina con il belvedere posto nel punto più alto della residenza per permettere l’osservazione della città di Napoli, del Vesuvio e del Golfo.

L’amenità del luogo è testimoniata anche dal fatto che nel ‘700 intorno al Parco della Reggia di Portici e lungo la strada che da San Giovanni a Teduccio giunge fin quasi ai confini di Torre Annunziata, furono realizzate ben 121 ville. Infatti, l’aristocrazia partenopea di quel periodo per il suo soggiorno estivo scelse questi luoghi meravigliosi ubicati tra le pendici del Vesuvio e il mare, con un clima mite e l’aria particolarmente salubre. È da sottolineare che le ville vesuviane, veri e propri capolavori settecenteschi ubicati nei territori dei Comuni di Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco, contribuirono con la loro prestigiosa presenza a far chiamare “Il Miglio d’Oro” il tratto stradale che collega ancora oggi Resina a Torre del Greco.

Via Giuseppe Semmola è attualmente interrotta dal cavalcavia posizionato e mai ultimato in occasione della realizzazione della terza corsia dell’autostrada Napoli-Salerno: è l’ultimo dei torti subiti da una delle strade più belle e signorili di Ercolano.

Intorno vi sono gli innesti del Novecento, in qualche caso scempi di edilizia successiva al secondo dopoguerra: ville private e condomini che ancora conservano fazzoletti di verde, sono sovrastate da una fitta corona di edifici sulla fascia collinare del Vesuvio, dai quali si staccano a sinistra, sul colle del Salvatore, l’ex hotel Eremo in giallo, e l’Osservatorio Vesuviano in rosso.

Il complesso vulcanico chiude lo scenario con il profilo di donna del Monte Somma, il colle Umberto simmetrico che separa i volumi, il cono del Vesuvio come un trapezio preciso che solo da qui, dal 1944, è visibile senza la gobba che lo caratterizza da ogni altra veduta.

La “signora” del monte Somma guarda il cielo sopra Resina e il colle Umberto si presenta più brullo del resto della montagna data la sua giovanissima età: tra il 1895 e il ’99 si formò lentamente in seguito a una lunga e blanda fase eruttiva di tipo effusivo. Con la sua sagoma tondeggiante  andò a porsi tra il Gran Cono e l’Osservatorio che è visibile come oggi sul colle del Salvatore.

La strada fu realizzata sul braccio di lava del 1631 che raggiunse Pugliano. Accanto ad essa Carlo di Borbone nel 1758 acquistò un ampia area boschiva, il cosiddetto bosco di San Marco, creando in tal modo la Real Fagianeria, e annettendola alle proprietà reali che per decreto dello stesso sovrano appartenevano a Portici: così quel pezzo di territorio di Resina divenne territorio di Portici nonostante ne fosse fisicamente separato. Il tratto basso dalla strada che va da via Trentola all’innesto di via Ulivi è riportato sulla mappa Carafa, nota anche come Mappa del Duca di Noja, del 1775. In quel punto, purtroppo, la grande e preziosa mappa di Napoli e dintorni finisce.

Vincenzo Semmola nel 1839 acquistò parte della Real Fagianeria. A quel tempo la sua dimora, l’odierna Villa San Gennariello, era l’unica costruzione visibile, in quanto l’hotel Eremo venne realizzato da Thomas Cook nel 1902, insieme alla Ferrovia del Vesuvio. Sulla destra il cono, innevato sul versante settentrionale, si presentava completamente diverso: la sommità era dominata da un conetto eruttivo che gli conferiva una forma più appuntita dell’attuale e dal quale fuoriusciva un abbondante fumo.

Il progresso della tecnica accompagnava la vita mondana che faceva di Resina, come i paesi vicini, una delle mete dell’aristocrazia e della borghesia delle professioni e dell’impresa. Se a Portici il bel mondo villeggiava lungo la nuova via (attuale via Diaz) e la collina di Bellavista, a Resina erano due i luoghi di mondanità: il Miglio d’Oro, con le splendide ville del Settecento, e Pugliano, come veniva genericamente indicata l’area dalla piazza alla collina, intorno all’attuale via Semmola. Benché più appartata e meno splendida del largo e rettilineo celebre miglio, la via dell’Osservatorio era il rifugio delle famiglie della borghesia locale e napoletana: scienziati e imprenditori avevano scelto la collina di Pugliano come buen retiro, lontano dal caos della metropoli partenopea e facilmente raggiungibile anche in treno o tram:

Le cronache mondane tra fine Ottocento e inizio Novecento attingevano a piene mani dalle feste estive che si tenevano soprattutto nelle grandi ville del Miglio d’Oro ma non disdegnavano gli echi provenienti da Pugliano. Così  i Mosconi, rubrica curata da Matilde Serao: il 14 luglio del 1900 recitava «…il “sempreverde” poggio di Pugliano, a Resina, si è arricchito di un ritrovo delizioso, “Le Tavernelle”, a Villa Raja, là dove comincia la pittoresca via dell’Osservatorio; posizione paradisiaca, servizio perfetto, chioschi elegantissimi: un vero eden per gli amatori di gioconde e fini scampagnate

La strada ancora una volta fu al centro dell’evoluzione dei tempi: nel 1929 venne inaugurata l’autostrada Napoli – Pompei, seconda strada a scorrimento veloce in Italia (dopo la Milano-Laghi, inaugurata qualche mese prima). La larga arteria passava al di sotto del livello di via Semmola, con una trincea scavata nelle colate laviche del 1631, proprio davanti alle ville Rivellini e Falco e scavalcava la ferrovia del Vesuvio. Via Ulivi fu rettificata e, entrando nel territorio di Portici della ex Fagianeria, raggiungeva con una rampa finale l’autostrada: qui una palazzina in stile pompeiano costituiva il casello per il pedaggio.

L’apertura dell’autostrada aveva stimolato le attività turistico-ricreative negli immediati paraggi: nello stesso anno, proprio al di sopra di Santa Maria a Pugliano, nella palazzina ad angolo tra via Fevolella e via Madonnelle veniva inaugurato l’Albergo Vesuvio (popolarmente noto come l’albergod’‘a pacchiana) con appena sei camere.

Luigi Sapio avviò la costruzione di edifici destinati ad albergo ma mai realizzati. Di questi, quello in stile liberty con colonne divenne una nota manifattura di coralli. In questi anni la diffusione delle auto e dei torpedoni per i turisti portarono i primi flussi di traffico veicolare anche sulla via dell’Osservatorio, che era percorsa per raggiungere la nuova autostrada o, da qui, per scendere verso gli Scavi Archeologici.

La seconda guerra mondiale segnò la fine dell’epoca d’oro di Resina quale stazione di villeggiatura: i danni dei bombardamenti (,sul Miglio d’Oro e lungo l’autostrada), la povertà diffusa e la mancanza di alloggi trasformarono il volto della città e i villeggianti dellabelle époquee del ventennio fascista non fecero più ritorno.

Il boom economico degli anni Cinquanta portò nuovamente ripresa economica e benessere che in tutta Italia fu coniugata nella incredibile avventura della speculazione edilizia con l’espansione smisurata e incontrollata delle città e la scomparsa di intere aree di verde sotto colate di cemento. Se da un lato fu garantita la possibilità di acquistare case comode e nuove a tutti gli strati sociali, dall’altra si permise un selvaggio deturpamento dell’urbanistica preesistente, senza rispetto per i centri antichi e per il patrimonio immobiliare.

I grandi palazzi d’epoca furono lasciati in decadenza, spesso occupati dagli strati meno abbienti della popolazione, a favore dei condomini multipiano costruiti a distanza ravvicinata. I primi innesti moderni al tessuto urbanistico avvennero con gli edifici di edilizia popolare realizzati di fronte l’albergo Ercolano e con la scuola elementare progettata da Luigi Cosenza.

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019.Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo“Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di GrossetoCuori sui generis”2019.

Sempre nel 2019,  ilracconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”èrisultato vincitoreper la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.

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L’articoloLa Real Fagianeriaproviene daLo Speakers Corner.


Source: SpeakerCorner – 60m/1
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