Il Racconto, Aperture

Bisogna avere larghe aperture mentali per seguire i dettami della moda. Il nostro autore racconta che…

di Giovanni Renella

Non aveva mai creduto che un giorno sarebbe arrivato a stramaledire gli stilisti e l’intero mondo della moda, eppure quel momento era arrivato.

Refrattario a seguire i cambiamenti dettati dai maître à penser che dettavano le tendenze del prêt-à-porter, aveva a lungo prediletto uno stile personale, discutibile forse, ma pratico nella sua informalità.

E se negli anni dell’adolescenza e della giovinezza aveva avuto gioco facile a infischiarsene dei trend più in voga, celandosi dietro quella che poteva apparire una precisa presa di posizione anticonformista, il sopraggiungere degli impegni lavorativi l’aveva irreggimentato in uno schema d’abbigliamento molto formale.

In un primo tempo aveva tentato di sottrarsi a quella che giudicava una sorta di costrizione rifugiandosi in scelte dagli abbinamenti casual e per qualche tempo gli era andata anche bene: nessuno aveva avuto nulla da ridire!

Quel compromesso, però, col trascorrere degli anni era stato infranto da un giudizio implacabile che non contemplava appelli: quello dei figli!

Divenuti grandi non gli avevano fatto passare l’utilizzo di soprabiti e giacche démodé, né tantomeno di camicie e pantaloni oversize.

Gioco forza aveva dovuto imparare a distinguere fra i vari modelli evolution classic fit, slim fit e custom tailor fit per giungere alla conclusione che qualunque fosse il tipo di camicia scelta nessuna mostrava la benché minima tolleranza nei confronti della pancetta che aveva messo su sin dal giro di boa dei cinquanta.

Ma se un provvidenziale gilet o una giacca potevano intervenire in suo soccorso per aiutarlo a camuffare i chili di troppo, quei pantaloni aderenti gli rendevano la vita difficile.

Agli infidi calzoni tubolari riconosceva il merito di snellirgli le gambe slanciandone la silhouette, ma la mattina per indossarli non avrebbe disdegnato il ricorso ad un calzascarpe, tanto erano aderenti.

A segnare il tracollo, con conseguente nomination delle anime dei defunti dei vari fashion designer, fu però la concomitanza di una serie di fattori.

Si dovettero mettere insieme un paio di jeans attillati, con patta rigorosamente chiusa non più dalla pratica zip ma da “cinque bottoni cinque”, un boxer aderente come una guaina e infine un’irresistibile impellenza fisiologica dovuta alle due pillole per la pressione, con effetto diuretico, che da qualche anno scandivano l’inizio e la conclusione delle sue giornate.

Quando finalmente riuscì a raggiungere ciò che gli era necessario per dare il via allo svuotamento della vescica, quasi si commosse, durante la minzione, ripensando ai comodi pantaloni di una volta e alle ancor più pratiche mutande della sua infanzia con l’agevole apertura sul davanti.

 

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni. Il libro ha meritato il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Internazionale Città di Latina.

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Source: SpeakerCorner – 60m/1
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