San Prisco. Gestione illecita di rifiuti speciali e pericolosi: sequestrati due fondi agricoli di 10000 metri quadrati

it/wp-content/uploads/2020/01/san-prisco-rifiuti-abusivi-615×410-1.jpg” alt=”” width=”615″ height=”410″ />Nella mattinata di mercoledì 15 gennaio, militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Caserta hanno dato esecuzione al decreto di sequestro probatorio, emesso da questa Procura della Repubblica, relativo a due appezzamenti di terreni contigui, a destinazione agricola, aventi un’estensione complessiva di circa 10.000 metri quadri, siti nel comune di San Prisco (CE), alla Via Santa Croce, in prossimità della Variante ANAS “Capua­-Maddaloni” nei confronti dei proprietari A.I. da Casaluce (CE) e C.S. da Napoli.

Entrambi gli indagati, in concorso tra loro, sono stati ritenuti responsabili per il delitto di inquinamento ambientale di cui all’art. 452 bis c.p. e per il reato di gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, di cui all’art. 256 D.Lgs. 152/2006 “Testo Unico Ambientale”.

Le indagini iniziavano in data 14 settembre 2019, allorquando i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Caserta sottonevano a sequestro i rifiuti combusti durante un incendio che stava interessando la porzione perimetrale dell’area posta in sequestro in data odierna, incendio che destava forte preoccupazione nella popolazione locale per una grossa e densa colonna di fumo nero che si sprigionava dalle fiamme.

Le operazioni di spegnimento eseguite a cura del personale dei Vigili del Fuoco risultavano molto difficoltose per la presenza di focolai sotterranei dovuti alla possibile esistenza di rifiuti interrati.

Nel corso delle operazioni di spegnimento interveniva anche il Nucleo B.C.R. (Batteriologico, Chimico e Radiologico) dei Vigili del Fuoco, nonché i tecnici dell’A.R.P.A.C. Dipartimento di Caserta per monitorare la tossicità dei fumi prodotti dalla combustione tramite l’utilizzo di una pompa AIR Monitoring Systems – CUBE He-Iso.

Il personale dell’ARPAC dava seguito alla caratterizzazione dei rifiuti presenti nell’area interessata dall’incendio specificando che gli stessi risultavano abbandonati sul suolo sia in cumuli che alla rinfusa e che erano da classificarsi quali urbani, speciali pericolosi e non pericolosi, ed in parte combusti.

Essi, in particolare, erano costituiti da: materiali contenenti amianto; legno; tapparelle; tapparelle e bottiglie in plastica; plastica proveniente dallo smontaggio delle auto; urbani indifferenziati; abbigliamento; sfalci di potatura; pneumatici fuori uso; ingombranti; plastica; mattonelle e ceramiche; miscugli e scorie di cemento; mattoni; vetro; miscele bituminose contenenti catrame di carbone; rifiuti biodegradabili; rifiuti urbani non differenziati, eccetera.

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