Aversa: in ricordo del dott. Giuseppe Capone, serata di sensibilizzazione dedicata al giovane medico

AVERSA– Ieri, 07.01.2020 alle ore 19.30, a distanza di un anno, un cospicuo gruppo di persone si è ritrovato in Via Salvo d’Acquisto nei pressi dell’Istituto Cimarosa e del Palazzetto dello Sport, per ricordare ,in un abbraccio universale, il triste evento che vide coinvolto il dr. Giuseppe Capone.
Il giovane medico stava tornando a casa dalla palestra, quando all’improvviso fu investito ed ucciso da una Mini Cooper guidata da un 20enne di Aversa, figlio di un noto imprenditore.
L’incontro è stato voluto per ricordare Giuseppe, ma anche per sensibilizzare i giovani che amano la brezza della velocità senza valutare le conseguenze. Bisogna sottolineare che, in via Salvo d’Acquisto, 
nel punto in cui il giovane medico è stato investito ancora oggi le macchine sfrecciano non rispettando alcun tipo segnaletica, al punto, che Sandra Motti, madre del ragazzo, si è chiesta ieri se sia possibile che la morte di Giuseppe non abbia contribuito a incrementare una maggiore consapevolezza. Il padre, il dott. Gaspare Capone, addolorato, invece, si è chiuso un comprensibilissimo silenzio.

Queste,comunque,le parole di una delle tante persone intervenute ieri:

Non lasciamo che eventi simili restino nel vuoto.Da un evento triste puo nascere qualcosa di buono e costruttivo. Potremmo forse sensibilizzare la cittadinanza ed i giovani in particolar modo, al rispetto delle prime regole di un comune vivere, all’osservanza delle prime norme dell’educazione civica e stradale, e soprattutto al rispetto della vita

Il ragazzo, dedito alle attività di volontariato, aveva in progetto di contribuire alla costruzione di un ospedale in Tanzania, tanto che un sacerdote di quel territorio, con cui era in contatto, ha voluto ricordarlo con questa omelia:

La nostra vita non deve essere insignificante, non dobbiamo sprecarla. Dobbiamo dare un senso alla nostra vita, al nostro tempo.
Ogni momento finisce solo uno è eterno ed è quello dello Spirito.Dobbiamo elevarci con nobili valori..ed inoltre dobbiamo prenderci carico e la responsabilità dell’altro prendercene cura. Amare senza misura anche se l’amore graffia, ma un amore che non fa soffrire, che non dà pensieri, che non sanguina, non è degno di essere chiamato amore.Oggi contempliamo l’universalità del mistero ,ricordiamo l’amico, il figlio Peppe, di alti valori, un giovane medico che aveva un sogno, costruire un ospedale in Africa.
Peppe io lo posso definire non un eroe, ma un patrimonio dell’umanità. Oggi sicuramente è un angelo

Struggenti le parole, piene di un profondo e nostalgico amore, con le quali ieri la madre, la prof.ssa Motti, ha ricordato il figlio:

È passato un anno,sembra volato, forse perché la mia mente è ferma a quel 7 gennaio 2019. Tutto non è più come prima, la tua assenza si vive attimo per attimo, il pensiero è costantemente rivolto a te.In quest’anno ho scoperto le tante belle azioni in cui ti prodigavi e che io ignoravo. Tante persone che non conoscevo hanno espresso solidarietà, affetto, rabbia, sgomento per l’accaduto. Alcuni mi raccontavano aneddoti in cui traspirava la tua disponibilità, la tua carica umana, altri elogiavano la tua professionalità, la tua cultura, molti ti stimavano per la tua nobiltà d’animo, per il tuo essere, per il tuo poter ostentare e non aver mai ostentato. Mamme mi dicevano che eri il figlio ideale, il figlio che ogni madre desidererebbe avere, ed è vero, sono stata, sono e sarò sempre fiera di te, dolce e amabile creatura mia. Della splendida persona che eri il mio cuore di madre ne è sempre stato conscio, se penso alla tua gentilezza d’animo, a tutte le affettuose attenzioni che avevi ne miei, nostri confronti, non a caso il 7 gennaio scorso al nostro rientro a casa trovammo 2 calze piene di leccornie, una tua sorpresa, questa volta ci avevi pensato tu. Attendevo con gioia il tuo rientro per ringraziarti con un forte abbraccio, il rientro……. non c’è stato, ….grazie non ho potuto dirtelo. Avevi quasi terminato di attraversare, pochi passi ed eri sul marciapiede, quell’auto in folle corsa ti è piombata addosso, non doveva essere lì, doveva mantenere la sua destra, non invadere la corsia di sinistra.In un attimo la sua forza violenta ti ha travolto, ha distrutto la tua giovane vita, i tuoi progetti, i tuoi sogni, la stupenda persona che eri. Quella sera il male ha prevalso sul bene

Queste, invece, quelle piene di fraterno pathos della sorella Alessandra, che studia scienze della comunicazione a Varese

Un anno senza di te…la mia preziosa metà,il mio porto sicuro, il mio primo compagno di giochi da bambina, il mio saggio supporto nei momenti di crisi, il mio dolce Giuny.
Raccontare della splendida persona che eri, anzi che sei perchè tu sei e sarai sempre presente e vivo nel mio cuore e nella mia mente, sarebbe superfluo, il tuo cuore d’oro, la tua nobiltà d’animo e il tuo dolce sorriso illuminano la mia esistenza.
La mia forza sei tu. Consapevole del fatto che la felicità di una volta non potrà mai più tornare; solo una cosa è certa: “Ovunque tu sia adesso non ha importanza perchè tu vivi e continuerai a vivere in me e in tutti coloro che ti vogliono bene per sempre
“.

 

 

 

 

 

 

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