Sconfiggere le oligarchie della globalizzazione o accettare la loro sovranità

CASERTA (Michele Falcone) – “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero, in gran tempesta non donna di provincia ma bordello…”. – tratto dal verso 76 del canto VI del Purgatorio di Dante Alighieri. Siamo nell’Antipurgatorio, la parte bassa della montagna del Purgatorio, dove i penitenti cominciano il loro percorso di espiazione, dato che devono attendere un certo periodo di tempo prima di poter salire verso le cornici del Purgatorio, dove purificare i propri peccati. Parafrasando lo stesso verso per meglio comprendere ai giorni nostri cosa è diventato il nostro paese – “Ahimè Italia, resa schiava, albergo di dolore, nave senza timoniere in mezzo a una grande tempesta, non più donna rispettabile, ma prostituta!”.  Ed è qui che voglio soffermarmi oggi.

I politici di qualsiasi formazione o schieramento sanno o fanno finta di non sapere che l’Europa non vuole cambiare sé stessa, ormai è chiaro, ma del resto non c’è da stupirsi. Non è una novità della storia, al contrario. Il Potere non accetta mai di abiurare spontaneamente, né di passare la mano ad altri e nemmeno di auto-riformarsi. È da escludere che da questa euro-burocrazia sorda e cieca ci si possa attendere sorprese.

Ci hanno chiesto di trattare e abbiamo trattato per poi scoprire, un minuto dopo, che lo sforzo, pure considerevole, non bastava. Ma non poteva bastare. Perché non è la responsabilità di bilancio quel che chiedevano a noi barbari, bensì un atto di sottomissione ad un potere autoreferenziale, dogmatico e orgogliosamente, anzi sfacciatamente, elitario. Questa, infatti, non è una trattativa sindacale, ma una battaglia politica che investirà per anni e forse addirittura una generazione: sconfiggere le oligarchie della globalizzazione o accettare la loro sovranità.

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