Napoli – Non si fermano le aggressioni al personale sanitario

NAPOLI – Nel pomeriggio di domenica, 5 gennaio 2019, la postazione 118 della Stazione Centrale si trovava al Loreto mare per un intervento: Improvvisamente nel Pronto Soccorso entra un gruppo di ragazzi che prende di forza l’equipaggio e li costringe a salire in ambulanza. Ancora con il tablet aperto sul precedente intervento e con 3 di questi individui a bordo (e sotto minaccia fisica e verbale) l’equipaggio si dirige verso il quartiere denominato “case nuove” retrostante al Loreto Mare…….il mezzo giunge sul posto e da subito viene circondato da una orda di astanti inferociti che incominciano a ricoprire d’insulti i sanitari.

Pensando al peggio il medico si fa largo tra la folla e, con sommo stupore, trova un ragazzino 16enne con “solo” una distorsione al ginocchio! Con grande difficoltà il medico riesce a valutare la situazione che si presenta di lieve entità. Nonostante ciò l’equipaggio viene intimato, con minacce, a trasportare il giovane in ospedale. L’intervento si è concluso al Loreto Mare, dove tutto è iniziato.

Quando si sequestrano persino medici, infermieri e un ambulanza per obbligare a prestare soccorso ad un paziente significa che la misura é colma. Ed a Napoli la misura è davvero colma da un pezzo in tema di minacce, violenze e insulti a chi presta soccorso, aiuta, salva vite umane come medici e paramedici. Dall’inizio del 2020, in meno di una settimana, è la quinta aggressione a personale sanitario a Napoli. Si stima che siano oltre tremila i casi di aggressione a medici e infermieri ogni anno, ma solo 1.200 sono quelli denunciati all’Inail.

Il sindacato degli infermieri afferma che i più esposti al rischio sono gli addetti al pronto soccorso, con 456 casi nell’ultimo anno. Dati che parlano chiaro: c’è bisogno di ristabilire il patto di alleanza tra medici e pazienti. Non servirà soltanto inasprire le pene, perché sono pochi i medici che denunciano. Bisognerà lavorare per ridare fiducia ai cittadini e mettere i medici e gli infermieri nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, e proteggere così il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione.

I dati ci dicono che al Sud le aggressioni sono più frequenti. Ciò rappresenta lo specchio delle disuguaglianze di questo Paese. Le carenze organizzative al Sud sono infatti maggiori. Fare il medico è difficile, perché spesso è complicato fare una diagnosi corretta e altrettanto difficile è anche saper comunicare bene con i pazienti. C’è bisogno di serenità e di fiducia. Se si rompe il patto di fiducia con i pazienti, il medico attua la medicina difensiva che non è la migliore per i pazienti e neanche per il Sistema Sanitario Nazionale, in quanto è molto più costosa.

Per contrastare il fenomeno sono stati proposti alcuni interventi ed in particolare la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc, la formazione dei medici e del personale sanitario con programmi specifici (si è constatato che questo riduce gli episodi di violenza), l’incremento della vigilanza e dei posti di polizia, l’installazione di sistemi di videosorveglianza e la previsione di modifiche strutturali dell’edilizia sanitaria, ma anche una legge che permetta di intervenire d’ufficio anche senza la denuncia del personale sanitario aggredito.

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