Vicenda Ma.cri.co: gran confusione tra vivibilità sostenibile e propaganda elettorale

Caserta-Si ritorna a parlare di Ma.cri.co e di aree verdi legate alla vivibilità sostenibile.

Un’enorme area nel cuore di Caserta, una cittadinanza da anni attiva e propositiva, da un lato l’Istituto Diocesano del Sostentamento Clero e dall’altro le amministrazioni comunali. Questi sono gli ingredienti di una impasse che dura da anni e non trova un compromesso nel capoluogo di Provincia.

L’area Macrico, in possesso dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, è un’enorme zona dismessa nel cuore di Caserta tra via Unità Italiana, via Sud Piazza D’Armi e viale dei Bersaglieri, priva da più di venti anni di una chiara destinazione d’uso nel PUC del Comune.

Nella giornata di ieri, 3 gennaio 2020, il Comitato Macrico Verde è ritornato alla riscossa per adibire l’area alla destinazione F2,ovvero a quello di zona di verde pubblico già sancita dal Consiglio Comunale del 2014. Quindi, nulla di nuovo né nella retorica, né negli atti amministrativi.

Ci chiediamo: perché solo adesso questa petizione? A maggio si vota per il rinnovo del Consiglio Regionale e fra un anno la città di Caserta sarà chiamata a rinnovare il proprio Consiglio Comunale.

Alla conferenza stampa di ieri, inoltre, oltre alla presenza degli esponenti di Speranza per Caserta, ormai chiaramente in campagna elettorale, e della Senatrice Vilma Moronese, ha lasciato il suo messaggio il Ministro Costa, che, secondo rumors, sarebbe l’antagonista politico di De Luca alle Presidenza della Regione Campania.

Parliamo davvero di vivibilità sostenibile o di altro?

Sembra quasi una guerra ad oltranza, guarda caso sempre  alla vigilia di ogni campagna elettorale.

I progetti per questa area possono essere molteplici, si è pensato a parcheggi, musei, auditorium, si è ipotizzato persino di realizzare in passato uno stadio di calcio. L’ultima proposta è arrivata  dalla giunta comunale di Caserta, che, su iniziativa del vicensindaco Franco De Michele e dell’assessore Alessandro Pontillo, ha approvato uno studio di fattibilità per la realizzazione di una scuola.

Repentina è stata la risposta delle associazioni capitanate dal comitato “Macrico Verde” che da subito si sono opposte a quello che esse definiscono un ulteriore tentativo di cementificazione, coinvolgendo la curia stessa tramite il vescovo emerito Raffaele Nogaro e portando avanti una petizione per evitare  l’inizio della cementificazione di un’area che ha tutte le carte in regola per diventare un’area verde.

Non dimentichiamo,però,che all’interno del Ma.cri.co vi è già una parte di alloggi edificati che potrebbero essere utilizzati senza scomodare la cementificazione.

Le decine di associazioni che si sono schierate al fianco del comitato “Macrico Verde”, tra cui il WWF, rivendicano una definitiva destinazione a verde pubblico dell’area in oggetto approvando a costo zero la variante al PUC. Il Comune di Caserta, infatti, secondo le associazioni, non rispetta gli standard del decreto ministeriale no. 1444 del 1968, secondo il quale per ciascun cittadino sia obbligatoria la presenza di almeno 10mq di verde, mentre a Caserta ce ne sono appena 2,5.

La risposta dell’amministrazione spinge in tutt’altro verso, rivendicando le istanze di coloro che lamentano la scarsità e inadeguatezza delle strutture scolastiche presenti sul territorio e creando aree verdi pubbliche destinate alla cittadinanza e collegate al plesso scolastico.

Le associazioni, dal canto loro, replicano che, con una somma decisamente inferiore rispetto a quella messa a disposizione nel piano triennale dei lavori pubblici per la realizzazione del nuovo plesso scolastico (si ipotizzano circa 5 milioni di euro), sarebbe possibile ristrutturare non solo i plessi esistenti come l’edificio ex “Lombardo Radice II” in Via Roma, ma destinare a plesso scolastico il prestigioso Palazzo della Provincia in Corso Trieste nelle immediate vicinanze.

A quanto pare, sembra che la volontà di non trovare una soluzione condivisa sia la regola; a quanto pare, il contradditorio non ha valore costruttivo, ma diviene opposizione politica.

E questo da oltre venti anni.

Una volta consegnate le firme della petizione, la richiesta dei comitati per la conversione del Macrico in area verde dovrà essere discussa in consiglio comunale entro trenta giorni. Intanto la Curia ha dato mandato all’avvocato Paolo Centore di presentare ricorso al Tar contro l’imposizione di vincolo all’esproprio di una parte dell’area in quanto avvenuta tramite delibera di giunta e non del consiglio comunale previa opportuna variante urbanistica al piano regolatore.

 

 

 

 

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