DemetrAtenaDioniso. Lo mio paese

Con la fisarmonica di Stefano Petriccione alle 20 di domani sera sabato 24 agosto, giorno memorabile nella storia cristiana ed europea, perché ricorda la famosa ‘strage degli Ugonotti’, ordita dalla parte cattolica, per l’appunto, contro gli ugonotti, nella notte tra il 23 e 24 agosto del 1572 a Parigi, strage per secoli falsamente attribuita a Caterina de’ Medici, regina di Francia, si inaugura la personale di Giovanni Tariello.

Il luogo prescelto è il B&B Conte Spencer nel centro del Borgo Monumentale di Casertavecchia. Il titolo della mostra di pittura è carico di storia e di significati: “DemetrAtenaDioniso. Lo mio paese”. La mostra, per la quale il critico d’arte Enzo Battarra ha prestato la propria collaborazione, resterà aperta fino al prossimo 30 settembre.

È un altro, importantissimo momento dell’attività artistica di Giovanni Tariello, pittore di Castel Morrone, “lo mio paese”, dal quale non ha voluto giammai allontanarsene, vivendo in esso e per esso. Si può ben dire che la mostra in parola può ben rappresentare il compendio dell’arte di Tariello, che, da vero e proprio “genius loci” si lega ai miti del mondo greco-romano.

Infatti, partendo dal suo paese, fatto di uomini che vivono in una vera e propria comunità, che quotidianamente si nutre di tradizioni, di riti, di miti, di amore per l’ambiente e per le tipiche case rurali morronesi, va a legarsi ai miti greco-romani. Ecco perché Demetra, che è la dea del grano, quindi, del pane, il nostro alimento principe, la nostra madre-terra, che va a collegarsi alle Matres Matutae capuane. Ecco perché Atena, che ha per simbolo l’ulivo, di cui sono ricche le montagne campane ed in particolar modo i Colli Tifatini, col suo prezioso olio. Ecco perché Dioniso, che è dio della linfa vitale del vino, che scaturisce dall’uva, che va ad impreziosire ed arricchire i campi morronesi.

Con piccoli e medi quadri Giovanni Tariello ci accompagna in questo tour affettivo pregno di storia e di cultura tra antichità e ruralità. Ecco perché “lo mio paese”. Tariello riesce bene a coniugare classicità e ruralità in una sua grammatica artistica, che è veramente unica, irripetibile, ed in ciò sta la primaria condizione artistica, che gli ha fatto superare i confini regionali. La pittura di Tariello è la continua conferma del suo amore filiale verso il proprio paese, è una continua affermazione di voler amare “lo mio paese”, che, in tutta verità, riesce a catturare prima l’occhio di chi osserva e poi lo stesso cuore, tenendoselo ben stretto nelle proprie mani, quale dono divino.

 

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