Casolla: con la distribuzione del tortano inizia la festa di San Lorenzo

Giornata caldissima oggi vigilia della festività di San Lorenzo. Il meteo parla di 37° e ben 41° quelli percepiti. Nulla di strano in questo per i casollesi, i quali sanno da una vita che questi sono i giorni più caldi dell’anno, perché secondo la tradizione locale il calore promana dai carboni con cui fu arso uno dei più importanti martiri cristiani.

Nel pomeriggio sotto la classica calandrella gli organizzatori della festa patronale si recano a destra e a manca dell’intero paese di Casolla, arrivando dovunque, in tutte le vie e vielle, anche le più piccole e strette; il loro scopo è veramente di arrivare dovunque, di giungere dappertutto, come se fossero dei salvatori, dei soccorritori pur di portare a tutti il tortano. Ed, infatti, quando giungono anche a quelle case che restano isolate dall’agglomerato urbanistico della storica borgata, si legge la pura ilarità sui loro volti, sono letteralmente soddisfatti per aver portato il tortano anche a chi è più lontano. Tutto ciò ha tutta una su liturgia: il padrone di casa coi suoi familiari aspetta sull’uscio della propria porta o sul confine della propria proprietà con il portone aperto; i suoi occhi e quelli dei suoi familiari sono puntati sulla strada; gradualmente la soddisfazione inizia a rimarcarsi sul suo volto quanto più gli organizzatori si avvicinano alla sua casa, perché anch’egli, anche la sua famiglia, tutti loro saranno omaggiati col dono del tortano. È una piccola relazione che si instaura tra i due gruppi, ma ricca di significati sociali e culturali, perché testimonia il valore della comunità, dove la vita, nonostante tutto, nonostante le più varie avversità, è scandita ancora da piccoli gesti, piccoli saluti, sguardi, occhiate e valgono più questi piccoli gesti a far capire il valore della comunità che mille trattati di antropologia su comunità e società.

Gli organizzatori si sottopongono volentieri a questo tour de force perché sanno che in questi momenti stanno portando ad ogni famiglia il tortano in dono, cioè portano il pane che ha tutta una valenza non solo economica ma anche e soprattutto religiosa e comunitaria. È da ricordare che il pane ha la sua fondamentale importanza nella religione cattolica, perché nella celebrazione eucaristica avviene la transustanziazione, vale a dire la trasformazione del pane nel corpo di Cristo.

 

Il tortano dell’area tifatina di Caserta è un pezzo di pane, puro e semplice, che non contiene uova sode, salami, formaggi e ciccioli di maiale come quello napoletano. Inoltre, a differenza di quello napoletano, che esteticamente è come se fosse una torta, tant’è che viene definito anche casatiello, il tortano casollese, insomma il tortano dell’area tifatina è così denominato per la sua forma attorcigliata, che lo fa assomigliare ad un grosso taralluccio.

 La tradizione del tortano fu ripresa a Casolla nel lontano 1976, allorché un gruppo di giovani fece rivivere l’antica tradizione e da lì a qualche anno fu ripresa anche in tutti i paesi limitrofi; anzi, la tradizione anno dopo anno si è andata sempre più rafforzando, al punto che il dono del tortano è vissuto da tutti come il vero e proprio inizio della festività patronale.

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