Caiazzo. Toponomastica: Giaquinto fa ‘il finto tonto’? e Insero lo ‘ammonisce’: impara!

Si vede costretto a tornare sulla vicenda di vico “Cattedrale” che, in palese spregio non solo di norme ma anche del più elementare buon senso, la giunta comunale intenderebbe reintestare al vescovo forse più criticato della millenaria storia caiatina, l’avvocato Amedeo Insero, come meglio si evince dalle seguenti note:

Stante l’inerzia dell’amministrazione comunale guidata da Giaquinto, anche alla luce della chiesta e non ancora fissata convocazione della commissione toponomastica, mi vedo costretto a tornare sulla delibera di Giunta numero 94 del 12 giugno 2019 con la quale, arbitrariamente e mostrando scarsa conoscenza della storia, la giunta comunale ha deliberato di intitolare lo storico vicolo “Cattedrale” a monsignor Nicola Di Girolamo, vescovo di Caiazzo dal 1922 al 1963.

Nel ribadire che decisioni del genere vanno assunte solo all’esito di pubblico confronto con le associazioni e di analisi in commissione toponomastica, ciò che appare singolare è che la decisione adottata dalla giunta caiatina ha trovato la netta e ferma opposizione anche da illustri storici che hanno partecipato il 25 giugno alla presentazione del libro “Tra memoria e oblio-l’eccidio di Caiazzo” di Nicola Sorbo (ex sindaco di Caiazzo e padre della presidente del consiglio comunale Ida Sorbo) tenuta presso la libreria “Feltrinelli” di Caserta.

Ebbene in tale occasione, presente per i saluti anche l’attuale sindaco Stefano Giaquinto (che pare abbia promesso di rivalutare la decisione), gli studiosi presenti, tra cui Pasquale Iorio, hanno fortemente criticato la scelta della giunta comunale di Caiazzo di intitolare il vicolo Cattedrale a monsignor Di Girolamo ritenendo questa decisione discutibile per l’inoperosità manifestata dallo stesso presule all’indomani della strage di Monte Carmignano.

Quella che appare una vera e propria scelta da parte di monsignor Di Girolamo –di occultare la strage nazista del 13 ottobre del 1943 in cui furono barbaramente trucidati 22 persone tra bambini, donne e anziani- è emersa da numerosi lavori storiografici.

Già nel 1990 gli storici Giuseppe Capobianco e Giuseppe Agnone, autori del libro “La Barbarie e Il Coraggio” a pagina 52 riportavano “La notizia del massacro si sparge subito dopo l’arrivo degli americani in città, la mattina del 14 ottobre Il Vescovo ne è informato, e lo appunta nel suo diario il giorno 15.

Ma la mattina del 16 ottobre, quando Stoneman viene accompagnato sul luogo del massacro da alcuni parenti delle vittime, i trucidati sono ancora lì, nel più completo abbandono..” come si rileva dalla relazione a firma del Colonnello A.G.D. M.F. Grant, inviata al quartier generale della Quinta Armata il 22 novembre 1943.

Sempre lo storico Capobianco, a pagina 25 de “La giustizia negata. L’occupazione nazista in Terra di Lavoro dopo l’8 settembre 1943“…, scrive: “… in occasione della strage il suddetto vescovo rimase a guardare, non assunse nessuna iniziativa per seppellire le vittime”.

Nel 2014 l’autore Fulvio Canetti nel libro “Guerra e Shoa. Frammenti di memoria” scrive: Il Vescovo di Caiazzo mons. Di Girolamo, pur essendo informato della strage, lasciò insepolti i corpi degli uccisi per 3 giorni consecutivi, venendo meno ai suoi stessi obblighi religiosi…

Questa volontà politica di ignorare il massacro nella masseria Albanese sul monte Carmignano ha contribuito a far scendere il silenzio sulla storia e a cancellarne il ricordo”.

Che il comportamento del vescovo Di Girolamo fosse stato più che opaco, proprio in occasione della strage nazista del 13 ottobre 1943, e teso a coprire l’eccidio, si evince anche dal libro di Nicola Sorbo, ex sindaco di Caiazzo e padre dell’attuale presidente del consiglio comunale Ida, che a pagina 37 del suo “Tra Memorie e oblio. L’eccidio di Caiazzo” del 2017 scrive: “Da Parigi Stoneman rivolse ancora un appello alle autorità sovietiche e italiane.

Scrisse anche a quelle di Caiazzo, ma la lettera rimase “dimenticata” nell’episcopio, tra le pieghe di un giornale, fino a quando il caso volle fosse ritrovata e, per volontà del vescovo Angelo Campagna, resa pubblica nell’estate del 1988”.

Ciò a conferma non solo che monsignor Di Girolamo fu avvisato all’indomani della strage e lasciò i corpi senza sepoltura, che allo stesso fu inviata una lettera mesi e mesi dopo da Stoneman ma pure che la stessa fu scrupolosamente “occultata” in un giornale, consentendo così che per quasi 50 anni sull’eccidio di Monte Carmignano calasse il silenzio e, appunto, l’oblio.

Dure, amare ma quanto mai vere le stesse parole scritte dal dottor Paolo Albano, Pubblico Ministero nel processo contro Emden celebrato innanzi alla Corte di Assisi di S. Maria C.V. che portò alla condanna all’ergastolo del nazista (primo caso in Italia in cui un processo per crimini di guerra si è celebrato in un Tribunale ordinario e non militare) nel bellissimo testo “La strage di Caiazzo 13 ottobre 1943” edito nel 2013 scritto a quattro mani con lo storico Antimo Della Valle: Le mani dei carnefici sono sporche di sangue, ma è giusto ritenere che anche chi stese una coltre di silenzio su quell’eccidio e sugli altri tragici fatti di quel periodo si sia altrettanto tinto le mani del sangue delle vittime”.

Alla luce di tali storiche, acclarate verità, la decisione della Giunta di intitolare un importantissimo, millenario vicolo a monsignor Di Girolamo appare ancora più incomprensibile, come incomprensibile appare il silenzio sulla vicenda della presidente del consiglio comunale Ida Sorbo, delegata alla Cultura!

(Avv. Amedeo Insero – Consigliere comunale – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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