Limatola (BN). Ufficio postale ‘interdetto’ perché ubicato in strada privata e sbarrata ma non segnalata!?

Riportiamo integralmente la cronaca della sconcertante esperienza vissuta da un noto quanto stimato professionista caiatino, scacciato in malo modo da quella che, ovviamente, riteneva area pubblica, 

auspicando il tempestivo intervento del sindaco, locale autorità di pubblica sicurezza, per il ripristino della legalità evidentemente violata ab origine mediante esproprio, intesa vincolante per il libero accesso o trasferimento coatto del pubblico ufficio, preavvisando in difetto segnalazione a “Striscia la Notizia“:

Diario di bordo: Limatola circa ore 13,20 di lunedì 10 giugno 2019 – canicola opprimente

Proveniente dalla provinciale, mi sto immettendo a marcia indietro nella traversa postale con l’intenzione di fermare l’auto accanto al relativo ufficio -dove ho intravisto un rettangolo d’ombra- per farvi salire (col minimo disagio imposto dall’afa che toglie il respiro) una congiunta all’ultimo mese di gravidanza, che due settimane prima è svenuta nello stesso Ufficio Postale, prontamente soccorsa dai funzionari e impiegati, nonché dai cittadini presenti.

Da un’autovettura ferma sul lato opposto della via principale iniziano a partire suoni di clacson che in un primo momento non ritengo diretti a me, anche perché sono costantemente rivolto all’indietro per eseguire e completare la retromarcia senza danneggiare o creare problemi a cose, veicoli e pedoni.

Dopo alcune strombazzate mi rendo conto che quei suoni sono diretti a me e credo (sbagliando) che quel conducente abbia intenzione di svoltare sulla traversa postale e mi stia segnalando di non avere spazio sufficiente per transitare a fianco alla mia auto, per cui mi convinco che mi sta chiedendo ripetutamente e insistentemente di scansarmi.

Credendo di venire incontro alle sue esigenze, mi accosto quanto più possibile alla mia destra, tanto da urtare e far cadere il cestino ubicato all’angolo della Posta, immediatamente rialzato da un giovane utente della stessa (corso fuori come un razzo), che non ringrazierò mai abbastanza.

Nel frattempo mi si avvicina una signora (forse uscita dalla citata autovettura) che mi chiede perentoriamente di andarmene, in quanto la strada su cui mi trovo è privata.

Rimango sbalordito in quanto mai avrei immaginato che un pubblico servizio fosse ubicato o venisse prestato in una via privata e informo la signora che mi sono avvicinato per prendere a bordo una donna incinta che sta per uscire dal’Ufficio Postale.

La signora replica che non le importa niente delle mie motivazioni e che devo andarmene subito.

Constatato che l’interlocutrice è sorda alle mie parole replico: Va bene. Me ne vado!, lasciando anche l’autista (il marito?) a continuare a rimproverarmi aspramente per il mio sconfinamento.

Parcheggiata l’auto sulla provinciale, scendo e per la prima volta vedo un ostacolo al libero accesso alla traversa postale, ovverosia una sbarra abbassata da pochi secondi, che quando è alzata sembra niente altro che un palo, al confine tra il marciapiede e la carreggiata, come si vede dalle foto.

A scanso di equivoci sottolineo che in prossimità della traversa in questione non esiste nessun segnale di preavviso di proprietà privata, né divieto di accesso e/o di transito veicolare!

Pertanto oso chiedere al signor Sindaco di Limatola, pregandolo di rispondere pubblicamente:

a– Poiché credo che nessuno si aspetti di trovare una sbarra all’inizio di una traversa urbana, oltretutto al confine tra la carreggiata e un marciapiede (sopraelevato o meno), nel caso in questione i pedoni (non solo residenti) che percorrono quest’ultimo sanno di stare transitando su un’area privata?

b Quali (oltre alla sbarra alzata scambiata per un palo verticale) erano i segni o i segnali che avrebbero dovuto far capire a me (ignorante dei diritti, usi e costumi locali) che stavo compiendo una manovra non consentita e interpretare il messaggio veicolato dall’avvisatore acustico?

Oppure ero troppo stordito per vederli a causa degli effetti provocati dalla mia vita notturna spericolata, ovverosia dalle “elevate e severe” apnee notturne, nonché dalle tre polisonnografie e dalle tre notti mascherate e per buona parte insonni passate per provare il ventilatore polmonare CPAP nelle due vacanze di piacere [dal 21 al 24 maggio presso una clinica di Piedimonte Matese e dal 6 al 10 giugno presso l’Ospedale Civile di Maddaloni, dal quale ero stato dimesso (con la prescrizione del ventilatore a vita) un’ora prima dello sconfinamento e delle due rampogne]?

c– Una donna consapevole di rischiare di svenire per l’avanzata gravidanza e per il caldo eccessivo come  può accedere all’Ufficio Postale di Limatola o deve rinunciarci?

Chi è colpito e condizionato fin dalla nascita o nel corso della sua esistenza da limitazioni permanenti o transitorie nei suoi movimenti, deve fare altrettanto?

Come si vede non sto parlando di me, ma di chi (definitivamente o temporaneamente) non è in grado o  non è nelle migliori condizioni di arrivare con le sue gambe all’Ufficio Postale di Limatola!

Preciso che il sottoscritto, pur avendo avuto dall’INPS per due volte l’attribuzione della 104 (tra l’altro per deficit del nervo tibiale sinistro e per le apnee notturne ostruttive), ce la fa ancora a camminare a piedi, pur zoppicando e urtando contro scalini o rialzi del terreno per insufficiente sollevamento della gamba sinistra e anche se di tanto in tanto si esibisce in ginocchiate a terra più o meno spettacolari e rovinose.

Ma chi sta peggio di me deve dimenticare l’esistenza dell’Ufficio Postale di Limatola?

Un’ultima domanda s’impone, a tal punto, considerata anche la pericolosità della malconcia strada “de qua” e dei contigui marciapiedi, anche lungo la provinciale: almeno quelli saranno pubblici e in tutti i casi chi risponde di eventuali danni a cose e persone, anche diversamente abili? 

Signor Sindaco, aspetto qualche risposta pubblica ai miei interrogativi da parte sua (o di chi in grado di chiarire i miei dubbi) e soprattutto dei provvedimenti seri e risolutivi, degni di una comunità civile.

Con osservanza

                                                                      Prof. Alfonso Cinicola (Caiazzo)

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