Napoli. La ‘magia’ del pozzo ‘bianco’ decantato anche da Boccaccio: buono coi poveri, cattivo coi disonesti

I pozzi bianchi sono cisterne di acqua potabile. A  Napoli uno dei tanti, ma unico perché di natura magica, è quello di via Duomo, che si trovava dove adesso è l’attuale l’Arcivescovato.

Citato sia dal Boccaccio che dall’abate Celano, il pozzo bianco, in marmo, era una fontana civica, cioè pubblica.

Secondo la Cronaca di Partenope di Giovanni Villani era esattamente situato tra la chiesa di Donnaregina e l’inizio di via Anticaglia o via San Giuseppe dei Rufi, sul Decumano maggiore, dove correva l’antica strada romana, indicata come vicus radii solis  (strada del raggio di sole).

Nel periodo ducale fu vicolo del Gurgite e vicolo Bulgaro: prese il nome di via Duomo dopo la costruzione del tempio.

Sotto l’imperatore romano Ottaviano Augusto, l’acquedotto di Napoli, arricchito dal fiume Bolla e dal fiume Sebeto, ebbe gravi problemi: la falda acquifera era contaminata, e ovunque proliferavano rospi e sanguisughe.

Per fronteggiare una estesa epidemia, venne chiamato il poeta Publio Virgilio Marone, che aveva fama di negromante e stregone per le sue conoscenze alchemiche ed erboristiche,

Mago Virgilio fece scolpire sul pozzo di via Duomo cinque insetti consacrati alle costellazioni zodiacali, allineati  secondo l’orientamento solstiziale, verso il Sole.

Fece mette dentro il pozzo bianco un vaso d’oro traforato contenente erbe medicamentose, sulfonato di calcio e disinfettanti, secondo le regole degli antichi egizi alessandrini. Magia fatta: venne scongiurata l’epidemia.

Altro pozzo bianco circondato da un’aura magica è situato a Volla, casale di Napoli, o meglio villaggio del feudo dei marchesi Caracciolo.

Il pozzo era alimentato dal fiume Bolla, di origine vesuviana. La cisterna era situata nel cortile centrale del astello, che nel 1308 ospitò 40 Cavalieri e serventi Templari in fuga.

I Cavalieri nascosero nel pozzo bianco tre grandi sacchi con 18 piccoli forzieri pieni di oro, una piccola parte del tesoro templare.

Nel  1310,  prima di lasciare Volla trasferirono il loro tesoro in una stanza sotterranea del maniero e la murarono, lasciando un templare di guardia.

La leggenda vuole che nelle notti di luna piena e calante vicino al pozzo bianco compaia il fantasma di un Templare sul suo cavallo con la lancia e la bandiera del Tempio, pronto a aiutare persone in stato di bisogno, se però puri e di animo onesto.

Ma guai ai disonesti: dal fondo escono grossi topi e serpenti che mettono in fuga gli incauti dall’anima nera!…

(di Michele Di Iorio– Tonia Ferraro – http://www.lospeakerscorner.eu – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)