Figli di Portici famosi: il maggiore d’artiglieria Carlo Corsi

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Carlo Corsi è nato a Napoli, il 24 maggio 1830, da Luigi Corsi.

Figlio del colonnello d’artiglieria, «… fondatore della prima officina meccanica e fonderia, detta di Pietrarsa, che sorge ancora nella località Croce del Lagno sita dove il paese di S. Giovanni a Teduccio diventa poi Portici».

Seguendo l’esempio paterno, all’età di  nove anni, è entrato «a mezza piazza franca» nel Real Collegio militare della Nunziatella».

Completata la formazione, il 9 ottobre 1849, uscito dalla Scuola con il grado di alfiere d’artiglieria, è stato incorporato nel Corpo d’Artiglieria dell’esercito borbonico.

Prestando servizio nel Reggimento Reale Artiglieria, ha proseguito nella carriera.

Dopo undici anni di carriera, da capitano ha ottenuto «… il suo primo comando di batteria e al Volturno trovandosi in riserva nella piazza di Capua fu chiamato dal Re in persona a coadiuvare l’attacco sul paese di S. Tammaro fortificato dai garibaldesi. Al comando del generale Sergardi appoggiò la cavalleria è con molta intelligenza e coraggio altissimo distruggendo più barricate fino ad occupare il paese».

Per questa sua esemplare azione è stato decorato con la Croce di diritto di San Giorgio.

Il 29 ottobre 1860, «… la sua batteria fu la prima ad aprire il fuoco contro gli invasori che furono respinti con grandi perdite».

Il 17 gennaio 1861,  è stato promosso maggiore «… per il valore ed il coraggio dimostrato per la difesa del regno».

Dopo la resa di Capua, il 2 novembre 1860, con il meglio delle forze dell’esercito napoletano, è passato alla difesa di Gaeta, assediata dalle truppe garibaldine e piemontesi.

Durante l’assedio, ha combattuto con indomito coraggio nei nefasti eventi bellici, tanto da poter gloriarsi «… di aver servito il suo re fino all’ultimo e di essere uscito da Gaeta nel 1861 «con le micce accese», segno di riconoscimento per l’onorata resistenza da parte delle truppe assediate».

Successivamente all’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, irriducibile legittimista, fedele al suo giuramento al re Borbone, si è rifiutato di entrare nell’esercito piemontese con lo stesso grado di maggiore.

Tornato alla vita civile, per il resto della sua vita, si è occupato a difendere con la penna la causa duo siciliana, come «… redattore del più diffuso quotidiano legittimista La Discussione, e prima ancora fondatore del quotidiano Il Contemporaneo di Napoli».

Sulle pagine del quotidiano borbonico La discussione, firmando «… Carlo Corsi, maggiore delle artiglierie borboniche, capitolato di Gaeta», ha decritto le vicende militari della caduta del regno, pubblicando a puntate Le memorie di un veterano.

L’ attività pubblicistica e politica l’hanno costretto, «… rimasto senza altri parenti e con l’unico aiuto della meschina pensione di ex ufficiale borbonico, a vendere uno dopo l’altro i suoi beni, fra i quali la bella villa Corsi di Portici, all’angolo del Largo della Riccia».

Nel 1861, ha scritto l’opuscolo dal titolo Cenno biografico di Giuseppe Salvatore Pianell, «… destinato a fare passare delle spiacevoli giornate al generale prezzolato grande traditore del regno».

Una copia dell’opuscolo, inviata al temporeggiatore generale Giuseppe Salvatore Pianell (Palermo, 9 novembre 1818 – Verona, 5 aprile 1892), ex ministro della guerra del Regno delle Due Sicilie, trasmigrato nell’Esercito italiano, è «… accompagnata da una nota a termine che diceva: “Và che la maledizione della Patria ti perseguiti fin nelle viscere dell’inferno con tutti i Traditori tuoi compagni”».

Nel 1903, oramai settantaduenne, ha dato alle stampe «… un libretto che ebbe addirittura due edizioni, intitolato: “Confutazione alle lettere del generale Pianell”, nel quale rispondeva alla sua maniera, alle affermazioni contenute nelle memorie del generale voltagabbana da poco pubblicate».

È stato autore di «… altri testi storici e traduttore dal francese di alcuni libri come Lettere napoletane di Calà Ulloa e della biografia di Francesco II a cura di Angelo Insogna».

Nello stesso anno, «… per difendere l’operato e le azioni dell’esercito delle Due Sicilie (anche detto esercito Napoletano e mai Borbonico, in quanto sin dal 1744 esercito nazionale e non milizia mercenaria familiare) nella campagna militare del biennio 1860-1861», ha pubblicato il volume Difesa dei soldati napoletani.

Il maggiore d’artiglieria Carlo Corsi muore a Napoli, il 2 febbraio 1905.

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