Caiazzo. Deomocrazia Partecipativa: sabato 6 incontro promozionale del Meetup 5 Stelle

Nuova rimarchevole iniziativa del locale Meetup 5 Stelle che per le ore 18 di sabato 6 ottobre, presso la sede del centro culturale Franco de Simone, ha organizzato un interessante incontro dibattito, al quale parteciperanno autorevoli esponenti nazionali del Movimento, finalizzato alla promozione della Democrazia Partecipativa, poco noto ma prezioso strumento, come si evince dalle seguenti considerazioni: 

LA DEMOCRAZIA DIRETTA E PARTECIPATIVA

La Democrazia prende le mosse dalla presunta logica binaria alla base dello strumento referendario, ma va sottolineato che il voto rappresenta solo la fase finale di un processo: il Sì o il No sono i possibili esiti di un dibattito complesso e articolato che, in ogni democrazia che si rispetti, si sviluppa intorno ai quesiti oggetto di votazione. Anche sul piano delle conseguenze di questo ipotetico binarismo, ovvero il rischio plebiscitario o strumentale delle votazioni popolari, bisogna considerare le corpose campagne referendarie previste dalla democrazia diretta che prevedono anche l’adozione di un libretto informativo.

Alla base del ragionamento critico sembra di rilevare una sfiducia mal riposta nel corpo elettorale. Il referendum nasce sempre dall’individuazione di un problema politico normativo a cui la rappresentanza parlamentare non riesce a dare una risposta (ad esempio il divorzio, l’aborto etc.) e passa attraverso l’organizzazione del comitato promotore, la presentazione di una proposta organica e compatibile con lo Stato di diritto, la raccolta delle firme, l’elaborazione di un parere negativo o positivo ovvero di una controproposta da parte delle autorità e infine lo svolgimento della campagna referendaria. Il voto è solo la conclusione di un percorso molto articolato.

Anziché produrre conflittualità e irresponsabilità i referendum consentono una responsabilizzazione dei soggetti politici e istituzionali e un accrescimento del capitale sociale, poiché i cittadini vengono coinvolti nel dibattito pubblico che precede il voto diventando protagonisti delle scelte che riguardano il proprio futuro.  Il referendum è al contrario uno strumento di educazione alla cittadinanza globale: l’indirizzo politico espresso dai cittadini nei referendum contro il nucleare o per il verde pubblico sono da classificarsi nella casistica del Nimby oppure in una maggiore attenzione per evitare la proliferazione atomica e il surriscaldamento globale?

Cassese cita il caso della California come rischio di manipolazione dei quesiti da parte delle lobby, ma è proprio qui che gli istituti di democrazia diretta hanno dato i migliori frutti: basti pensare che sono stati introdotti per limitare il potere economico dell’industria del trasporto ferroviario (Union Pacific Rail Road) e per arginare la corruzione dilagante. I risultati parrebbero interessanti visto che la California, ad un secolo di distanza, è una delle economie più avanzate del pianeta che attualmente occupa la quinta posizione nel ranking mondiale, davanti all’Inghilterra e naturalmente all’Italia.

La democrazia diretta ha l’utilità di sviluppare il dibattito pubblico e la discussione su temi che altrimenti sarebbero lasciti in disparte. Anche in Parlamento si decide con il Sì o il No ma naturalmente questo è solo lo step finale: ugualmente, il referendum presuppone un dibattito, un confronto, una comunicazione necessariamente pluridirezionale tra i soggetti coinvolti e a vario titolo favorevoli o contrari ciascuno con le proprie argomentazioni. Al professor Cassese non deve sfuggire che referendum, nel suo etimo, si riallaccia all’espressione convocatio ad referendum e significa “convocati per riferire”: i cittadini sono chiamati ad esporre, con il Sì o il No, i dibattimenti che li hanno indotti ad assumere una deliberazione.

Stati come l’Oregon, la California o la Svizzera continuano ad utilizzare da decenni con successo gli strumenti di democrazia diretta, mentre la Germania ne sta intensificando l’utilizzo a livello locale: evidentemente si tratta di forme efficaci ed efficienti di esercizio della sovranità popolare se chi le utilizza non vuole eliminarle e chi non le ha introdotte cerca di farlo.

Il professor Cassese cita alcuni articoli critici dell’Economist, ma sarebbe più utile rileggere gli studi di molti accademici come Kirchgssner, Feld, Frey o Matsusaka che hanno dimostrato empiricamente il rapporto positivo tra democrazia diretta e benessere economico.

Peraltro sono gli stessi strumenti del diritto internazionale che pongono la questione della partecipazione ai processi decisionali. Pensiamo ad esempio alla convenzione di Aarhus, ma anche la stessa Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che dedica l’articolo 21 al diritto di partecipare direttamente al governo del proprio Paese.

Il nostro obiettivo è in conclusione quello di portare l’Italia al livello delle democrazie più avanzate che integrano in sé democrazia diretta e rappresentativa adottando le best practices in materia. D’altra parte è la nostra Costituzione a prevedere espressamente gli strumenti di partecipazione che vogliamo sviluppare anche con l’introduzione di nuovi modelli. Vogliamo che i cittadini possano partecipare direttamente ai meccanismi decisionali perché condividiamo in pieno la convinzione di uno dei padri costituenti, Costantino Mortati, che credeva nella democrazia parlamentare e al tempo stesso definiva il popolo “il più qualificato organo politico dello Stato democratico”.

Bilancio Partecipativo o partecipato

Il Bilancio Partecipativo o partecipato è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della propria città, consistente nell’assegnare una quota di bilancio dell’Ente locale alla gestione diretta dei cittadini, che vengono così messi in grado di interagire e dialogare con le scelte delle Amministrazioni per modificarle a proprio beneficio.

L’esperienza più celebre di bilancio partecipativo si è avuta a Porto Alegre (Brasile), città di 1,3 milioni di abitanti. L’esperienza di Porto Alegre ha avuto inizio nel 1989. Il fine era quello di permettere ai cittadini di partecipare attivamente allo sviluppo ed alla elaborazione della politica municipale.

In un BP, di regola la partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: la città è suddivisa in circoscrizioni o quartieri. Nel corso di incontri pubblici (che possono avere forma fisica o virtuale, e tutta una gamma di diversi gradi di inclusività e rappresentatività, dall’assemblea alla giuria di cittadini estratti a sorte) la popolazione di ciascuna circoscrizione è invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori (governo del territorio, ambiente, educazione, salute…). A questo si aggiunge talvolta una partecipazione complementare organizzata su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative (sindacati, imprenditori, studenti..), ciò che permette di avere una visione più completa della città, attraverso il coinvolgimento dei suoi attori economici.

L’Ente locale di riferimento – Municipalità o Comune, ma anche un Ente di livello territoriale superiore come le Province o le Regioni – è presente a tutte le riunioni circoscrizionali e a quelle tematiche attraverso un proprio rappresentante, che ha il compito di fornire le informazioni tecniche, legali e finanziarie necessarie alla formalizzazione delle decisioni e di avviare una fase di negoziazione con le proposte emerse, attento, però, a non influenzare o prevaricare le decisioni dei partecipanti.

Alla fine ogni gruppo territoriale o tematico presenta le sue priorità all’Ufficio competente, il quale stila un progetto di bilancio che tenga conto delle priorità indicate dai gruppi territoriali o tematici. In caso positivo, il Bilancio viene infine approvato dal Consiglio dell’Ente.

Nel corso dell’anno seguente, attraverso apposite riunioni, la cittadinanza valuta la realizzazione dei lavori e dei servizi decisi nel bilancio partecipativo dell’anno precedente.

Di solito le amministrazioni comunali, visti anche i vincoli di bilancio cui sono tenuti per legge, riconoscono alle proposte avanzate dai gruppi di cittadini la possibilità di incidere su una certa percentuale del bilancio comunale. Nel caso di Porto Alegre si è partiti dal 10% del bilancio comunale, fino ad arrivare gradualmente al 25%.

In Italia, il Bilancio partecipato ha visto una decisa diffusione, soprattutto nei comuni dell’Italia centrale, a partire dalla fine degli anni novanta. In molte realtà locali, però, il Bilancio partecipato è stato spesso anticipato o sostituito dal Bilancio sociale, che pur favorendo il contributo dei cittadini, ne limita la concreta incisività poiché spesso è presentato a consuntivo. Del resto, nello stesso Brasile il Bilancio partecipato ha avuto sorte diversa a seconda delle città in cui è stato utilizzato.

La buona riuscita di questo strumento, infatti, spesso necessita di una certa stabilità politico-amministrativa e di una volontà di coinvolgimento che va ben oltre gli attori politici. In alcune città brasiliane, infatti, dove non era altrettanto radicato un decentramento amministrativo e la partecipazione di associazioni di categoria o sindacali, la quota di bilancio decisa attraverso il sistema partecipativo non ha superato il 10%.

Bilancio partecipativo: come funziona e come organizzarlo?

Non vi sono regole precise per organizzare il bilancio partecipativo. Ogni ente gestisce autonomamente l’organizzazione a seconda degli obiettivi che vuole raggiungere e del gruppo di persone a cui è rivolto. Si può scegliere di coinvolgere tutti i cittadini oppure solamente un gruppo. Di solito l’organizzazione prevede 4 fasi:

  1. Progettazione del bilancio partecipativo: si scelgono obiettivi, i sogetti da coinvolgere e gli strumenti attraverso cui consentire la partecipazione. Uno strumento utile è quello della partecipazione online che consente agli interessati di partecipare attraverso internet in modo sicuro.
    2. Comunicazione: si scelgono le strategie comunicative per coinvolgere i cittadini ed informarli. Il sito web e gli strumenti digitali sono necessari per ampliare il bacino d’utenza.
    3. Svolgimento: si mettono in atto gli strumenti e le strategia prestabilite e si continua la campagna di promozione del bilancio partecipativo.
    4. Valutazione: si raccolgono i risultati del bilancio e si comunicano ai cittadini.

I cittadini coinvolti nel bilancio partecipativo ricevono, ad esempio dal Comune, una lettera o un avviso in cui viene spiegato come partecipare al bilancio. Spesso vengono organizzati dei seggi presso luoghi pubblici (biblioteche, scuole). In altri casi, come attraverso il sistema di POLYAS, i cittadini ricevono dei dati di accesso per accedere alla votazione sicura online e possono esprimere il proprio parere online

OBIETTIVI BILANCIO PARTECIPATIVO

In sintesi i principali obiettivi che il Bilancio Partecipativo si prefigge di facilitare il confronto e la determinazione di scelte e decisioni condivise;
rispondere, in modo più efficace, alle richieste di una società sempre più complessa;
ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini;
miglior equilibrio tra bisogni da soddisfare e risorse limitate;
coinvolgimento dei cittadini nel processo di costruzione del bilancio di previsione come strumento efficace di gestione pubblica.

BILANCIO PARTECIPATIVO, NUOVA FORMA DI DEMOCRAZIA DIRETTA

Il bilancio partecipativo è una forma pratica di democrazia partecipativa e diretta. Attraverso questo strumento i Comuni possono raggiungere diversi obiettivi:

supportare la stesura e l’applicazione del bilancio preventivo;
offrire informazioni ai cittadini su quanto svolto dall’ente;
ascoltare in modo diretto le necessità dei cittadini e le loro problematiche;
supportare la partecipazione dei cittadini alla vita dell’ente e avvicinarli all’Amministrazione.
Il bilancio partecipativo è un importante ponte di comunicazione fra i cittadini e l’ente che lo organizza.

Questa forma di democrazia diretta si è diffusa in Europa dopo la prima edizione del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre nel 2001. Il modello latinoamericano è stato sperimentato da diversi enti comunali in Italia. I Comuni infatti, avendo una certa libertà, hanno potuto inserire il bilancio partecipativo nel proprio statuto, avvicinandosi in questo modo ai cittadini.

I Comuni italiani che adottano il bilancio partecipativo attivamente in Italia sono 35. In aggiunta vi sono 2 Province che hanno adottato il bilancio partecipativo: Reggio Calabria e Cagliari.

Cliccare sulla foto per scaricare la locandina con il programma dettagliato del convegno

(Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

 

 

 

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