Figli di Portici famosi: il pittore Federico Rossano

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Federico Rossano è nato a Napoli, il 31 agosto 1835, da Vincenzo Rossano.

Inizialmente, accondiscendo ai desiderata del padre che lo voleva architetto, si è iscritto Reale all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, per seguire prima i corsi di architettura. Ben presto, però, contravvenendo alla volontà paterna, cambiando indirizzo, ha cominciato a frequentare quelli di pittura.

Dopo averli frequentati per qualche tempo, «… discepolo di Giacinto Gigante e Gennaro Ruo», per indisciplina rischiava l’allontanamento dall’Accademia.

Lasciati gli studi accademici, per continuare da solo lo studio dal vero.

Nel 1858, su invito di Marco De Gregorio (Resina, oggi Ercolano, 12 marzo 1829 – ivi, 16 febbraio 1876) si è trasferito a Portici.

Accolto l’invito, non ha esitato «… a lasciare l’Istituto di Belle Arti per andare ospite, nel 1858, del De Gregorio, il quale occupava due stanzette nell’abolito Palazzo Reale di Portici».

Nel 1858, su invito di Marco De Gregorio (Resina, oggi Ercolano, 12 marzo 1829 – ivi, 16 febbraio 1876) si è trasferito a Portici. Nella cittadina vesuviana, ha stretto rapporti d’amicizia con il pittore pugliese Giuseppe De Nittis (Barletta, 25 febbraio 1846 – Saint Germain di Parigi, in Francia 28 agosto 1884).

Amante delle vedute marine, nel 1860, in una mostra d’arte a Palermo, ha esposto una sue sua tela, dal titolo Il porto di Napoli dal Granatello, realizzata con la tecnica a olio

Nell’atelier, allestito tra le stanze del palazzo reale di Portici, assieme ai capiscuola Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni (Fontebuona, 26 luglio 1836 – Firenze, 23 maggio 1886), nel 1863, ha dato vita alla Scuola di Resina.

Il gruppo di pittori dissidenti, «… vicino al verismo e ai macchiaioli», dal pittore partenopeo Domenico Morelli (Napoli, 7 luglio 1823 – ivi, 13 agosto 1901), fra i maggiori esponenti del vedutismo romantico napoletano, era meglio identificato con una tanto «… sprezzante quanto fortunata» battuta, come la Repubblica di Portici.

Nel 1865, con la tecnica della pittura a olio su tavola, ha dipinto una veduta della marina porticese.

Il dipinto, firmato in basso a sinistra: FRossano, dal titolo Spiaggia di Portici, è patrimonio della Artvalue.

Durante il 1873, alla mostra organizzata in Napoli dalla Società Promotrice di Belle Arti, ha presentato un suo dipinto, realizzato con la tecnica dell’olio su tela, dal titolo Bosco di Portici.

Nel 1875, ha partecipato all’annuale rassegna indetta dalla Società Promotrice di Belle Arti in Napoli con quattro sui lavori, tutti eseguiti con la tecnica dell’olio su tela. Due delle opere esposte, dai rispettivi titoli Bosco di Portici e Dintorni del Vesuvio, sono dedicate a Portici.

Dopo la morte di Marco De Gregorio, avvenuta nel 1876, su invito di Giuseppe De Nittis, si è trasferito a Parigi, dove vi rimane per circa venti anni. Nella città di fratelli Lumiére, ispirandosi agli impressionisti, ha dipinto vari paesaggi parigini con «… delicate trasparenze e intrisi di sottili malinconie».

Nel corso del suo lungo soggiorno parigino, nel 1880, ha sposato la giovane Zelye Brocheton, d’origine della Sassonia.

Nel 1893, ormai avanti negli anni, rientrato dalla Francia con la moglie, ha preso temporaneamente «… stanza a Portici in Via Cappella Reale», dove ha continuato a dipingere.

Dalla città vesuviana ha traslocato a Napoli, dove per le ristrettezze economiche, è stato costretto a lavorare. Per intercessione del maestro Domenico Morelli, ha accettato la cattedra di pittura come insegnante di paesaggio presso la Reale Accademia del Disegno, mantenendola fino al 1902

Nell’arco della sua carriera artistica, molto apprezzato dal pubblico e dalla critica, ha esposto le sue realizzazioni in numerose mostre nazionali e straniere, ottenendo sempre un grande successo:

Esposizione Nazionale di Firenze, nel 1861; Promotrice Salvator Rosa di Napoli, dal 1863 al 1911; Vienna, nel 1873; Parigi, dal 1876 al 1892; Esposizione Universale di Parigi, nel 1878 e nel 1889; Napoli, nel 1877; Londra, nel 1880; Torino, nel 1880 e nel 1898; Roma, nel 1883, nel 1895 e nel 1896; Biennale di Venezia, nel 1899, nel 1905 e nel 1910; Roma, nel 1911.

Il pittore Federico Rossano muore a Napoli, il 5 maggio 1912.

Oggi, le sue opere sono presenti nei musei, come il Campo di grano, acquistato da sua maestà Vittorio Emanuele II (Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878) per la partenopea Galleria di Capodimonte, altre esposte nella Galleria d’Arte Moderna di Roma e nella collezione Grassi di Milano, e presso importanti collezioni private.

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