Caiazzo. Decò, altro che ‘calma piatta’: diffida, richiesta di commissario ‘ad acta’ e denuncia ai carabinieri

Certo non si può liquidare con la mera equazione logica “voti dati=manovre iniziate” im-postata da un lettore “più attento di noi, ma è umanamente comprensibile che, se qualcuno ha chiesto voti in cambio di promesse, come pare sia effettivamente accaduto, almeno in una circostanza ampiamente divulgata dai vari medi prima delle elezioni politiche, chi poi quei voti li ha dati attenda la ricompensa ovvero la quadratura del cerchio più volte spacciata per fattibile ovvero solo da attuare.

In realtà dietro ai movimenti denunciati dall’attento lettore internamente alla struttura da abbattere, perché riconosciuta illegittima, non ci sarebbero promesse da mantenere “ob torto collo” o accordi sottobanco, pure vagheggiati, basati sul presunto silenzio assenso in cui facilmente si può incappare in determinati periodi dell’anno, né tampoco il fatto che sia in ferie il Maresciallo della Polizia locale Sergio De Luca o, peggio, la chiusura di un occhio promessa da chissà chi, ma il delicato, estenuante lavoro dell’avvocato Pasquale Marotta che, dopo un lungo e paziente spulcio delle varie normative, sarebbe riuscito a trovare il cavillo “nelle pieghe” della legge 47/1985, meglio nota, soprattutto fra i tecnici, come primo condono, il cui articolo 31 prevede(va) una sanatoria per le opere realizzate antecedentemente al primo ottobre 1983.

Un clamoroso escamotage grazie al quale l’arguto difensore del centro commerciale e degli stessi dipendenti licenziati punterebbe a ottenere il condono delle opere abusive che, sebbene costosissimo, aggirerebbe “a monte” la sentenza del Consiglio di Stato, evidentemente abbandonando la contrapposta linea per riconoscere gli errori contestati ma sanabili.

In previsione di tale iter, evidentemente preannunciato ai preposti comunali, quindi, potrebbe ipotizzarsi una sorta di tolleranza dei “lavori in corso”, ma è trapelato che i titolari del concorrente Golden Market, difesi dall’altrettanto ferrato avvocato Maurizio Ricciardi, non solo abbiano contestato (perché non riferibile alla fattispecie) il ricorso alla citata legge ma anche paventato, in caso contrario, la più clamorosa cementificazione selvaggia dell’intero comprensorio caiatino.

Per tale motivo sarebbe stata già protocollata al Comune una diffida con preavviso di richiesta, in caso di perdurante inerzia, di commissariamento ad acta, affinché sia un soggetto estraneo ad eseguire la sentenza del Consiglio di Stato, ma anche presentato ai Carabinieri una dettagliata denuncia, circostanze sulle quali contiamo di riferire quanto prima divulgando, per quanto possibile dettagliatamente, il contenuto dei citati documenti.

Intanto il fuoco cova sotto le proverbiali ceneri e non è escludibile qualche risvolto clamoroso in una vicenda che ormai coinvolge e tocca gli interessi di troppe persone, vox populi, con e senza allegoria.

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