Caiazzo. Battaglia: a 10 giorni dalla testimonianza, scorta revocata all’imprenditore che denunciò gli estorsori?!

Intervengono le “Iene” sul caso di Roberto Battaglia, l’imprenditore caiatino che osò denunciare gli estorsori edal quale, a dieci giorni dalla sua testimonianza in tribunale, lo Stato ha disposto la revoca della scorta.

Si sente abbandonato dalle istituzioni, proprio a pochi giorni dalla data fissata per la sua testimonianza nel processo contro gli estorsori che anni addietro osò denunciare perché vessavano in modo sempre più oppressivo la sua azienda.

Non demorde, ciò nonostante, il testimone di giustizia che, con le sue coraggiose denunce ha contribuito  all’arresto di camorristi famigerati come Luigi Schiavone, cugino del boss dei Casalesi “Sandokan”, al secolo Francesco Schiavone.

Dall’intervista rilasciata alle “Iene” infatti, si evince che, sebbene da sabato 9 giugno non potrà più usufruire della scorta prevista proprio per i collaboratori di giustizia più a rischio, pur esternando tutta la sua preoccupazione perché si sente abbandonato dalle istituzione, Battaglia, intanto trasferito a Ostia (RM), non farà mancare la sua testimonianza quando, martedì 19 giugno, dovrà reiterare le proprie denunce nel processo imperniato presso la Corte di Appello del tribunale napoletano.

Il tutto come meglio si evince da quanto riportato sul sito web delle Iene:

Ho paura“. Parla, nella nostra intervista video, Roberto Battaglia che ha contribuito all’arresto di molti mafiosi importanti. Mentre a Ostia, dove vive, si apre il maxi processo contro il clan Spada.

“Mi chiedo se ho fatto bene a denunciare la criminalità organizzata”.

Roberto Battaglia si fa questa domanda da martedì scorso, quando lo hanno chiamato per dirgli che da sabato 9 giugno, gli verrà tolta la scorta.

Sta ancora aspettando una lettera ufficiale, ma Roberto ha comunque paura: “Sono ancora testimone in diversi processi importanti contro i fratelli Zagaria.

Togliendomi la scorta lo Stato dimostra alla gente che i testimoni in questi processi possono sentirsi abbandonati”.

Imprenditore agricolo della provincia di Caserta, Roberto diventa testimone di giustizia nel 2008, quando per la prima volta denuncia Luigi Schiavone, cugino di “Sandokan”, boss del clan dei Casalesi.

A questa sono poi seguite altre denunce.

Se potesse tornare indietro, lo rifarebbe?

Considerando la giornata di oggi e tutto quello che ho perso non so se lo rifarei”, dice.

Ora Roberto lavora a Ostia, dove gestisce i forni sequestrati al clan dei Fasciani.

È una situazione molto difficile perché nell’ambiente di Ostia non è stata preso positivamente il fatto che non fossero più i Fasciani a gestire i fondi.

Hanno fatto in modo che sempre meno persone venissero a comprare da noi, quindi è dura”.

La gente ha paura e cerca in tutti i modi di trovare una soluzione diversa da quella di denunciare.

Le istituzioni devono rendersi conto che qualcosa deve cambiare, che non basta chiedere alla gente di avere coraggio”, dice Roberto quando gli parliamo del maxi processo contro il clan Spada, appena partito a Ostia, e delle vittime che non si sono costituite parte civile.

Un segno evidente del clima di paura in cui si vive qui.

Contro la scelta dei cittadini coinvolti, la giornalista Federica Angeli, che avevamo intervistato a febbraio,​ anche lei sotto scorta, ha deciso di non presentare più il suo libro “A mano disarmata” in città. 

Noi de Le Iene ci siamo occupati spesso della mafia a Ostia ( “A Ostia c’è la mafia”. Blitz contro il clan Spada: 29 arresti).

Nel 2016 in particolare, durante il servizio di Luigi Pelazza “A Roma c’è una guerra di mafia?”, la nostra Iena ha avuto un duro colloquio ai limiti dello scontro con Roberto Spada, lo stesso a novembre 2017 spaccò il naso con una testata al giornalista Rai Daniele PierVincenzi.

Oggi la gente pensa alla propria famiglia, ai propri figli e questo viene prima di qualsiasi cosa”.

Roberto, però, ha trovato il coraggio di denunciare.

Io non ce la facevo più a subire umiliazioni e ricatti. Per il cittadino credere nello Stato è l’ultima chance. Si arriva a denunciare quando proprio non ce la si fa più”.

Da sabato probabilmente non avrà più la scorta e sta pensando di andare via dall’Italia perché “qui non mi sento protetto”.

Nonostante tutto questo, Roberto continua a testimoniare.

Come farà il 19 giugno davanti alla Corte d’Appello di Napoli:

“Farò il mio dovere, anche se non sarò più tutelato”.

Cliccare sulla foto per accedere al video delle “Iene”.

(Fonte & Aggiornamenti: https://www.iene.mediaset.it/2018/news/testimone-senza-scorta-anti-mafia-ostia-maxi-processo-clan-spada_126124.shtml – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web© Diritti riservati all’autore)

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