Caiazzo. Elezioni locali, candidati: meglio scaltri che ingenui – Post inviato da un lettore

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Parlare di Politica oggi è molto difficile perché, a mio modesto avviso, se ne è perso il senso e il valore. Politica deriva dal greco “pòlis” che vuol dire città, ma intesa come Stato, e “tèkne” che vuol dire arte.

Quindi arte dello Stato, cioè la capacità di fare, di creare una situazione di armonia affinché i cittadini possano usufruire di un benessere che sia comune e con dei doveri e dei diritti rispettati da tutti.

Questo il senso e il fine della Politica. Qualcuno potrebbe dire che è un’ idea irrealizzabile.

E non a torto perché è venuto a mancare, pian piano, quello spirito unitario che ci faceva sentire di appartenere ad un ideale forte e che spingeva ad operare per il Bene.

Tutto questo che si perdeva nelle competizioni nazionali, riusciva a resistere , però, nelle competizioni elettorali locali, dove, nonostante gli interessi si poteva ancora contare sull’onestà e le idee di chi si faceva portavoce di istanze per il beneficio del proprio paese.

Non posso e non voglio dare giudizi su candidati che si presentano con programmi atti al miglioramento del comune di appartenenza, né posso dare ascolto alle voci di popolo che raccontano di amicizie con personaggi con trascorsi poco chiari e vicini a gente cosiddetta “potente”.

Ciascuno si sceglie le amicizie più consone al proprio temperamento e a nessuno sta giudicare se ciò sia giusto o sbagliato.

Poi, si sa, il Popolo ama parlare e talvolta dice il vero altre no!

Ciò che non posso fare a meno di non notare, però, è che forse, nella scelta dei candidati, sarebbe stato più giusto mettere gente con esperienza e con quella che a Napoli è definita ‘a cazzimma’.

È vero che bisogna fare andare avanti i giovani, che è necessario un cambiamento, ma è anche vero che i giovani vanno formati e non si mandano allo sbaraglio, né si può dire che abbianno esperienza perché annoverano nella loro famiglia, personaggi che hanno ricoperto cariche politiche.

I vecchi partiti di una volta avevano vere e proprie scuole di politica dove la nuova classe dirigente studiava per divenire tale e per governare una Nazione od un Ente locale.

Se ci deve essere un cambiamento reale non possiamo pensare che possa avvenire sulle basi di una preparazione nulla o basata su quello che si sente dire in casa o da decisioni di parte, compiute perché in quel determinato momento bisognava agire in un certo modo.

La politica vera non è un “sentito dire” o un mettersi l’uno contro l’altro; la Politica è fatta di compromessi (dal latino cum-promitto cioè mi impegno a promettere insieme per il paese), di dialoghi, di discussioni, anche di liti che devono, poi, rientrare in decisioni comuni.

Questo è fare Politica e non un gioco da bambini dove non ci si mette d’accordo neppure dove fare un comizio di apertura e dove la prepotenza regna sovrana.

Voglio aggiungere un ‘ultima considerazione: quando Renzi fece il suo governo e scelse ministri come la Boschi, Madia, eccetera, il Corriere della Sera, autorevole giornale non certamente di parte, ebbe a dire che la selezione dei ministri venne fatta ad arte, in modo tale che, la loro “poca esperienza”, lasciasse ampio spazio di decisione al Primo Ministro!

Con queste mie considerazioni, che vogliono essere semplicemente dei pensieri sereni in un dialogo altrettanto sereno, auguro a tutti voi una battaglia leale che sappia distinguere, però, ciò che è davvero onesto, da ciò che è, invece, solo una apparente onestà.

E come disse Aldo Moro prima di morire… “se ci fosse luce sarebbe bellissimo”.

Forse è proprio di questa luce che abbiamo bisogno, ma con gente nuova e che crede veramente in ciò che fa, senza interessi e sostenendo persone vere, non lasciando che si usino giovani pieni di entusiasmo solo per attirare attenzione e voti.

È un’utopia? A me piace ancora credere che sia una realtà realizzabile.

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