Caiazzo. Supermercato ‘abusivo’, quanti misteri: spunta altro decreto del TAR, che non concede la sospensiva!

Continuano i misteri e gli errori nella gestione della delicata questione inerente la struttura che ospita l’iperstore Decò di Caiazzo per cui già da mesi il Consiglio di Stato (ultimo grado italiano di giudizio) ha disposto revoca dei titoli autorizzativi, chiusura, abbattimento e ripristino dello stato dei luoghi, avendo accertato la destinazione agricola semplice dell’intera area su cui sorge non solo la struttura commerciale ma anche una parte del complesso immobiliare (acquistato all’asta fallimentare e poi ampliato) adibita ad abitazione familiare.

Sentenza che però non è stata mai eseguita dal Comune, a ciò demandato dal Consiglio di Stato, perché, nonostante la Polizia Locale abbia tempestivamente notificato la sentenza esecutiva e poi contestato all’amministratore l’inosservanza della sua applicazione, elevando pertanto una grossa sanzione alla parte inadempiente, questa si è vista praticamente graziata da altri funzionari comunali che hanno ritenuto di intraprendere strade diverse che, come qualcuno aveva già previsto, hanno consentito al difensore della società, avvocato Pasquale Marotta, di impugnare i nuovi provvedimenti comunali, ottenendo dal TAR la loro sospensione e, quindi, di iniziare un nuovo procedimento giudiziario che potrebbe ugualmente trascinarsi fino al Consiglio di Stato.

In tale “ambaradan”, oltre a vari vizi di pubblicazione, sarebbe mancato, da parte del Comune, il seguito per un dei due provvedimenti con cui al responsabile aziendale era stata contestato il difetto di titoli autorizzativi non solo commerciali ma anche edilizi ed, al riguardo, sarebbe stata del tutto “dimenticata”, sempre dai preposti comunali, la parte del grosso complesso immobiliare adibita ad abitazione familiare.

Per rincarare la dose delle “stranezze”, con tempismo da record, un altro responsabile comunale ha disposto la notifica della “sospensiva” al responsabile del Decò, senza però disporne o verificarne la contestuale (mancata) pubblicazione; ciononostante, avendo ricevuto per altra via copia del documento, abbiamo potuto accertare che lo stesso si riferisce a un decreto della quarta sezione del TAR, mentre quella che effettivamente ha disposto la sospensiva è la terza sezione.

“Dulcis in fundo” ora è “spuntato” un diverso decreto dello stesso TAR (sezione terza!), ugualmente pubblicato il 23 marzo ed avente lo stesso numero (01151/2018) riportato nel succitato documento comunale, con il quale, però, il TAR NON ha concesso la sospensiva per omesso deposito (nei tempi prescritti) di numerosi documenti ritenuti essenziali.

Resterebbe quindi da comprendere come il TAR abbia potuto smentire sé stesso ovvero concedere quanto dallo stesso negato per difetto di documentazione, che certo non avrebbe potuto essere integrata “in corso d’opera” o, peggio, dopo la conclusione del procedimento con emanazione e pubblicazione del relativo decreto.

Sempre che i documenti in nostro possesso non siano riconosciuti come falsi da chi, altrimenti, dovrebbe spiegare con chiarezza come sono andate le cose, affinché chiunque possa continuare ad avere fiducia nell’equità della Giustizia.

Cliccare sulle foto per scaricare i due contrapposti decreti recanti lo stesso numero e pubblicati in pari data

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