Napoli, Secondigliano. ‘Market della droga’ in carcere: cane inchioda noto attore, ‘salvato’ dall’avvocato Vannetiello

Convalida dell’arresto per spaccio all’interno del carcere all’esito del giudizio abbreviato per Abbagnara Mariano (nella foto qui accanto), protagonista di un altro scandalo, ma il fiuto del cane antidroga lo inchioda.

È stata la reazione smodata del cane antidroga a far insospettire gli agenti della polizia penitenziaria che hanno voluto vederci chiaro ed hanno perquisito il detenuto ed oramai noto attore cinematografico Mariano Abbagnara mentre transitava nei corridoi del carcere di Secondigliano per recarsi al passeggio con i compagni di cella.

Come si ricorderà, Abbagnara è stato il protagonista del film-documentario “Robinù” proiettato nelle sale cinematografiche e trasmesso anche dalla Rai in prima serata, docu-film la cui regia è stata curata dal noto conduttore televisivo Michele Santoro.

All’esito della perquisizione, negli slip indossati dal detenuto sono stati rinvenuti oltre 50 grammi di sostanza stupefacente tipo hashish, ragion per cui si è proceduto al suo arresto in flagranza di reato e martedì 9 gennaio, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, il Pubblico Ministero ha contestato all’Abbagnara il delitto di detenzione di stupefacente finalizzato allo spaccio, peraltro aggravato dall’articolo 80 della Legge stupefacenti che, tra le plurime aggravanti specifiche, prevede anche  la cessione di stupefacente all’interno del carcere.

Convalidato l’arresto, su suggerimento del suo legale, in sede di giudizio direttissimo Abbagnara Mariano ha deciso di definire il procedimento con il giudizio abbreviato.

Il Pubblico Ministero, dopo aver formulato la richiesta di condanna ad anni 1 di reclusione, ha chiesto al Giudice di applicare la misura cautelare in carcere, sostenendo che Abbagnara meritasse la severa misura del carcere per la gravità della condotta posta in essere nonché la sua negativa personalità, essendo gravato sia da una condanna per omicidio ad anni 16 di reclusione, sia  da una ordinanza di custodia cautelare per associazione camorristica quale elemento di spicco del clan D’Amico, sia perché in carcere si rese protagonista anche di una rivolta.

Quando era detenuto nel carcere minorile di Airola per l’omicidio di Canfora Raffaele, infatti, il baby killer fu a capo di una rivolta, cui seguirono devastazione delle celle e lesioni agli agenti intervenuti a sedarla.

La difesa di Abbagnara, rappresentata dall’avvocato Dario Vannetiello (nella foto in alto) del Foro di Napoli, quindi, ha dovuto articolare in tale difficile contesto, la linea e la strategia da seguire.

Ciononostante, le argomentazioni difensive hanno fatto breccia, al punto che all’esito della arringa il Giudice ha ritenuto che lo spaccio fosse di lieve entità, condannando Abbagnara alla mite pena di mesi sei di reclusione.

Non solo.

Il Tribunale ha condiviso quanto sostenuto dal difensore dell’imputato anche circa la inapplicabilità della custodia cautelare in carcere, rigettando in toto la richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere formulata dal Pubblico Ministero.

Infine va segnalato che a breve per Abbagnara si aprirà un altro capitolo della sua già travagliata e combattuta storia giudiziaria poiché dopo il secondo annullamento disposto dalla Suprema Corte di cassazione, sempre in accoglimento dei ricorsi proposti dall’avvocato Dario Vannetiello, si dovrà discutere per la terza volta innanzi al Tribunale del riesame di Napoli onde stabilire se sussistono o meno i gravi indizi in ordine alla appartenenza di Abbagnara al clan D’Amico.

Nel frattempo il processo di merito al clan D’Amico è in piena fase dibattimentale con udienza fissata per giovedì 11 gennaio innanzi al Tribunale di Napoli, prima sezione penale.

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