Caiazzo nuovamente a secco. Nuovo risveglio traumatico per quanti si erano fidati del Comune

Anche i più sperticati sostenitori della civica amministrazione ovvero dei suoi attuali preposti, magari perché congiunti, affini o in qualche modo “asserviti,” avranno imparato a proprie spese, giovedì al risveglio, la saggezza dell’adagio a mente del quale se, come suol dirsi, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio!

Decisamente meglio allorché, in qualche modo, si allude a una sorta di armata brancaleone, sghangherata al punto da scoraggiare chicchessia.

Come per il problema della penuria idrica, in particolare serale, notturna e mattiniera che dall’inizio della settimana assilla anche i residenti nel centro, i quali praticamente avevano dimenticato tale problema da quando, anni addietro, fu sostituita la condotta comunale adduttrice dalle vasche di accumulo (ubicate sulle alture di SS. Giovanni e Paolo), al centro, in precedenza intrerrata nella zona detta di via “Portella”, divenuta franosa, pare in seguito a mastodontici movimenti di terra ed espianti, al punto da trascinare verso la sottostante vallata la stessa conduttura.

Ne sanno qualcosa tutti i “buonviverini” che erano stati costretti a rispolverare taniche, bagnarole e ogni sorta di precario contenitore idrico dopo la prima fregatura, fuor di metafora, dopo il primo black out conseguito alla riparazione della gigantesca perdita del prezioso liquido in agro di Gioia Sannitica.

Sistema decisamente empirico -soprattutto nei giorni più caldi del secolo, peraltro in una città del millantato buon vivere- ma comunque utile per fronteggiare in qualche modo la grave penuria, che praticamente tutti avevano accantonato in seguito alla divulgazione, mercoledì, di un avviso comunale (anche se anonimo!) a mente del quale la sospensione era programmata (e attuata sotto diretto controllo dell’ente: “tiè, tiè!”), solo nottetempo, cioè dalle ore 23 alle sei dell’indomani, a quanto è dato sapere per ovviare in tal modo a un altro guasto accidentalmente (?!?) verificatosi sul sistema di pompaggio della vasca che serve la popolosa frazione di SS. Giovanni e Paolo, quindi allacciata a quella caitaina, per conseguenza rivelatasi (come -dicono- sarebbe stato elementare presumere) insufficiente per soddisfare le esigenze della sì accresciuta utenza.

Prodromo inevitabile per intuire lo sdegno di quanti, al risveglio “di San Lorenzo”, ritrovandosi nuovamente senz’acqua e senza alcuno straccio di prospettiva, neanche tramite social, hanno dovuto amaramente constatare di aver mal riposto la loro fiducia negli ignoti preposti comunali.

 

Secondo indiscrezioni non confermate il ripristino dovrebbe avvenire in orario utile per consentire alle massaie anche di approntare il pranzo, mentre qualcuno avrebbe ben pensato di individuare una sorta di capo espiatorio, estraneo all’organico comunale, cui affidare l’ingrato compito di informare l’utenza, ovviamente esasperata, presso un istituendo, temporaneo ufficio comunale ad hoc.

Iniziativa, se reale, che induce a considerazioni ulteriormente amare e comunque pessimistiche in quanto fa ipotizzare tempi ancora lunghi per il ritorno alla normalità, mentre la temperatura ambientale resta a livelli “febbrili” e nessuno si è neanche preoccupato di predisporre un idoneo ricovero per anziani, né tampoco di far restare le chiese aperte durante gli orari più afosi della giornata, come dicono succeda “nell’altra Italia”.

Tutto ciò considerato, “amarus in fundo“, è immaginabile che (sovvertendo l’adagio “Al lupo, Al lupo!) per potersi almeno lavare l’indomani, le masse tornino al metodo delle scorte serali, certo ancestrale ma indubbiamente più affidabile di un anonimo avviso comunale, peraltro, finora non supportato neanche da alcuna conforme ordinanza; argomento del quale, vox populi, stranamente pare che non si interessi la minoranza…

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