Vesuvio in fiamme: visibile anche da Caiazzo il fumo acre generato dai roghi dolosi: e se fosse stata eruzione?

Si è propagato anche nell’agro caiatino il fumo acre provocato dall’incendio doloso che da giorni affligge l’ambito vesuviano, sovrastando i monti del comprensorio tifatino-morronese e confondendosi con quello provocato dalle fiamme, appiccati anche in tale ambito, come nell’intero circondario montano e colllinare, a quanto si vocifera, attraverso il macabro rituale caro ai piromani più incalliti, consistente nel cospargere di liquido infiammabile numerosi gatti, appositamente allevati, ai poi quali viene incendiata la coda affinché corrano disperatamente, in varie direzioni, nella vana speranza di salvezza, verso le aree boschive più impervie, che in tal modo prenderanno fuoco quasi contemporaneamente, per la gioia dei criminali, come è giusto definire tale gentaglia.

A segnalare la circostanza, con la duplice perizia di fotoamatore e geologo-vulcanologo, parimente egregio, è il professor Mario Califano che dalle alture della sua amata SS. Giovanni e Paolo, principale frazione caiatina, avvalendosi di apparecchiature altamente professionali, ha immortalato l’evento, commentandolo con le sguenti parole:

Fuochi sui monti di Castel Morrone. Il fumo a sinistra, oltre i monti, proviene dall’area vesuviana. E non è un’eruzione.

Leggendo però fra le righe di tali sintetiche quanto sagaci asserzioni, ci vien da pensare che allo stesso modo, nella deprecatissima evenienza eruttiva, non si sarebbe al sicuro neanche oltre la catena montuosa?

Auspicabile al riguardo, considerata la diversissima virulenza ipotizzabile, in caso di eruzione lavica, un nuovo, rassicurante intervento, seppur telegrafico, del dottor Califano, stavolta, però, nelle prioritarie vesti di consumato geologo-vulcanologo…

Nella foto in basso, invece, la fitta coltre fumosa dello stesso rogo visibile dall’ambito partenopeo.

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