Caiazzo-Capua. Mega ‘stangata’ per Sibillo & C. che per la sua clinica avrebbe percepito quasi cinque miliardi di lire in più

sibillo-nicola-1-300x466capua-villa-fiorita-12-466x311Grana senza precedenti per la famiglia del medico-imprenditore Nicola Sibillo

(nella foto a destra), a quanto è  dato sapere, attualmente rappresentato dalla figlia Raffaella, che è anche presidente del Consiglio comunale caiatino, nella gestione della nota casa di cura capuana “Villa Fiorita, dalla quale la Regione Campania, attraverso l’Asl Caserta rivendica un rimborso di circa due milioni e cinquecentomila euro, corrispettivi di circa cinque miliardi delle rimpiante lire.

Il tutto sulla base di una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, che sicuramente sarò impugnata ma che in buona sostanza conferma quanto eccepito dai vertici regionali circa l’indebito introito, da parte del’amministrazione della clinica, della citata somma, corrispettiva di prestazioni sanitarie a quanto pare effettuate “in esubero” nonostante i pregressi moniti della stessa Regione,  quasi che l’azienda avesse ritenuto di poter contare su una “garanzia” nei fatti non riscontrata, al termine di una controversia che si trascina da aprile 2011, quando il presidente della Giunta regionale Stefano Caldoro, commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di Rientro del settore sanitario, stabilì i limiti di remunerazione per l’assistenza ospedaliera relativi all’anno in corso, assegnando alla casa di cura un budget di circa dieci milioni di euro, per l’esattezza 9.996.000.

Contro il provvedimento Villa Fiorita propone ricorso dinanzi al tribunale amministrativo, fissato per la discussione all’udienza del 23 novembre.

Con successivo decreto n. 84/2011 il commissario ad acta rideterminò i tetti di spesa e, a modifica del precedente atto, per la clinica dei Sibillo, aumenta il budget di circa 1000.000 euro, portandolo a 10.095.657 euro.

L’azienda però non intese sottoscrivere tale accordo, continuando a erogare prestazioni anche oltre il budget, vedendosi riconoscere (e liquidare) dall’Asl una somma totale di 12.400.000 euro.

A questo punto, però, una determinazione dirigenziale dell’Azienda sanitaria adottata nell’aprile 2012 ha ripristinato il budget originariamente individuato, quantificando l’importo della regressione tariffaria, cioè il rimborso, dovuto dalla casa di cura, in euro 2.320.941,83.

Una decisione impugnata da Villa Fiorita.

Una matassa non poco imbrogliata, che il Tar ha potuto dipanare, come sintetizza la dura sentenza: “In considerazione di quanto sopra riportato deve allora ritenersi che i provvedimenti oggetto del presente giudizio sono stati superati da nuovi atti -non impugnati e, pertanto, divenuti inoppugnabili – di programmazione della spesa sanitaria e di rideterminazione del fatturato riconoscibile alla istante”.

Ma c’è da scommettere che la controversia si trascinerà al Consiglio di Stato, organo giurisdizionale superiore al quale si appelleranno il Sibillo per cercare di evitare la mega-stangata: chi vivrà vedrà…

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