Caiazzo. Approda prima a ‘Chi l’ha Visto’ o a ‘Striscia’ la storia del ‘PIP fantasma’?

Prima inesorabilmente ridotto, di quasi tre quarti, cioè dagli originari 77.000 a soli 22.000 metri quadri,
il Piano Insediamenti Produttivi infelicemente ubicato nella zona agricola di via Ognissanti, lungo la provinciale per il Matese, alle spalle del “Decò”, rischia di passare alla storia fra i più clamorosi pateracchi denunciati dai media, non solo per il “Guinness dei ritardi” ma anche perché da anni il Comune ha pagato i proprietari dei terreni bonariamente ceduti, senza però mai preoccuparsi di formalizzare gli atti di acquisto fondiari sicché ora i proprietari non solo potrebbero rifiutarsi di farlo, ma potrebbero addirittura rivendicare ingenti danni dal Comune, cioà dal solito pantalone-contribuente!
Secondo i vari amministratori che si sono susseguiti nelle ultime quattro legislature, il Piano di Insediamenti Produttivi avrebbe potuto trasformare l’economia prevalente caiaina da rurale a industriale ma finora i fatti hanno smentito anche le più pessimistiche aspettative, non solo per il drastico ridimensionamento, non dei costi, ma degli spazi, ridotti da 77.000 a 22.00 metri quadrati, ma anche perché dopo circa venti anni, tutto sembra fermo al palo, con l’aggravante che le aree risultano ancora intestate ai proprietari impegnatisi a cederle e per questo profumatamente pagati!
Lo stanziamento previsto per questa opera pubblica era di due miliardi e 500 milioni delle vecchie lire, un quinto dei quali se ne è andato per spese tecniche divise nelle più disparate voci
Ma -repetita juvant- tale da destare il clamore mediatico del già allertato inviato di “Striscia la Notizia” è la storia dei circa 700 milioni, sempre di lire, all’epoca pagati ai proprietari dei terreni in cambio della rinuncia all’esproprio, cioè per accordo bonario, evidentemente rivelatosi fin troppo vantaggioso, soprattutto per chiunque eventualmente avesse potuto immaginare l’epilogo: dopo aver percepito il denaro, finora nessuno dei proprietari è stato ivitato a formalizzare l’atto di cessione cioè vendita dei terreni… e poiché prescrizione fa solo rima con invenzione, qualcuno potrebbe ora inventarsi un rifiuto…
Qualcuno addirittura avrebbe già recintato il terreno ceduto, impedendovi di fatto l’accesso ai vari addetti, interessati per conto di cotanto Comune, “legittimato” dal fatto che in pratica il terreno, sulla carta e materialmente, è ancora in suo possesso, nonostante i vari solleciti che sarebbero stati rivolti ai preposti comunali per sottoscrivere l’atto notarile di compravendita, senza mai avere una risposta esauriente.
Un pateracchio che, secondo attendibile fonte alla Regione sarebbe stato celato anche dagli attuali amministratori.
Ma dopo l’estate potrebbe pensarci “il potere mediatico” a spiattellare ai quattro venti la triste realtà “buonviverina” ed allora probabilmente, inizierà l’ennesimo “scaricabarile”: proprio come per la vergognosa storia dei loculi cimiteriali nei quali non entravano le bare: chi vivrà… vedrà!
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