Casal di Principe. Giochi d’azzardo controllati dai clan: 44 persone nel mirino degli inquirenti
Ben 44 persone risultano indagate nell’ambito del procedimenti inerente presunte ingerenze camorristiche
nella gestione dei giochi d’azzardo nei locali pubblici: Domenico Abatiello, Michele Aletta, Ernesto Capasso, Maurizio Capasso, Francesco Carusone, Pasquale Carusone , Michele Ciervo, Gaetano De Biase, Salvatore Di Puorto, Augusto Discepolo, Corrado Discepolo, Maurizio Discepolo, Nicola Gagliardi, Giovanni Gallo, Alfredo Giuliano, Biagio Grottino, Carmine Iaiunese , Eugenio Martino, Giuliano Martino, Marcello Mormile, Domenico Puocci, Giovanni Maria Rotondo, Corrado Russo, Francesco Russo, Massimo Russo, Raffaele Nicola Russo, Fabio Scognamiglio, Cornelio Alluce, Massimiliano Conti,Angela Di Vico, Viviana Gallo, Carla Izzo, Cristian Lettucci, Antonella Mangiacapra, Mario Minopoli, Maria Muto, Daniele Piedimonte ed Emilia Torella.
Tra i legali del collegio difensivo spicca il nome dell’avvocato Elena Schiavone.
I mandati di arresti furono emessi dalla Dia di Napoli nell’ambito di un’inchiesta sulla fazione del clan dei Casalesi che fa capo alla famiglia Russo.
Nel mirino degli investigatori il coinvolgimento dei clan nella gestione di slot machine e video poker.
Oltre al sequestro, per un valore di 20 milioni di euro, di cinque aziende operanti nel settore dei video poker e delle slot machine, ben 3.200 slot machine furono sequestrate in vari esercizi non solo in Campania, ma anche nel Lazio e in Toscana.
Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione camorristica, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza e riciclaggio, tutti reati aggravati dalla
finalità mafiosa.
L’indagine riguarda le attività del gruppo Schiavone-Russo, indicato come il nucleo centrale dell’organizzazione, comandato da Francesco Schiavone, detto Sandokan, e da Giuseppe Russo, ‘o Padrino, entrambi detenuti.
Dopo la cattura di numerosi esponenti di primo piano, la famiglia Russo, secondo gli inquirenti, avrebbe assunto un ruolo di vertice.
Corrado Russo e Raffaele Nicola Russo sono ritenuti i reggenti del clan dei Casalesi ai quali sarebbe stato affidato il compito di riorganizzare le fila “soprattutto da un punto di vista militare”, come sottolineano gli investigatori.
Gli sviluppi dell’inchiesta si fondano su intercettazioni e sulle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia.
I Russo si erano imposti “nella gestione delle estorsioni e del controllo degli appalti, in rapporti con rappresentanti delle amministrazioni locali, e nel controllo, anche attraverso commercianti e imprenditori ‘compiacenti’, delle principali attività economiche. Tra queste il monopolio di slot machine e videopoker, settore gestito attraverso prestanome incensurati.
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