Napoli-Caserta. Dal carcere ai domiciliari presunto ‘magazziniere delle armerie’ di vari clan camorristici
Il GIP di Napoli disposto gli arresti domiciliari, in sostituzione della pena detentiva,
per Paolo Landolfo, accusato di aver “movimentato” armi per conto del clan Schiavone e difeso dagli avvocati Angelo Raucci e Stefano Martone.
Secondo le risultanze degli inquirenti si sarebbe trattato di un clan organizzato come una sorta di azienda, con una “cassa comune” attraverso la quale sarebbero stati sostenuti i familiari dei reclusi e gli affiliati delle fazioni Schiavone, Zagaria e Iovine.
Questi ultimi avrebbero potuto beneficiare parzialmente anche dei proventi di determinati reati come le estorsioni ai privati, i lavori pubblici e l’imposizione di slot machine non a norma.
Nel corso delle indagini sarebbero stati recuperati perfino alcuni libri contabili vergati personalmente da Carmine Schiavone.
Un volume d’affari da capogiro, di oltre 3 milioni e 600.000 euro annui, molto superiore a quello di moltissime aziende, a fronte di una spesa proporzionalmente quasi irrisoria.
Per eseguire l’attività estorsiva il clan avrebbe adoperato uno dei metodi più abietti, consistente nella paura generata dalle armi e dalle minacce di morte.
Durante le operazioni sono stati individuati diversi bunker dove erano nascoste anche armi da guerra come Kalashnikov, fucili d’assalto, sovrapposti e mitragliatrici, armi che sarebbero servite per chiedere il pizzo agli imprenditori.
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