Da Caiazzo a Napoli Luca Sorbo per allestire con Franco CIpriano la mostra fotografica sotterranea ‘Theatrum Mundi’
Sabato 7 maggio 2016 alle ore 18.30 sarà inaugurata, presso il Museo del Sottosuolo
di Napoli, la mostra fotografica “Theatrum Mundi”, a cura di Ciro Ciliberti.
Theatrum Mundi, intensa mostra di fotografie, attiva fino al 7 giugno, presentata dai testi di Franco Cipriano e Luca Sorbo, con la quale il Museo del Sottosuolo inaugura Underground Artspace Action.
Per tantissimi sarà anche l’occasione per scoprire uno dei luoghi più suggestivi di Napoli e poco conosciuto ovvero il Museo del Sottosuolo di Napoli.
“Ascolto la natura nel bene e nel male lascio che parli a caso con l’energia originale“: penso a questi versi di Walt Whitman, osservando le immagini di Carlo Ciliberti, avverto chiaramente la sua capacità di relazionarsi al mondo in modo libero, ascoltando le storie intense che i suoi soggetti gli raccontano.
La fotografia è un’esperienza fisica, è un confrontarsi con il proprio corpo e con il soggetto ritratto, è la traccia di luce di un incontroscontro con la realtà attraverso l’inconscio tecnologico della fotocamera. Il fotografo deve liberarsi dei suoi pregiudizi per imparare a guardare, per imparare a confrontarsi con il reale.
Avverto il coraggio di Ciliberti di porsi sull’abisso del tempo, dove gli istanti rivelano profonde verità che i soggetti vivono sulla superficie di sé. Il suo sguardo
sfida la banalità del vedere per incontrare frammenti di sincerità che la fotocamera registra.
La memoria di macchina penetra nell’inconscio della vita, la velocità dell’otturatore registra istanti che l’occhio non percepisce, la visione di macchina diviene surreale o meglio “super reale”.
Ciliberti, padroneggiando sapientemente la tecnica, si lascia trascinare dalla potenza espressiva dei soggetti, vive le tempeste emotive degli sguardi, si immerge in esse e ne raccoglie l’impronta.
La sua fotografia non cerca la bellezza rassicurante: in ogni immagine vive una forte tensione emotiva, un interrogarsi, un disperdersi nel molteplice.
La particolarità delle sue foto non nasce dalla ricerca dell’eccezionale, ma si nutre di una profonda umanità ed empatia con i soggetti, non c’è mai uno sguardo profanatore e il fotografo non cerca di rubare emozioni, si pone in ascolto e lascia che il soggetto gli doni intimi segreti. Una vita intera è raccontata nelle rughe di una donna anziana, la scommessa di un futuro nello sguardo di un bambino: egli vive lo stupore per la bellezza di una donna e la gioia del gioco dei bambini.
Ogni foto è una spirale di emozioni che ci trascina nel suo mondo interiore.
Il suo lavoro si differenzia da quello dei maggiori reporter contemporanei, non cerca l’epica bellezza di Salgado o il disordine meditato di Pellegrin o di Zizola.
La sua fotografia, credo, trovi delle affinità con la ricerca visiva di Koudelka, il cercare la forza degli sguardi ed abbandonarsi al caos del mondo.
Il filo che lega le sue immagini non è logico, ma puramente emotivo, è un intrecciare emozioni provando a tessere una mappa interiore.
Sono tutti indizi di un cercare sofferto, di un lanciarsi nel vortice della vita, sperando di scoprire nuove dimensioni. Montaigne ci ricorda che viaggiare è strofinare il proprio cervello con quello degli altri e questa relazione fisica e spirituale si percepisce in modo nitido in queste immagini.
Tutti noi siamo gettati nel flusso della vita senza saperne la ragione, lottiamo, amiamo, ci confrontiamo con i nostri simili nelle gabbie dei ruoli e nella competizione per il successo, ma non comprendiamo mai fino in fondo il senso del nostro agire.
Il viaggio di Ciliberti è una ricerca di senso: interrogando istanti infiniti, prova a tracciare le coordinate della propria interiorità, prova a sentire l’eco della propria anima, sapendo di trovare solo indizi, ma comprendendo che anche la più piccola emozione può essere la punta di un iceberg in cui immergersi per la ricerca di sé.
Concludo ancora citando dei versi di Walt Whitman che sempre più accompagnano i miei occhi nel guardare la sua ricerca visiva.
“Questo è il pasto equamente servito, questo è il cibo per la fame naturale, è per il giusto come per l’ingiusto, con tutti ho preso appuntamento, non tollero che nessuno sia trascurato o escluso…”.
A cura di “Artlante, studi e iniziative per l’arte contemporanea” per l’associazione “Tappeto Volante”, il progetto di “arte in azione nel sottosuolo” intende fare degli ambienti, densi di memoria civile e di suggestioni spaziali, il luogo in cui i linguaggi artistici “si espongono” nella interazione con i camminamenti, le cavità, gli anfratti, le materie che disegnano e stratificano l’area sotterranea.
Dalla fotografia alla scultura, dalla pittura alla video arte, dalla performance alla video-istallazione, il multiforme scenario dell’arte contemporanea con le sue immaginazioni risuonerà nelle opere e nelle azioni di artisti distinti da singolarità di ricerca e di proposta.
Gli eventi dell’arte nel sottosuolo saranno percorsi di rivelazioni, segnali di vitalità creativa che emergono nell’arcipelago in movimento dell’arte contemporanea e delle forme di creatività sociale e culturale. Quelli che sono stati spazi di rifugio e di nascondimento, saranno luoghi di incontri, dialoghi e nuovi accadimenti dei linguaggi dell’arte.
Le immagini di Ciro Ciliberti, autore-viaggiatore, “pellegrino” dell’altrove e dell’irraggiungibile, non sono foto documentarie ma esperienze di relazione e di “scoperta”. Scrive Franco Cipriano nel suo commento che «la narrazione visiva che “si espone” è una trama di sguardi e di gesti, di erotismi e di dolori, di immagini del tempo terrestre nel suo ascendere/cadere, illuminarsi e oscurarsi.
Nelle fotografie di Ciliberti la tensione visiva del “punctum” si coglie in tutta la loro “topografia”: lo sguardo può “tremare” d’inaudito o placarsi nella grazia dei volti d’infanzia, come può essere sedotto dalla “divina” bellezza delle pietre e delle acque degli inaccessibili orizzonti d’Oriente.
Tra paesaggi del sublime o della decomposizione, le figure sembrano stare nel loro destino irrinunciabile e immodificabile, nel fango invasivo, tra le strade di escrementi, tra le montagne dello spirito e nello splendore originario dei corpi.
Ciliberti con la fotografia “scava” la superficie delle cose per cercare un’anima mundi dove il tempo ha le cadenze irrappresentabili del fuggevole e dell’infinito insieme. Negli spazi del Museo del Sottosuolo con Theatrum mundi, le immagini dell’alterità della vita sono convocate nel “corpo” della terra, negli spazi nudi attraversati dagli echi della tragedia storica.
È una mappa della corporeità del mondo che, in immagini, “sprofonda” nel ventre terrestre per risuonare di nuovo del senso dell’umano, per proiettare nel silenzio poroso e “profondo” del tufo la sua “meravigliosa”, multiforme profondità.
(Comunicato stampa integrato – Fonte & Aggiornamenti: http://www.ecampania.it/napoli/eventi/theatrum-mundi-mostra-ciro-ciliberti – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web© Diritti riservati all’autore)

