Caserta-Napoli. Politica, camorra e ‘mazzette’: indagato il presidente regionale PD, perquisite case e uffici anche alla Regione
Il presidente regionale del Pd nonché consigliere della Regione Campania, Stefano Graziano (nella foto CorSera col ministro Boschi) è indagato per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso nel contesto di un inchiesta che finora ha già determinato nove arresti.
Graziano dal 2013 al 2015 è stato consigliere prima del governo Letta poi dell’esecutivo Renzi.
Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di una società di Maddaloni (CE) operante nel settore delle telecomunicazioni, resasi responsabile del reato di omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti.
Una vicenda per molti versi nota dopo le perquisizioni dello scorso luglio: il padre di Biagio Di Muro, il potente ex vice sindaco “don” Nicola, fu condannato per tangenti e gli fu confiscato lo storico palazzo Teti-Maffuccini, che ospitò anche Garibaldi, ma ora dall’inchiesta è scaturita un’operazione congiunta di Guardia di Finanza e Carabinieri che ha già portato all’arresto di nove persone, accusate di aver favorito, in molteplici appalti, il clan dei Casalesi.
Le forze dell’ordine hanno perquisito le abitazioni di proprietà di Graziano a Roma, Teverola (Caserta) e nell’ufficio che ha a disposizione come consigliere regionale nella sede del Consiglio, al Centro Direzionale di Napoli.
L’ipotesi di reato che ha determinato il decreto di perquisizione nei suoi confronti è, come detto, di concorso esterno in associazione camorristica: secondo gli inquirenti, l’esponente politico ha chiesto e ottenuto appoggi elettorali in riferimento alle ultime consultazioni per l’elezione del Consiglio regionale della Campania.
Secondo tale ipotesi, Graziano si sarebbe posto “come punto di riferimento politico ed amministrativo” del clan Zagaria del quale è accusato di far parte Alessandro Zagaria, omonimo del boss ora arrestato.
Lo spunto investigativo è stato offerto da una intercettazione di colloqui tra Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, anch’egli arrestato martedì 26 aprile.
Colloqui nel corso dei quali si faceva riferimento all’appoggio elettorale che occorreva garantire a Graziano.
Quest’ultimo si sarebbe attivato -ma la circostanza non sarebbe ritenuta illecita dagli inquirenti della Dda- per favorire il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti, al centro dell’inchiesta che ha portato agli attuali arresti, anche di Biagio Di Muro.
Palazzo, per ironia della sorte, confiscato proprio al padre dell’ex sindaco appena arrestato, ovvero Nicola Di Muro, ex, potentissimo vicesindaco di Santa Maria Capua Vetere “di lungo corso”.
Ed ora proprio in relazione al suo restauro emerge un presunto giro di mazzette che investe Maria Di Muro, suo figlio e l’ingegner Vincenzo Fioretto, particolarmente legato a Zagaria Alessandro -che ha beneficiato di una parte del compenso corruttivo in quanto anello di congiunzione tra i pubblici funzionari corrotti e il clan dei “casalesi” – e alla “faccendiera” Di Giovanni Loredana, i quali hanno ricoperto un ruolo di fondamentale intermediazione nell’ambito dell’illecita dazione di denaro.
Nell’inchiesta sono coinvolti imprenditori, funzionari comunali e professionisti: oltre a Biagio Di Muro, fino a dicembre 2015 sindaco di Santa Maria Capua Vetere, altri sette indagati devono rispondere a vario titolo di corruzione e falsità in atto pubblico, reati aggravati dall’aver agevolato una cosca.
In tale contesto i Carabinieri hanno perquisito, a Roma e Teverola, le abitazioni del presidente del Pd della Campania e consigliere regionale Stefano Graziano.
A quanto si è appreso l’esponente politico è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, che ora ha portato all’esecuzione di nove ordinanze.
Nell’indagine è coinvolto anche l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Biagio Di Muro.
L’ipotesi di reato che si formula nel decreto di perquisizione nei confronti di Stefano Graziano, presidente regionale del Pd e consigliere regionale, è di concorso esterno in associazione camorristica.
A quanto si è appreso, al vaglio degli inquirenti vi sarebbe, tra l’altro, il presunto appoggio alla sua elezione da parte dell’imprenditore della ristorazione Alessandro Zagaria, arrestato oggi nell’ambito della stessa inchiesta. Graziano è stato fino al 2015 consulente della presidenza del Consiglio per l’attuazione del programma di governo.
L’ipotesi che ha indotto gli inquirenti a effettuare le perquisizioni nei confronti di Stefano Graziano, presidente del Pd campano e consigliere regionale, è che l’esponente politico abbia chiesto e ottenuto appoggi elettorali in riferimento alle ultime consultazioni per l’elezione del Consiglio regionale della Campania.
Secondo tale ipotesi, Graziano si sarebbe posto ”come punto di riferimento politico ed amministrativo” del clan Zagaria del quale è accusato di far parte Alessandro Zagaria, omonimo del boss, ora arrestato.
Lo spunto investigativo è stato offerto da una intercettazione di colloqui tra Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro, l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, anch’egli arrestato in tale contesto.
Colloqui nel corso dei quali si faceva riferimento all’appoggio elettorale che occorreva garantire a Graziano.
Quest’ultimo si sarebbe attivato – ma tale circostanza non è ritenuta illecita dagli inquirenti della Dda – per favorire il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti, al centro dell’inchiesta.
Perquisizioni sono state effettuate anche nell’ufficio che Stefano Graziano ha come consigliere regionale, nella sede del Consiglio, al Centro Direzionale di Napoli.
Figura chiave nell’inchiesta della Dda partenopea sarebbe, a giudizio degli investigatori, quella dell’altro indagato destinatario di ordinanza cautelare Alessandro Zagaria, imprenditore ritenuto l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e il clan guidato dal boss – solo omonimo – Michele Zagaria.
Le indagini della Procura di Napoli hanno fatto luce sulla gestione degli appalti da parte del Comune di Santa Maria Capua Vetere, evidenziando legami dell’ex sindaco pro tempore Biagio Di Muro (primo cittadino fino a dicembre 2015) e di altri esponenti apicali dell’amministrazione comunale con il clan dei Casalesi, con specifico riguardo alla fazione capeggiata dalla famiglia di Michele Zagaria.
Il ruolo di Graziano
L’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla procedura ad evidenza pubblica afferente la progettazione e l’esecuzione dei lavori del “Palazzo Teti-Maffuccini” di Santa Maria Capua Vetere, già confiscato negli anni ’90 al padre di Di Muro, storico vice-sindaco del comune.
Secondo il gip c’era un illecito accordo che ha visto nel ruolo di corruttori l’ingegner Guglielmo La Regina, rappresentante legale della Archicons srl, la società che si è occupata della progettazione dei lavori, e Marco Cascella, rappresentante legale della Lande srl, che si e’ aggiudicata l’appalto del valore di oltre due milioni di euro.
Per gli inquirenti i beneficiari delle tangenti elargite dai due imprenditori sarebbero stati invece proprio l’allora sindaco Di Muro e alcuni componenti della Commissione di gara nominata (in particolare il R.U.P. della gara Roberto Di Tommaso e il prof. Vincenzo Mannocchio), che avrebbero favorito le aziende corruttrici mediante l’attribuzione del necessario punteggio tecnico nella procedura di gara.
La mazzetta corrisposta, per un valore al momento accertato di 70.000 euro, è stata contabilmente giustificata dall’emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti da parte di aziende compiacenti, facenti capo al commercialista Raffaele Capasso (consulente fiscale e amico dell’ingegner La Regina) e all’ingegner Vincenzo Fioretto.
Fioretto, hanno accertato gli inquirenti, è risultato particolarmente legato a Alessandro Zagaria – che ha beneficiato di una parte del compenso corruttivo in quanto anello di collegamento tra i funzionari pubblici corrotti e il clan dei Casalesi – e alla “faccendiera” Loredana Di Giovanni, i quali hanno ricoperto un ruolo di fondamentale intermediazione nell’ambito dello scambio di mazzette.
Le dimissioni di Graziano
Il Pd intanto dà per scontato che il presidente del Pd campano Stefano Graziano si dimetta dalla carica che ricopre al vertice dell’assemblea regionale.
A quanto si apprende da fonti del Partito, indipendentemente dal prosieguo e dall’esito delle indagini, questioni di opportunità politica vogliono che il consigliere regionale lasci la carica di presidente del Pd Campania.
Ciò non implica affatto- spiegano fonti dem– che il Pd dia per acquisite le accuse che vengono mosse a Graziano: su questo chiarirà la magistratura al termine del processo.
Per quanto attiene il Partito democratico, le dimissioni paiono però un atto dovuto per sgomberare il campo da ogni possibile ambiguità.
(Fonti & Aggiornamenti: http://stadio24.com/2016/144490/camorra-mazzette-indagato-presidente-pd-campania – http://www.nextquotidiano.it/stefano-graziano-presidente-del-pd-della-campania-indagato – News archiviata in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

