Salerno. Variante da otto miliardi: terzo processo chiesto per il governatore – ex sindaco De Luca ed altri 25 indagati ‘eccellenti’
É proprio vero che non c’è due senza tre: superato l’ostacolo del processo per il termovalorizzatore di Salerno e lo scoglio della legge Severino,un altro “incubo” giudiziario si prospetta per il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.
È trapelata già lunedì la notizia secondo la quale i pm Antonio Cantarella e Guglielmo Valenti avrebbero presentato al gup la richiesta di fissazione dell’udienza preliminare per il rinvio a giudizio dell’ex primo cittadino di Salerno e la giunta comunale.
La vicenda è quella della variante milionaria per i lavori di piazza Della Libertà.
Il governatore, all’epoca dei fatti sindaco, e la giunta comunale rispondono di falso per l’approvazione della variante.
Ventisei sono in tutto gli indagati tra politici, tecnici e imprenditori.
L’inchiesta, che vede indagato il presidente De Luca, è quella che ha nelle intercettazioni gli elementi di prova su cui punta l’accusa.
Per gli inquirenti ci sarebbero dietro gare d’appalto col trucco, varianti milionarie senza giustificazione e prezzi gonfiati.
Tutto nasce da quella variante da più di otto milioni di euro, in favore della Esa costruzioni, poi fallita, che stava costruendo la piazza.
La giustificazione data fu l’insorgenza di una “sorpresa geologica”, spiegando che la falda acquifera era risultata più alta del previsto.
Secondo gli inquirenti gli stati di avanzamento e la variante non erano altro che la necessità di riparare ad un errore in fase progettuale.
A beneficiare della “variante ingiustificata” sarebbe stata la Esa costruzioni, che tra gli amministratori di fatto aveva Enrico Esposito, consigliere comunale di Nocera, sentito dalla Dda di Salerno in merito all’inchiesta sul tesseramento Pd.
Nelle carte delle indagini sulla variante di piazza della Libertà, soprattutto dalle intercettazioni telefoniche, emerge il doppio ruolo di Esposito, politico e imprenditoriale.
Dalla “cornetta” del suo telefono vengono fuori soprattutto i presunti brogli alle “parlamentarie” del Pd, quelle che avrebbero poi favorito l’ex deputato Fulvio Bonavitacola, oggi vice di De Luca a Santa Lucia.
A pagare l’errore di cui parlano gli inquirenti, quello della “sorpresa geologica”, sono i contribuenti e non gli effettivi responsabili.
Oltre a Vincenzo De Luca sono indagati i componenti della giunta di allora (Eva Avossa, Alfonso Bonaiuto, Gerardo Calabrese, Luca Cascone, Domenico De Maio, Augusto De Pascale, Aniello Fiore, Ermanno Guerra, Vincenzo Maraio, Franco Picarone), il tecnico Alberto Di Lorenzo e, per la sola ipotesi di reato di fatturazioni fittizie, Mario Del Mese e Vincenzo Lamberti della Ifil.
“Grane” giudiziarie a De Luca certo non ne mancano: è del mese scorso la sua ultima apparizione a Palazzo di Giustizia di Salerno.
L’ex sindaco è tra i 43 imputati del processo “Sea Park”. De Luca si presenta ai giudizi per una deposizione. «Per dare un contributo al chiarimento di questa vicenda» dirà ai giudici della corte.
La vicenda è una vecchia storia che inizia nel 1998, quando l’Ideal Standard smobilita e per i duecento operai si ipotizza il reimpiego in un parco acquatico che però non sarà mai realizzato.
A carico di De Luca, altri amministratori, sindacalisti e imprenditori si ipotizza l’organizzazione di un raggiro che tra gli obiettivi ha la truffa ai danni dello Stato, con la concessione di cassintegrazioni non dovute.
Di sicuro De Luca è allenato ed incassa bene le azioni della magistratura.
Se il 5 febbraio poteva liberarsi di un peso: la condanna in primo grado per abuso d’ufficio cancellata con formula piena dalla Corte di Appello di Salerno, per le vicende note del termovalorizzatore, subito è stato chiamato a difendersi su un altro fronte, quello della magistratura romana, che lo tira in causa sul presunto scambio di favori con il giudice Anna Scognamiglio.
Il presidente è indagato di concorso in concussione per quello che viene definito il “grande imbroglio” in cui le nomine nella sanità campana, secondo i pm, sarebbero diventate merce di scambio per ottenere dal Tribunale di Napoli una pronuncia che almeno procrastinasse gli effetti della legge Severino.
De Luca in questo caso si sente parte lesa.
Ai pm, dai quali è stato sentito all’inizio dello scorso mese, ha detto: «Non ho mai avuto contatti con il giudice Scognamiglio, non ho mai trattato la nomina del marito Guglielmo Manna né di altri».
Ora con il caso della “variante ingiustificata” rischia di aprirsi un altro processo a suo carico.
(Massimiliano Lanzotto – Fonte & Aggiornamenti: http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2016/04/05/news/de-luca-rischia-di-finire-a-processo-per-falso-1.13239620 – News archiviata in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

