Caserta. Provincia dissestata, ma in ‘buona’ compagnia: in ‘default’ 19 enti, capoluogo compreso: mal costume mezzo gaudio?
Quella che una volta era Terra di Lavoro sta diventando sempre più terra di dissesto finanziario degli enti locali.
II conti non tornano. Per niente: impietosa la relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali che rende noti i risultati dell’indagine appena conclusa dalla Corte dei Conti e relativa all’esercizio 2014: se da un lato la Campania si conferma prima regione d’Italia per debiti fuori bilancio da parte dei Comuni e anche, di riflesso, per importo medio a carico di ogni abitante, Caserta è la provincia con il maggior numero di enti dissestati.
Unico caso con capoluogo e provincia costretti alla dichiarazione. E con altri che sono stati bacchettati per mancanze e inadempienze.
Nel 2013 erano stati 263 gli enti in Campania andati contabilmente fuori giri, per un controvalore di oltre 171 milioni di euro, nel 2014 l’importo è lievitato fino a 248 milioni in 261 enti. Una voragine.
E se nel 2013 i cittadini campani si vedevano gravati da un debito pro capite di 39 euro, nel 2014 l’importo è salito a 53 euro.
E questo a fronte di un importo medio che a livello nazionale si attesta a 24 euro. Partendo dal dissesto, nel Casertano la condizione riguarda principalmente la provincia, che dallo scorso mese di dicembre si trova nella più grave condizione di patologia finanziaria.
I debiti fuori bilancio dell’ente per il 2014 ammontavano a un milione e mezzo, di cui poco più di un milione per sentenze esecutive. Peraltro la provincia era stata inserita anche in un gruppo di 11 enti sperimentatori di alcuni nuovi principi in tema di contabilità locale.
I Comuni costretti a dichiarare il dissesto sono invece 18: oltre al capoluogo, rientrano nell’elenco Baia e Latina, Capua, Cancello ed Arnone, Casal di Principe (qui c’è un doppio dissesto essendo stato dichiarato in due occasioni), Casapesenna (anche qui doppio dissesto), Castel Volturno, Maddaloni, Orta di Atella, Piana di Monte Verna, Raviscanina, Recale, Roccamonfina (doppio dissesto), San Cipriano d’Aversa (doppio dissesto), San Gregorio Matese, San Marcellino, San Nicola la Strada e Succivo. Nessuna provincia italiana ha una lista così lunga.
MENZIONI NEGATIVE
Nella relazione della Corte dei Conti vengono anche menzionate delle ulteriori anomalie. Per quanto riguarda il controllo di regolarità amministrativa e contabile la sezione di controllo della Campania ha accertato carenze documentali a Maddaloni, San Felice a Cancello, Lusciano, Mondragone e Marcianise.
L’indagine a campione svolta poi dalla sezione delle autonomie della magistratura contabile e concernente modalità e grado di applicazione della recente riforma sui controlli interni (832 le amministrazioni interessate, di cui 725 Comuni sopra i 15.000 abitanti e 107 province) ha accertato l’inadempimento – per mancata o ritardata trasmissione del questionario d’indagine – di 153 Comuni, fra i quali sono menzionati Capua, Casal di Principe, Marcianise, Orta di Atella e Santa Maria Capua Vetere.
Altro ente inadempiente è San Prisco (in un gruppo di 35), questa volta in relazione all’indagine della Corte finalizzata ad accertare i debiti fuori bilancio, le tipologie e le risorse utilizzate per la copertura.
Un ultimo, significativo dato viene fornito dall’impatto e dall’utilizzo, questa volta analizzato su base regionale, dell’operazione “sblocca debiti”, avviata con le misure introdotte dal d.l. n. 35/2013, sia attraverso le anticipazioni di liquidità, che con la concessione di spazi finanziari in deroga al patto di stabilità, misura che ha fornito un pò di ossigeno alle casse delle imprese e più in generale ai creditori degli enti locali, migliorando gli andamenti di economicità aziendale e, sul lato delle amministrazioni pubbliche, ha alleggerito il peso dei debiti sulla gestione della cassa, per un recupero del livello di solvibilità. Secondo la Corte dei Conti gli enti della Campania hanno assorbito, da soli, nel 2013 il 38% delle risorse disponibili a livello nazionale e, nel 2014, ben il 45,4%.
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