Da Capri a Telese Terme e Piedimonte Matese nuove boutique Benetton entro l’state: già investiti 130 milioni di euro

Dopo aver azzerato l’indebitamento, la nuova Benetton torna ad investire, puntando anche sul Mezzogiorno.La vera sfida è diventata il “commerciale”. E il gruppo dei pullover colorati di Ponzano Veneto è pronto a scommettere circa 130 milioni.
Certamente, ora che l’India è diventata il primo mercato di Benetton group, l’obiettivo è di espandersi all’estero.
Ma sarà soprattutto l’Italia, che già detiene la quota maggiore, il 40% del fatturato, ad avere la priorità nelle scelte.
Napoli e Palermo sono città target per “United Colors” e Sisley (l’altro marchio del gruppo di abbigliamento).Così è previsto per Pasqua il debutto del nuovo modello On Canvas a Capri.
Nei prossimi mesi l’originale architettura ispirata al telaio, che in un’unica area concentra una vasta scelta di tipologie di prodotto, per presentare velocemente diverse collezioni, sorgerà poi a Piedimonte Matese e a Telese Terme.
Sei nuove vetrine, un apripista alla rivoluzione silenziosa dell’informatica (consentono una gestione avanzata di vendite e acquisti) apriranno anche in Sicilia.
“Questo progetto di rilancio avviene dopo che negli ultimi anni, oltre al delisting e alla riduzione dei marchi, abbiamo dovuto dare un taglio ai negozi, con l’uscita da alcuni Paesi, e la vendita di alcuni immobili con la separazione delle attività nel real estate da quelle industriali”, ci tiene a precisare l’amministratore delegato Marco Airoldi, da due anni alla guida di Benetton group. La sua cura funziona.
“Risolto il nodo del grande livello di indebitamento abbiamo incominciato a registrare risultati positivi dalle vendite. Nel bilancio i numeri sono in leggera discesa in quanto alcuni negozi sono stati venduti o chiusi perché in perdita a metà anno e ciò falsa il confronto.
Ma nel like-for-like del 2015, in pratica il confronto tra i negozi che sono stati mantenuti aperti rispetto al’anno prima, c’è stata una crescita del 10% del retail nel mondo”.
Parole che sottolineano l’orgoglio di un manager che tra le mura di Ponzano Veneto ha trascorso buona parte della sua carriera ed è stato direttore generale di Autogrill. Il modello di business è stato rivoluzionato.
E oggi Benetton ha 4500 negozi in franchising e solo 500 a gestione diretta.
Il fatturato del 2015 è stato di 1500 milioni di euro.
Ma per una corretta valutazione della posizione sul mercato, cioè volendo fare un paragone con i principali concorrenti (come Oviesse, Zara, H&M e Uniqlo) si dovrebbe tener conto anche del cosiddetto sell-out.
In pratica, del valore effettivo degli acquisti fatti dai consumatori. In tal caso il fatturato dei due marchi trevigiani salirebbe a 2.200 milioni.
“Purtroppo, i primi due mesi dell’anno sono stati molto difficili a causa degli indicatori economici generali negativi, ma questo non sposta di una virgola il nostro piano.
Siamo tornati a fare cassa e prevediamo 180 milioni di investimenti nel triennio 2015-17. Per il 70% si tratterà di investimenti commerciali.Vogliamo difendere e sviluppare il nostro fatturato, crediamo che ci siano ulteriori spazi di mercato da conquistare anche in Campania e in Sicilia.
Per capirne l’importanza basti pensare che il fatturato di queste due regioni, rispettivamente di 30 e 35 milioni, rappresenta quello realizzato nell’intera Svizzera o Austria”.
Il 2016 sarà un anno di consolidamento con una modesta crescita, ma si porranno le basi per un miglioramento più deciso nel 2017, quando è previsto il ritorno all’utile. In quel caso ci potrebbe essere il ritorno a Piazza Affari.
Nell’attesa, il tam tam delle voci parla di nuove alleanze e di una possibile cessione del controllo da parte della famiglia Benetton. Il motivo sarebbe che solo un partner dalle spalle forti potrebbe consentire di fare il salto per diventare un grande gruppo mondiale e conquistare mercati che richiedono grossi investimenti ed esperienza come gli Usa e la Cina.
C’è il rischio di perdere un altro tesoro italiano? Certamente quello che fa capo alla dinasty dei Benetton è un vero impero. Edizione Holding controlla non solo il gruppo dell’abbigliamento. Ha in pancia Atlantia, Adr, Autogrill e Grandi stazioni. E ha attuato grandi innovazioni nell’automazione.
Non a caso il piano triennale prevede investimenti per circa 50 milioni per l’aggiornamento informatico. Un esempio è l’avveniristica organizzazione della logistica negli Studios a Castrette, in provincia di Treviso.
“Nei momenti di picco abbiamo lavorato anche 24 ore su 24. Dialoghiamo con i poli produttivi internazionali, in Serbia e Tunisia, servendo in maniera efficace la rete di negozi. Proprio la forte automazione ci ha consentito di garantire l’occupazione. I nostri 200 dipendenti sono stati assunti tutti con contratti di lavoro interinale”, evidenzia Daniele Fregnan, direttore della logistica.
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