Tuoro di Caserta epicentro del malaffare programmato fra il politico, il religioso e la lady?
Luigi Bosco viene eletto in Regione e a Tuoro si sfregano le mani.
Fare incetta di appalti: sono i piani di Giuseppe De Liso e di un suo anonimo interlocutore, nella fase immediatamente successiva le elezioni campane dello scorso giugno.
De Liso fu tra i responsabili della campagna elettorale di Bosco, nella primavera scorsa.
Nei dialoghi agli atti per la storia dell’appalto dell’asilo alla Fondazione San Giuseppe,storia che vede indagati sia Bosco che l’imprenditore De Liso, ce ne sono alcuni che rimandano ad altro scenario.
“Sei stato eletto o non sei stato eletto?”, chiede l’anonimo interlocutore a De Liso, quasi fosse lui il candidato, e l’imprenditore risponde: “Sta andando tutto bene”.
In un’altra conversazione, De Liso afferma: “Tra poco comincerà a funzionare alla grande, lui (Bosco, chiarisce il pm) è riuscito a vincere, l’obiettivo era questo qua, quindi sicuramente…”. “A livello regionale – lo incalza l’altro – possiamo prendere appalti, possiamo fare parecchi soldi”. “Abbiamo un sacco di vantaggi – lo rassicura De Liso – perché abbiamo tutti i requisiti, è una festa da fare, ci vuole solo un po’ di pazienza perché non si sono ancora insediati”.
Della ‘festa’ alla quale De Liso spera di partecipare non è escluso che Bosco nulla sapesse. Forse il consigliere regionale non aveva idea di ciò che l’imprenditore suo collaboratore in campagna elettorale andava progettando.
Ma De Liso sembra tanto sicuro di un imminente ‘banchetto’ che addirittura calcola i tempi dell’operazione. “Se ne parla a settembre – spiega infatti – quando si comincia a mettere mano, anche perché ci sta il problema di De Luca che devono risolvere ed è tutto collegato. Se non risolvono quello, non parte niente là praticamente. Poi una volta che si parte, hai voglia”. Deduzioni per ora fine a se stesse, a corredo dei verbali che invece costituiscono lo scheletro dell’indagine per la quale sia Bosco che De Liso, che la moglie, Clementina Ferraiolo, sono indagati per turbativa d’asta.
L’appalto al centro dell’inchiesta passa per l’interruzione della convenzione, nel dicembre scorso e, di fatto, per la perdita dei fondi europei. I dialoghi agli atti sono quasi tutti registrati nelle fasi successive la pronuncia da parte del Consiglio di Stato che congela il bando. In quei giorni, una donna – non indagata – parla della questione col prete. Don Biagio si raccomanda che l’atto di rinuncia al finanziamento sia perfetto “in modo da non consentire alla ditta che ha già impugnato l’affidamento di presentare un nuovo esposto”, sintetizza la procura. Intanto, la visita della Guardia di Finanza alla Fondazione provoca un fermento che si traduce in dialoghi perlomeno ambigui, tutti registrati dalle cimici delle fiamme gialle.
“Don Biagio mi ha avvisata del guaio a Tuoro”, afferma la donna. La stessa rimbrotta più volte il sacerdote rispetto ai suoi propositi di rinunciare ai fondi. “Biagio, cambia atteggiamento, tu non hai diritto di scegliere”, lo avverte quando questi si dice pronto a sospendere l’appalto a causa della sospensiva del Consiglio di Stato.
“Se fai così avalli il ‘sistema’ – continua la donna – L’interesse della Fondazione è fare questi lavori? C’è il problema della sospensiva? Si fa il contratto in fideiussione e se Arcoedil riesce a portare avanti bene, altrimenti paga. A te cosa importa? Se rinunci adesso al finanziamento significa che non vuoi che sia Arcoedil a fare i lavori”. “La Guardia di Finanza sta facendo il proprio dovere – lo incalza la donna – per questi fatti è prevista la reclusione”.
“Secondo me Tina e Peppe (De Liso e la moglie, ndr) devono lasciare la Fondazione altrimenti si creerà sempre questo scompiglio. Lei ha sbagliato tutto – continua – ha messo nella Fondazione tutte le persone che non ci dovevano stare”.Le previsioni della donna si sono quasi tutte avverate. Per la procura, don Biagio ha avallato il “sistema”.
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