Napoli-Caserta. PM trasferita a Salerno con la grave accusa di aver inquinato le indagini per favorire il suocero
La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha adottato una decisione cautelare durissima nei confronti di Ivana Fulco, pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli, titolare di importanti inchieste anticamorra, come quella sul racket negli ospedali del Vomero, magistrato al quale l’allora ministro della Giustizia Alfano telefonò, nel 2010, per esprimerle solidarietà dopo le minacce ricevute in aula per aver chiesto pene durissime nei confronti di imputati di usura ed estorsione.
Alla Fulco il CSM addebita una “impropria commistione di interessi familiari e ruolo istituzionale“.
Una formula che rievoca sia il caso di Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo sospesa dalla magistratura, sia quello di Anna Scognamiglio, l’ex giudice del tribunale civile di Napoli indagata a Roma per induzione alla concussione nell’inchiesta che coinvolge anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca.
Anche la vicenda Fulco, fatte le debite differenze, muove in ambito familiare.
Stavolta non per aiutare i rispettivi mariti – come è stato per Saguto e Scognamiglio – bensì il suocero, ossia Francesco Alfonso Bottino, ex direttore generale della Asl Caserta 1, suocero di Ivana Fulco e padre di un altro pm di Napoli, Marco Bottino,che lo scorso giugno fu chiamato a rispondere davanti al gip di un episodio di turbativa d’asta assieme ad altri trenta soggettii vicini al clan Zagaria imputati di associazione a delinquere.
In vista dell’udienza preliminare, il pm Fulco – è scritto nella sentenza disciplinare depositata alla vigilia di Natale – telefonò al gip Antonella Terzi.
Bisogna “guardare le carte con attenzione” – si raccomandò – perché i pm titolari dell’inchiesta “non avevano capito niente” e lei che invece aveva studiato gli atti si era accorta che “non c’era niente”, nel senso che l’impianto dell’accusa era “fragile”.
Frasi, queste, che per il CSM rappresentano un “improprio tentativo d’interferenza, diretto ad influire sull’autonomo percorso decisionale” del giudice.
Non per nulla a segnalare l’accaduto fu lo stesso gip Terzi.
Nell’atto di incolpazione del procuratore generale della Cassazione, su cui si basa la pronuncia di palazzo dei Marescialli, viene sottolineato che quella non fu l’unica occasione in cui la Fulco sarebbe intervenuta per tutelare la posizione del suocero.
Il pm avrebbe avuto un’ “attiva collaborazione” con l’avvocato di Francesco Bottino che “diede anche luogo a un diverbio col professionista circa la strategia difensiva da seguire”.
La circostanza emerge da un’intercettazione telefonica del 29 dicembre 2013 tra il pm Fulco e la suocera, Maria Rosaria Proto.
Il colloquio in questione – captato nell’ambito di un’inchiesta su appalti irregolari di Asl e ospedali casertani che portò Bottino ai domiciliari – venne poi trasmesso alla procura di Roma, che però non ravvisò ipotesi di reato a carico della Fulco.
Secondo il CSM, l’intera vicenda ha in ogni caso “pregiudicato l’immagine del magistrato”, senza contare il “pericolo di una possibile nuova utilizzazione del ruolo istituzionale”, da parte del pm Fulco, “per favorire interessi familiari”.
Per questo deve lasciare Napoli e il settore penale, sia come pm sia come giudice, “pur dandosi doverosamente atto – è scritto nell’ordinanza disciplinare – delle ottime capacità tecniche, della dedizione al servizio e della rilevante laboriosità dell’incolpata”.
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