Piedimonte Matese. Morti sul lavoro: il ponteggio era abusivo ovvero autorizzato solo verbalmente?

piedimonte_15x10-carabinieri-incidente-1piedimonte-10x15-incidente-mortale-3“Giallo”, almeno sul piano burocratico, per la tragedia

occorsa la scorsa settimana sul cantiere della chiesa di Santa Maria Maggiore ovvero sull’impalcatura eretta intorno alla basilica di San Marcellino, venerato patrono e protettore di Piedimonte Matese.

Dopo l’affannoso tentativo, attribuito a qualche esponente della diocesi Alife-Caiazzo, di difendere ciò che per gran parte della popolazione è “indifendibile”, con un comunicato, a quanto è dato sapere, subito smentito dalla pubblicazione di documenti ufficiali del Comune, un altro aspetto oscuro va ad incupire la triste vicenda.
Secondo indiscrezioni trapelate dagli ambienti municipali, infatti, agli atti dell’Ente non vi è alcuna richiesta di autorizzazione a montare il ponteggio che ha causato la morte del48enne Albino Tammaro e del 56enne Antonio Atzeri, per il quale ultimo già era trapelata l’inesistenza di un conforme contratto di lavoro o assunzione, ragion per cui la sua presenza sul cantiere risultava immotivata cioè ingiustificata, circostanza dalla quale sembrano trasparire gravi responsabilità per i vari preposti.
Quanto all’impalcatura, secondo indiscrezioni, il giorno antecedente la tragedia un responsabile della ditta incaricata di montarla avrebbe chiesto solo verbalmente al comando della polizia locale di predisporre un divieto temporaneo di sosta e fermata lungo tutta la rampa San Marcellino, per permettere l’agevole transito dei mezzi d’opera, lo scarico e la stessa erezione della grossa struttura, ma neanche al riguardo esisterebbe agli atti alcun documento poiché alcuna ordinanza sarebbe stata mai emanata, anche se poi sul posto si sarebbero recati dei vigili per far rimuovere le auto parcheggiate, agevolando così l’opera dei mezzi impiegati per scaricare il grosso ponteggio nella piazza antistante la chiesa, magari in attesa che venisse emanata un’eventuale ordinanza idonea a permetterne l’erezione senza ostacoli sottostanti.
Tuttavia, sebbene il suolo pubblico fosse stato già occupato, forse contando sull’imminente week end, durante il quale ovviamente gli uffici comunali sarebbero stati chiusi e probabilmente il traffico veicolare limitato, non si sarebbe trovata traccia né di un’inerente ordinanza comunale né tampoco di una conforme istanza ad hoc.
Ferma restando l’immaginabile assenza di qualunque responsabilità ascrivibile nella fattispecie ala diocesi, resta comunque il dubbio che si trattasse di un cantiere “ecclesiastico” abusivo” sicché, senza voler fomentare la già forte polemica che magari vorrebbe attribuire ogni responsabilità alla cosiddetta “stampa strumentale”, atteso che la stessa diocesi dispone di un ufficio tecnico e, deve presumersi, paga profumatamente dei professionisti ad hoc, sarebbe interessante sapere come gli stessi, nella circostanza, seguissero l’andamento dei lavori e quale valido contributo potrebbero apportare sul tutto, in termini di chiarezza, anche nel loro interesse.

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