Parete. Giustizia blanda per la maestra-picchiatrice neanche sfiorata dalle manette?
Aveva suscitato non poco clamore lo scorso gennaio il caso di una maestra dell’istituto “Don Milani”
di Parete arrestata per maltrattamenti nei confronti dei suoi alunni.
Almeno sul piano giudiziario, però, la vicenda processuale si è conclusa con la simbolica condanna a un anno e mezzo di carcere, pena sospesa.
Questa la condanna inflitta dal Gup del tribunale di Napoli Nord, Santoro, nei confronti di A.D.M., 60 anni, difesa dall’avvocato Dezio Ferraro.
In fase di requisitoria, invero, il pubblico ministero aveva chiesto due anni e otto mesi di reclusione.
Era la mattina del 22 gennaio quando la donna fu arrestata dai carabinieri del comando territoriale di Aversa a seguito di un’indagine coordinata dalla procura di Napoli Nord.
Solo due settimane di attività investigativa, portata avanti anche grazie all’installazione di una telecamera nascosta nell’aula dell’istituto, ma sufficienti ad accertare almeno 5 episodi che costituivano reato; schiaffi, spintoni e insulti con termini dialettali nei confronti dei bambini, tutti di 8 anni.
Immagini che fecero il giro delle televisioni nazionali e del web provocando tanta indignazione anche per un particolare: la maestra pretendeva la consegna delle merendine.
Un gesto, così come fu documentato dalle telecamere, non dettato da una punizione momentanea per poi restituirle, bensì per mangiarle lei. La vicenda era iniziata nel dicembre del 2014 quando i genitori di alcuni bambini si presentarono presso il comando dei carabinieri di zona denunciando il clima di terrore e il grave disagio dei loro figli a causa del comportamento, ritenuto aggressivo e violento, della donna.
In sostanza, in quella scuola di via Cavour i bambini erano costretti a subire schiaffi e ingiurie in modo sistematico.
Ma non solo.
Le telecamere in quelle due settimane ripresero l’indifferenza dell’insegnante che non si adoperava ad intervenire quando i bambini litigavano tra di loro.
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