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Napoli. La camorra assolda nel casertano ‘insospettabili’ nuove leve e ‘colletti bianchi’

casertano-15x10--clan-mappa-1Arruolamento di nuove leve nell’area a nord di Napoli e collusione con i “colletti bianchi”.

La strategia della criminalità organizzata in provincia di Caserta si muove seguendo queste due direttive, stando al rapporto della Direzione Distrettuale Antimafia riferito al secondo semestre del 2014, presentato in Parlamento.
Il modus operandi dei clan casertani, maggiori e minori, punta sempre alle estorsioni, ma non diminuisce l’intromissione nei settori della politica e della economia, fenomeno in crescita che rafforza le infiltrazioni negli appalti pubblici, il riciclo di denaro sporco e l’espansione degli investimenti fuori regione.
Il report della DIA parte dalla disarticolazione ‘militare’ dei vertici del clan Schiavone, Bidognetti, Zagaria e Iovine.
I boss dei vari gruppi criminali sono tutti detenuti.
Antonio Iovine, capo dell’omonimo clan, è diventato da tempo un importante collaboratore di giustizia.
Con la sua testimonianza la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sta svelando intrecci ed affari che il capoclan ha tessuto per oltre venti anni.
La disarticolazione del cartello noto come i Casalesi ha comportato una sensibile modifica del contesto criminale, con l’assunzione di maggiore controllo degli illeciti da parte di gruppi locali ma perdura la compattezza dei clan, confermata dall’assenza di scontri tra gruppi”.
E la Dia svela anche una sorta di ‘immigrazione camorristica’.
Infatti, si legge nel rapporto, “per arginare gli interventi delle forze di polizia, le famiglie casertane arruolano nuove leve, provenienti dalla provincia settentrionale di Napoli, nel tentativo di mimetizzarsi e rendersi impermeabili alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia“.
Le nuove leve riscontrate dalla relazione dell’Antimafia non servono solo per “scendere in strada” ma vengono usate per attività lecite come appalti pubblici, edilizia e commercio, “sfruttando l’abilità acquisita nel tempo di insinuarsi in circuiti economico-finanziari”.
L’esempio della Dia in questo caso è quello dell’imposizione delle slot machine ma anche la gestione scommesse clandestine, esempio di attività che consentono di ottenere guadagni con minima visibilità.
Queste attività però -precisa il report DIA- esteriormente lecite, consentono di ottenere il favore dell’ampia ‘zona grigia’ della società, attraverso offerte di lavoro e proposte di varia natura“.
Ecco il ripetuto allarme lanciato dalla Direzione Investigativa Antimafia: la camorra casertana continua ad avere collusioni con la società civile, un muro che sembra infrangibile e che per alcuni, produce anche favori e connivenza presso la popolazione.
Connivenza che non si traduce in minori reati violenti, comunque.
Infatti, tra i reati fine a se stessi, “le estorsioni si confermano le fattispecie delittuose più remunerative per i clan ed anche quelle che permettono, con maggiore incisività, di affermare la presenza sul territorio, assieme agli episodi di intimidazione, ai quali si aggiunge il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti“.
Riguardo alle intimidazioni e alle minacce, il report porta ad esempio il danneggiamento di un immobile confiscato alla camorra e dato in gestione ad una cooperativa – Castel Volturno, 28 settembre 2014 – e l’attentato al sindaco di Recale del 3 ottobre successivo.
Il dato, però, che desta maggior allarme per la Dia è “l’intromissione in ampi settori del mondo economico e politico che rappresentano uno dei maggiori punti di forza dei Casalesi, attività funzionale all’espansione fuori dai confini regionali nonché alla costruzione di una solida base economica.
Una commistione determinante per il conseguimento di gare d’appalto pubbliche e consumazione di reati connessi alla gestione illegale dei ciclo dei rifiuti, realizzato quest’ultimo delitto da gruppi criminali e imprenditori senza scrupoli, senza negarsi azioni intimidatorie in danno agli operatori legali”.
A supporto di tale tesi, la relazione dell’Antimafia riporta i vari processi a politici dell’area Casertana per favoreggiamento alla criminalità organizzata oltre ai sequestri preventivi di beni ad imprenditori vicini ai clan, per un totale superiore a 160 milioni di euro solo nell’anno 2014.
Per quanto riguarda i clan, il report DIA riscontra che “propaggini della famiglia Iovine (probabilmente a causa pentimento capoclan) si sono legati agli Schiavone“, mentre il gruppo Bidognetti controlla la parte costiera della provincia attraverso il sodalizio Fragnoli – Gagliardi – Pagliuca.
Fuori dalla confederazione dei Casalesi, opera il clan Belforte di Marcianise, sul quale sono stati accertati collegamenti con imprenditori, rappresentanti infedeli della pubblica amministrazione e gruppi criminali del Napoletano come i Mazzarella.
Ma anche qui i fenomeni di pentitismo stanno portando ad esiti importanti, con la Dda che è giunta a scoprire grazie a rivelazioni del capoclan pentito alcuni casi dimenticati di omicidi avvenuti nell’area marcianisana e allo sviluppo di indagini relative alle infiltrazioni negli appalti di sanità (si pensi in questo settore quanto sia stata importante l’inchiesta Dia all’ospedale di Caserta) e gestione dei rifiuti in alcuni comuni del Casertano.
Cliccare sulla foto per scaricare la relazione semestrale dell’Antimafia
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