Castel Campagnano. Comune del veleni: dura missiva della consigliera Coppola che però invoca pace

Sicuramente dura nei toni, quanto equilibrata nei contenuti e volta, fuor di metafora, al solo bene comune, la dura missiva letta nell’ultimo consiglio comunale dalla consigliera di minoranza Maria Elena Coppola (nella foto a destra), di seguito riportata integralmente; missiva che forse dovrebbe indurre a una serena riflessione anche i consiglieri e lo stesso capogruppo di minoranza, dottor Nicola Campagnano, che ha perduto le elezioni per soli cinque voti, a nostro sommesso parere perduti anche per superficialità.
Vorrei poter dire Onorevole consiglio, vorrei poter dire colleghi consiglieri, ma non posso.
Purtroppo non è possibile.
Mai siamo stati colleghi, mai mi sono sentita parte di questo consiglio.
Nei cinque anni trascorsi e in questi appena cominciati ho visto e sentito tante cose, ma mai ho visto collaborazione, mai ho constatato la volontà di fare un tutt’uno nell’interesse della comunità.
Vorrei ricordarvi che non esistono consiglieri di serie A e consiglieri di serie B, eppure nel mio primo mandato politico la prima cosa che ho dovuto fare è stato un ricorso al Presidente della Repubblica perché, in violazione di legge, era stato tolto alla minoranza il diritto di accedere liberamente agli atti amministrativi.
Ho atteso quattro anni ma il presidente mi ha dato ragione….avevate modificato lo statuto comunale …ora c’è una sentenza che vi dà torto, perché non lo modificate nel rispetto della legge?
Ad ogni buon conto se ho chiesto la parola in questa sede non è per parlare a nome della minoranza, bensì per fatti personali, per cui mi attengo a fatti e circostanze che mi riguardano in prima persona
Ultimamente, nella veste del mandato conferitomi, sono stata oggetto di una serie di voci che insistentemente mi vedono protagonista di qualcosa a cui io invece mi ritengo del tutto estranea.
Per cui, a chi mi attribuisce fatti, atti e parole volti a ledere il buon nome, la fede e l’onore di qualcuno, o addirittura a volerne la rovina, in questa sede, quella che mi vede consigliere comunale eletto -e sottolineo “eletto”- rivolgo il mio presuntuoso, arrogante, sprezzante GRAZIE.
Eh si, perché è così che a queste persone bisogna rivolgersi, con lo stesso garbo, con la stessa educazione che è stata usata nei miei confronti.
Ci si diverte a creare nuovi mostri…e qualcuno all’interno di questo consiglio ci sguazza.
La rabbia e l’indignazione che provo in questo momento è indescrivibile, ma credo di riuscire a lasciarla trasparire molto bene.
Nessuno di voi mi conosce, nessuno di voi ha mai vissuto con me la quotidianità, eppure si permette di costruire giudizi sul mio conto.
Sono un consigliere comunale e posso ammettere di essere giudicata per le scelte politiche fatte e che farò, ma sono prima di tutto una persona, e diventare oggetto di commenti violenti, di invettive e di spregiudicati atteggiamenti dettati dal modo distorto di intendere la vita politica di questo paese, non lo consento a nessuno.
Non mi sono mai permessa, prima d’ora, di esprimere giudizi sulle persone, sicuramente ho criticato la funzione ma non sono mai entrata nella vita privata di nessuno.
Mi sono limitata a mettere a disposizione della comunità, dell’intera comunità, la mia persona e sto cercando di dare il mio modesto contributo.
Sottolineo modesto, perché a chi mi vuole arrogante e presuntuosa ricordo di non aver mai detto IO SONO, IO SO!
Oggi però giudico anch’io, il Signore mi perdoni, ma non se ne può più, oggi giudico, ma lo faccio pubblicamente e non nelle segrete stanze di segreti amici dove qualcuno si diverte a tessere la tela della discordia e della divisione.
Signori, se avete problemi di autostima e frustrazioni di ogni sorta, andate a sfogarle in altre sedi.
Questo è il Comune, il Municipio, la macchina amministrativa, l’organo di governo più prossimo al popolo e i campagnanesi hanno bisogno di un governo degno di questo nome, non di gente che si accapiglia e si affanna per difendere il proprio orticello che su questo Comune vuole a tutti i costi coltivare.
I nostri concittadini hanno bisogno di serenità, disponibilità, comprensione, rispetto, chiarezza, trasparenza, lealtà, sincerità e non di una mera e futile pacca sulla spalla offerta di tanto in tanto.
Tutti noi abbiamo doveri etici e morali nei confronti di tutti, senza distinzione tra chi ci ha votato e chi no.
Ma invece di ottemperare al mandato conferitoci stiamo offrendo un pessimo esempio di società incivile.
A lei, signor Sindaco, non posso non ricordare che ha prestato un giuramento di fedeltà alla nostra Costituzione, per cui non posso non ricordarle il rispetto ai principi fondamentali in essa contenuti e l’ottemperanza alle leggi della Repubblica che da essa discendono.
Primo fra tutti, il tanto sospirato e agognato diritto di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, che le rispolvero nella memoria:
tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali difronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali….
Per la legge io e lei siamo uguali, anche se non ho votato per lei, e lei, in quanto primo cittadino, ha l’obbligo di trattare me al pari di chi ha votato per lei.
Un altro principio, un’altra regola aurea della nostra costituzione che la riguarda molto da vicino: l’articolo 97 sancisce l’imparzialità della pubblica amministrazione.
Lei è un pubblico ufficiale, lei è ufficiale di governo, è ufficiale di polizia giudiziaria.
Signor Sindaco è consapevole di tutte le responsabilità, di tutti i doveri che da queste attribuzioni discendono?
Io, in quanto testimone di tutto quanto sta avvenendo ultimamente in questa comunità, posso rispondere serenamente di no.
Lei sta lasciando che l’intera comunità vada allo sbando, che si faccia giustizia da se, utilizzando l’arma della bugia, dello scherno, dell’invettiva, della calunnia.
Io, in quanto cittadina, mi faccio portavoce della stragrande maggioranza dei campagnanesi: i cittadini sono stanchi e stremati da questo clima di guerra.
Vogliono tornare ad essere una comunità unita che serenamente svolge le sue quotidiane attività.
Lei per primo deve dare il buon esempio e se non è in grado di farlo andiamo a casa tutti.
Diamo la possibilità a chi ha veramente a cuore la comunità di guidarla senza veleni, senza condizionamenti, liberamente.
Detto ciò chiedo pubblicamente scusa a quelle persone che si sono sentite offese dalla mia persona.
Se è successo non è stato intenzionale e chiedo perdono a Dio per i sentimenti poco fraterni che sto provando in questi ultimi tempi.
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