Caserta. Politica e camorra, scagionato anche il finanziere Silvano Monaco: continua a sgretolarsi l’operazione ‘Medea’?
Cade un’altra imputazione del famoso procedimento “Medea”che ha avuto l’epilogo nel mese di luglio, con una sequenza di arresti a carico di persone eccellenti, tra cui quello, ritenuto dall’opinione pubblica “spettacolare” per le inusitate modalità (elicottero in un parco condominiale), eseguito dai Carabinieri all’alba nei confronti dell’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio.I giudici della prima sezione del Riesame d’Appello, il cui presidente è Elvira Russo, infatti, hanno annullato l’ordinanza cautelare nei confronti del appuntato scelto della Guardia di Finanza Silvano Monaco, 42enne di San Prisco, autista del comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta fino al 2013, colonnello Vincenzo Amendola, nei cui confronti fu emanato un provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio per 60 giorni. che sarebbero scaduti a fine settembre.
Secondo l’accusa, da alcune intercettazioni ambientali acquisite durante la conversazione in auto (con stereo acceso, riferisce la stessa ordinanza cautelare) fra l’imprenditore in odore di camorra Giuseppe Fontana e un altro soggetto non identificato, si sarebbe percepito che a rivelare di un procedimento penale a carico del fratello di Fontana (Orlando) sarebbe stato proprio il finanziere, con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi, sulla base della “cucitura” tra Fontana-Zagaria e i fratelli Cosentino.
La sua posizione è stata trattata dalla sezione feriale del Riesame d’Appello dopo un ricorso che era stato presentato dal suo avvocato, il penalista Mariano Omarto, a conclusione di un interrogatorio che il militare aveva tenuto l’indomani del provvedimento cautelare non custodiale davanti al gip Egle Pilla.
In quella sede, Monaco aveva risposto al giudice rigettando tutte le accuse con il supporto di una documentazione prodotta dalla difesa.
“Meno male che non è passato questo ‘principio’ – ebbe a scrivere Monaco sul suo profilo Fb ai tanti suoi amici che lo sostenevano e lo sostengono – che se due persone parlano tra di loro di una terza persona quest’ultima è già colpevole a priori senza nessun rilievo oggettivo perché se passava questo principio chiunque di noi era in pericolo di una giustizia a senso unico”.
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