Sesto Campano. Lavoro nero nei campi: circa 50 stranieri sfruttati da imprenditori casertani

carabiniere-lavoro-15x10-nero-agricoltura-1carabinieri-15x10-campagna-4Caporalato: blitz degli uomini del Corpo Forestale dello Stato

a Sesto Campano: i controlli hanno interessato un’azienda casertana che opera nella provincia di Isernia.

Sono quarantasei gli extracomunitari identificati dagli agenti del Corpo forestale dello Stato.

Erano intenti a raccogliere fagiolini in località Ponte Nuovo per conto di una ditta non molisana ma del Casertano.

Per la maggior parte di nazionalità bulgara e prevalentemente secondo una ricerca di Transcrime, il centro di studio interuniversitario sulla criminalità transnazionale della Cattolica di Milano e dell’Università degli studi di Trento, i gruppi criminali che operano nel settore delle agromafie sono 27 e infiltrano l’intera filiera agroalimentare.Durante le verifiche della Forestale, sono stati identificati una cinquantina di cittadini di nazionalità bulgara che lavoravano nei campi, come detto per conto di una ditta in provincia di Caserta, ma sul territorio del comune di Sesto Campano.

Per buona parte dei circa cinquanta braccianti sono state trovate delle irregolarità dal punto di vista della posizione lavorativa.
Controlli sono in corso per stabilire se fossero in regola sul territorio nazionale.
Molti di loro vivono nei Comuni dell’Alto Casertano, da Capriati a Volturno ad Alife, Piedimonte Matese e Gioia Sannitica.
Dopo i primi rilievi, avvenuti sul posto, i braccianti sono stati condotti in caserma.
È stato necessario, infatti, identificarli e l’attività di accertamento è stata svolta in collaborazione con i carabinieri e la Scientifica.
Ora le indagini continuano perché si cerca di capire il bacino di provenienza del gruppo e, soprattutto, se possano esservi collegamenti con organizzazioni che fanno riferimento al territorio campano considerando sia la contiguità della zona, sia la circostanza che il territorio molisano, essendo molto più piccolo, è facilmente controllabile in termini di presenze clandestine.
L’ipotesi più plausibile è che il coordinamento, il caporalato appunto, sia di matrice campana.
Indagini sono in corso anche sul fenomeno “caporalato”.
C’è un filo rosso che collega la mano d’opera clandestina, lo sfruttamento lavorativo, il disagio degli immigrati e la loro necessità di trovare una soluzione abitativa, l’evasione fiscale e, al termine della catena, la camorra.
Il caporalato, in provincia di Caserta e non solo, può contare su sacche di clandestinità: un esercito di invisibili che raccolgono nelle campagne per pochi spiccioli, sfruttati per dieci, dodici ore al giorno, guidati, reclutati, accompagnati appunto da caporali, terminali di organizzazioni criminali che lucrano sull’agricoltura.
La penetrazione mafiosa nel settore è presente tanto nel settore zootecnico, dove il meccanismo di guadagno sporco si alimenta nella mancata osservanza delle norme sullo smaltimento degli scarti, quanto in quello delle grandi estensioni.
Insieme i fenomeni illegali costituiscono parte dell’ossatura delle agromafie.
Una realtà riportata di recente alla ribalta delle cronache e che, per questo, sta ricevendo maggiore attenzione da parte di inquirenti e investigatori.
L’operazione avvenuta a Sesto Campano, paese al confine tra le province di Caserta e di Isernia, dimostra come sia alto l’allarme.

(Comunicato Stampa – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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