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Caiazzo. Raccolta rifiuti: il TAR reintegra la ditta espulsa (solo sulla carta) per ‘camorra’

rifiuti-15x10-vignetta-gradimenti-1rifiuti-15x10-business-chi-1E meno male che il principale azionista voleva andarsene dall’Italia, demoralizzato e deluso, paventando però danni per milioni di euro.

Come ipotizzato proprio da noi, invece, attraverso il proprio legale, avvocato Luigi Adinolfi, la “Impresud” dei fratelli Iavazzi ha impugnato il decreto con cui il sindaco aveva revocato (a posteriori, cioè “con effetto ritardato”) l’appalto del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, giusta allerta prefettizia, per presunte ingerenze malavitose, ma il tribunale amministrativo della Campania ha accolto la sospensiva, riservandosi di entrare nel merito del ricorso nell’udienza del 9 settembre.
Nel frattempo quindi, “grazie” alla revoca a “scoppio ritardato”, la ditta in presunto “odore” di camorra non ha lasciato e non lascerà il servizio espletato nel territorio comunale caiatino.
Ricorso che, si badi, riguardava anche analoghe revoche, disposte, per lo stesso motivo, dai Comuni di Sparanise, San Marco Evangelista, Calvi Risorta, San Tammaro, Pastorano e Casapulla, che però non avevano esitato a disporre la risoluzione dei contratti con la società che si occupava della raccolta e smaltimento  dei rifiuti e, quindi, ora saranno costretti a una duplice “retro march”.
Con l’adozione del provvedimento cautelare d’urgenza, in buona sostanza, in attesa di valutare la situazione nel merito, il presidente della prima sezione del tribunale amministrativo della Campania, Angelo Scafuri, ha concesso all’impresa, finita nel mirino della prefettura casertana per presunte ingerenze camorristiche, l’opportunità di continuare a gestire gli appalti, secondo alcuni soprattutto per non creare problemi ai dipendenti, che in effetti, secondo esperti, non avrebbero corso alcun rischio in quanto, ope legis, l’eventuale ditta subentrante avrebbe dovuto avvalersi  dello stesso personale, fermo restando che, togliendo (eventualmente) le castagne dal fuoco ai dipendenti di tale ditta, ora il problema si crea con quelli delle ditte nel frattempo subentrate negli altri Comuni.
Una ragione in più perché l’uomo qualunque continui a non capacitarsi su quale sia la vera “giustizia giusta”…

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