Droghe: conoscerle per starne lontani, soprattutto dai ‘mix’ che impazzano in certe discoteche

Viaggia sull’orlo dell’abisso e non lo sa. Cosa c’è dentro la dose, si scopre solo in caso di sequestro o al pronto soccorso,

quando magari è troppo tardi per intervenire.
Le sostanze vendute nei tanti supermarket della droga, o in discoteca, o fuori ai cancelli della scuola, sono miscugli ad alto rischio, tagliate malamente, nel caso della cocaina, o prodotte in laboratori fai da te, nel caso delle droghe sintetiche.
Il guadagno per il pusher sale parallelamente al rischio per l’acquirente. Provare a orientarsi non è facile, ma è necessario.
Partiamo dai dati e dalle osservazioni di cui è ricco l’ultimo rapporto della Direzione Nazionale Antimafia, guidata dal Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.
Il relatore distingue tra droghe per così dire tradizionali, eroina,cocaina e derivati dalla cannabis per le quali si osserva: “Per quanto riguarda l’Europa, che è il mercato che qui maggiormente interessa, possiamo parlare, sulla base dei dati delle Nazioni Unite, di consolidamento dei consumi, dopo un decennio di costante crescita, mentre si registra un decremento dei sequestri e, a parità di prezzo, una minore purezza dello stupefacente”.
I consumi, dunque restano stabili e in qualche modo è più facile controllarli perché si conoscono i luoghi di produzione delle sostanze base.
Il rischio, per questo tipo di prodotti, deriva dalla tossicità della sostanza in sé, ma anche dai materiali che si usano per tagliarla che sono i più vari e dannosi.
Il trafficante vende, o almeno dovrebbe vendere, la sostanza pura. Ma questa cambia di mano un numero infinito di volte e ad ogni passaggio viene modificata.
C’è chi ci aggiunge lidocaina (anestetico), chi ne incrementa il peso con il saccarosio e i suoi derivati, chi adotta la mannite o l’aspirina. Ci sono anche spacciatori che puntano sui lassativi.
In una dose si può trovare metà cocaina e metà additivo (e il prezzo oscilla tra i cento e i sessanta euro) ma anche solo un quinto di coca (e allora si possono spendere anche ‘solo’ tredici euro).
Non si tratta, però, di prodotti legali e certificati e quindi ogni pusher fa quel che vuole: nessuno può controllarlo e c’è anche chi compra una dose da cento euro e si trova a inalare l’aspirina.
L’ultima frontiera della cannabis è invece la cosiddetta “Amnesia”
Cosa sia con precisione nessuno lo sa. Il nome, infatti, identifica due sostanze diverse: quella modificata geneticamente (in questo caso proviene soprattutto dall’Olanda) e quella ‘rafforzata’ con l’aggiunta di oppiacei spesso ricavati dai residui della lavorazione dell’eroina.
In questo caso lo spinello può diventare micidiale perché può provocare assuefazione, ma soprattutto perché chi lo fuma non sa quello che sta inalando.
In caso di crisi non è nemmeno in grado di dare indicazioni attendibili ai sanitari. Ma sono le droghe sintetiche l’ultima frontiera del narcotraffico.
Scrive la DNA: “È bene subito chiarire che, in tale ambito, né l’ U.N.O.D.C. (United Nations Office on Drugs and Crime) né altri organismi internazionali dispongono di dati sicuri. Il monitoraggio del fenomeno è ancora approssimativo ed incerto”.
Dati certi, dunque, non ce ne sono e la DNA spiega perché: “La carenze delle rilevazioni sono determinate, non solo, dalla novità del fenomeno, ma anche dalla natura intrinseca di tali narcotici, rispetto ai quali, diversamente dalle droghe tradizionali, non è possibile individuare un’area di coltura, delle zone in cui sono presenti le piantagioni e, infine, per ciò che rileva nell’azione di contrasto, delle rotte del traffico.
Come si è già rilevato anche in altre relazioni non esiste un habitat identificabile in cui si realizza la produzione.
Il ciclo produttivo – spesso realizzato in ambiente domestico, i cosiddetti kitchen laboratories – può essere sviluppato ovunque sul pianeta”.
Per mettere al passo la Polizia è stato necessario produrre una sorta di breviario per ampliare “per quanto possibile, le conoscenze delle droghe sintetiche ed emergenti da parte degli operatori delle Forze di Polizia”, come si legge nell’introduzione dell’opuscolo.
Le droghe sintetiche, quelle che noi chiamiamo ecstasy, dunque, possono essere fatte dovunque e da chiunque. E ognuno le fa a modo suo, utilizzando le sostanze disponibili.
Le materie base sono le metanfetamine che possono essere lavorate anche seguendo le istruzioni dei manuali consultabili in rete. Si possono ricavare anche lavorando farmaci venduti regolarmente in farmacia.
Fino a qualche anno fa, tanto per fare un esempio, le anfetamine erano comunemente utilizzate per le diete e tuttora si possono legalmente acquistare in Paesi della Comunità Europea, ad esempio in Bulgaria.
C’è chi compra la sostanza base e fabbrica le pasticche e chi si fa un bel viaggio in nord Europa, in Olanda e in Belgio, soprattutto, e torna con il suo carico di pillole che poi rivende in discoteca, a scuola o all’angolo della strada. Difficile anche stabilire quanti milioni di pastiglie siano in circolazione.
Si legge ancora nella relazione della DNA: “In questo ambito l’attività di contrasto è ancora in una fase primordiale e la circostanza preoccupa perché parliamo della diffusione di stupefacenti che hanno effetti micidiali sulla salute.
Gli incrementi dei sequestri hanno riguardato tutte le aree di consumo fatta salva l’Europa ed il Sud America: Estremo Oriente, sudest Asiatico e centro e nord America”.
Cionostante “Europol segnala che il vertiginoso aumento del consumo di ecstasy sarebbe correlato all’impiego di precursori chimici leggermente modificati…
Una semplice e non complessa elusione su larga scala dei controlli previsti a livello internazionale sull’impiego di siffatte molecole è, quindi, in grado di generare uno straordinario incremento dell’offerta di narcotici sintetici”.
Insomma la droga non è come quell’amaro che un tempo si reclamizzava con la scritta “Sai quel che bevi”.
Se sniffi o se ti “cali” la pasticca non hai la minima idea di quello che stai facendo.

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