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Caserta. Politica e camorra, scarcerato l’ex sindaco Del Gaudio; lecito chiedersi: quale giustizia è ‘giusta’?

“Come non detto”, magari “con tante scuse” per l’ex sindaco di Caserta, scarcerato nella tarda serata di venerdì 24 luglio dal Tribunale della Libertà per motivazioni che lasciano molto riflettere, prestandosi in effetti a varie interpretazioni.
Legittimo, in tutti i casi, che il “contrordine” disposto dalla giustizia ordinaria -sulla falsariga, del resto, di quanto accaduto per il governatore regionale della Campania e per lo stesso il sindaco di Napoli- dia la stura a una serie di interrogazioni, su quale sia la “giustizia più giusta”, da parte della gente comune, indotta a pensare prima tutto, poi il suo esatto contrario, e degli stessi interessati da altri provvedimenti coattivi.
In primis il deputato di Piedimonte Matese, Carlo Sarro, ed i suoi stessi sostenitori, è lecito che ora auspichino analogo epilogo della serie finita “a tarallucci e vino” ovvero che l’impianto accusatorio venga smantellato in toto e cada, quindi, la stessa esigenza di pronuncia da parte della Camera dei Deputati sulla richiesta di arresto, tuttora al vaglio della commissione giustizia, grazie alla quale Sarro ha evitato l’onta degli arresti, sia pure domiciliari, contrariamente al sindaco di Caserta che invece non godeva dell’immunità/impunità riservata ai parlamentari.
Ho vissuto un incubo, ma ora è finito: ho sempre creduto che la giustizia avrebbe fatto il suo corso e mi avrebbe dato la possibilità di ritornare dalla mia famiglia“: sono state le prime parole di Pio Del Gaudio, tornato libero poco prima delle 23 di ieri.
Per l’ex sindaco di Caserta il tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La prima persona che ha abbracciato, quando si è chiuso dietro le spalle il cancello del penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, è stata la moglie, che era ad attenderlo fuori dal carcere assieme all’avvocato Dezio Ferraro.
L’ex sindaco di Caserta era stato arrestato dai Carabinieri del Ros il 14 luglio, nell’ambito dell’operazione «Medea», coordinata dalla Dda.
Inchiesta che ha colpito anche Angelo Polverino, il citato senatore Carlo Sarro e degli imprenditori ritenuti vicini ai Casalesi.
Per Pio Del Gaudio, come Sarro e Polverino di Forza Italia, la tesi tratteggiata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Dezio Ferraro, ha convinto i giudici dell’ottava sezione del Riesame di Napoli:
«Non ci sono mai stati rapporti con la camorra perché Pino Fontana appariva come persona rispettabile.
Prendeva appalti pubblici, il che lo poneva al di sopra di ogni sospetto, e soprattutto si accompagnava spesso sia a carabinieri che a poliziotti, era amico loro»
Con tali conclusioni il difensore di Pio Del Gaudio ha smantellato l’impianto accusatorio, prospettando ai giudici una versione dei fatti ben diversa dalle accuse della Direzione Distrettuale Antimafia, secondo le risultanze della quale, invece, l’ex sindaco di Caserta avrebbe avuto legami con imprenditori sospettati e sarebbe stato in affari con il clan Zagaria.
Corruzione e finanziamento illecito, con le aggravanti di cui  all’articolo 7 della legge Antimafia: erano particolarmente gravi i reati ipotizzati nell’ordinanza di arresto disposto dal GIP Egle Pilla, tutte demolite, però, dal verdetto dei giudici del Riesame che, dopo dieci giorni di cella a San Tammaro, hanno disposto la scarcerazione di Del Gaudio che però resta indagato nel procedimento “Medea”.

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