Alto casertano scosso dall’inchiesta su politica e camorra: nel mirino anche il progetto alifano ‘Porte dei Parchi’
Il giorno dopo la raffica di perquisizioni eseguite negli uffici comunali, del Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano e nelle abitazioni di sindaci e funzionari pubblici i Pm della Dda iniziano ad analizzare le carte.Cosa cercano? Riscontri naturalmente. Partendo da un comune denominatore:
tutte le opere per cui si ipotizza il reato di concorso in corruzione e turbativa d’asta riguardano appalti eseguiti o da eseguire con fondi regionali.
Per questo sono stati indagati anche l’ex assessore regionale al turismo Pasquale Sommese e il suo principale collaboratore Antonio Sommese.
E anche nel caso in cui le opere sarebbero poi state gestite dalla Stazione unica appaltante si verifica la fase preparatoria della progettazione e delle consulenze, affidata direttamente dagli enti locali.
Nell’inchiesta, in qualità di indagati, sono finiti anche il sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Biagio Di Muro e quello di Riardo Nicola D’Ovidio, oltre al presidente della Comunità montana del Matese, Fabrizio Pepe, ma in qualità di dirigente del consorzio di bonifica Sannio Alifano.
Per i Pm della Dda di Napoli Maurizio Giordano, Gloria Sanseverino, Alessandro D’Alessio e Luigi Landolfi tutto ruotava intorno ad Alessandro Zagaria, 29 anni gestore della Imperial Service con sede ad Aversa, che è accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico insieme a Loredana Di Giovanni, 44 anni titolare della Project Service con sede in via Manzoni a Napoli.
Zagaria viene ritenuto personaggio vicino al clan Zagaria e Loredana Di Giovanni era la sua fidata collaboratrice.
Il primo è accusato di versare e la seconda di consegnare somme di denaro che servivano per aggiudicarsi gare di appalto.
Gli investigatori del Reparto Operativo dei Carabinieri di Caserta e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno, in base ad intercettazioni e riscontri bancari, accertato anche il meccanismo con cui venivano pagate le tangenti.
C’erano delle false fatturazioni per servizi inesistenti resi da società compiacenti.
Alcuni commercialisti, pure indagati, avrebbero provveduto a creare il giro illegale.
Queste le accuse nei confronti delle quali, naturalmente, gli indagati faranno valere le loro ragioni.
In sostanza l’ipotesi di reato fonda sulla convinzione dei magistrati che le gare per le opere pubbliche del Casertano se le aggiudicavano sempre i “soliti noti”.
Ossia le ditte Archicons di Guglielmo Regina di Napoli; Mmarch di Mario Martinelli di San Cipriano d’Aversa; la Bretto opere stradali di Antonio Bretto di Casal di Principe.
L’appalto maggiore, per 9 milioni di euro di cui un primo lotto di 2 che doveva partire a breve, riguarda la ristrutturazione a Santa Maria Capua Vetere di Palazzo Teti, edificio confiscato a Nicola Di Muro il cui figlio Biagio, ora sindaco, risulta tra gli indagati nell’inchiesta.
Un altro appalto, oltre ai soliti imprenditori, vede coinvolto e quindi indagato Fabrizio Pepe, presidente della Comunità Montana del Matese e dirigente del Consorzio di bonifica Sannio Alifano.
A Riardo, invece sono finiti nel mirino della Dda i lavori di consolidamento e messa in sicurezza del Castello Medievale aggiudicati alla società di Mario Martinelli e i lavori del campo sportivo.
Per questi risultano indagati il sindaco Nicola D’Ovidio e Alessandro Gentile, di Maddaloni, dipendente del consiglio regionale della Campania.
Riguardava infine i Comuni di Francolise, Alife, Rocca d’Evandro e Calvi Risorta l’appalto per due milioni di euro del progetto “Le porte dei parchi”.
Nei prossimi giorni gli indagati saranno ascoltati dai pm con i loro difensori.
Per ora resta uno scenario inquietante, al di là delle singole responsabilità tutte da accertare: in piena crisi economica e con grandi difficoltà per tutte le imprese sane del territorio un sistema corrotto avrebbe chiuso le porte degli enti pubblici agli imprenditori onesti.
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