Caserta-Matese. Ospedali, bar gestiti dalla camorra: a giudizio 13 persone, due sono matesine
Il Giudice per le udienze preliminari Laviano ha accolto la tesi della Procura
della Repubblica, in merito alla vicenda dei bar degli ospedali gestiti dalla camorra, rinviando a giudizio Antonio, Giuseppe e Salvatore Petruolo, rispettivamente 47enne, 77enne e 43enne, tutti e tre di Marcianise; Maria Argenziano, 53 anni di Capodrise; Vincenzo Apollonio, 57 anni di Campobasso; Francesco Alfonso Bottino, 72 anni di Caserta, ex direttore generale Asl e Ospedale; Romualdo Cacciola, 60 anni, sindaco di Pratella; Antonio Della Valle, 58 anni di Maddaloni; Giuseppe Floriano, 56 anni di San Felice a Cancello; Alessandro Glorioso, 39 anni di Marcianise; Lorenzo Rivetti, 62 anni di Maddaloni, Vincenzo Senneca, 59 anni di Maddaloni e Gerardo Sorrentino, 44 anni di Piedimonte Matese.
Il 16 ottobre si svolgerà l’udienza davanti al collegio presieduto dal Giudice Stravino che già si sta occupando del processo a carico di Angelo Polverino ed Angelo Grillo. Sotto processo sono finiti Secondo l’accusa i bar degli ospedali di Marcianise, Maddaloni e Piedimonte, affidati, secondo l’accusa a persone in odore di camorra che a loro volta li avrebbero dati in gestione senza averne i benché minimi, requisiti a terzi. L’indagine ha permesso di acclarare come i locali ristoro degli ospedali di Marcianise, Maddaloni e Piedimonte siano stati gestiti per anni da privati che non avevano alcun titolo per occupare gli immobili. Nello specifico è risultato che il C.R.A.L. ha affidato il servizio i locali ai privati in assenza di alcun contratto con l’ente ospedaliero che, peraltro, per l’affidamento ai privati avrebbe dovuto espletare una gara pubblica. La situazione di totale illegittimità è perdurata per svariati anni per l’assenza di controlli da parte dei vertici delle aziende ospedaliere sui contratti di locazione tra Asl e C.R.A.L. e sull’effettiva gestione dei locali da parte del C.R.A.L., sul regolare versamento dei canoni di locazione all’Asl e sulle spese relative al consumo di acqua e luce, che risultavano all’atto dell’intervento ancora a carico della stessa Asl.
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