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Trentola Ducenta (CE). Discuteva e minacciava tutti l’agente che domenica ha ucciso quattro persone?

Compirà cinquant’anni fra poco più di un mese Luciano Pezzella, l’agente penitenziario che l’altra ha compiuto la strage, molto noto per il suo carattere irascibile e per le continue liti che aveva, non solo con i vicini.
Dicono che non passasse giorno senza che facesse sentire, con forza, le sue ragioni; le persone che abitano lungo via Carducci spiegano che ogni cosa lo infastidiva e che non perdeva occasione per piantare grane. Raccontano, nelle ore successive alla strage, che pochi giorni fa aveva avuto un violentissimo diverbio anche con suo fratello con il quale non correva buon sangue: questo episodio dimostra quindi che il carattere di Pezzella era incontrollabile.
Da sempre aveva motivi di tensione con i suoi vicini per via del parcheggio dell’auto e dei furgoni che, secondo lui, inibivano i movimenti di ingresso della sua auto: “Togli quella macchina o ti sparo”, avrebbe minacciato più volte. E, alla fine, l’ha fatto.
Appena tre giorni fa aveva protestato per l’ennesima volta, con veemenza, nei confronti della famiglia Verde, per un altro motivo.
Davanti alla villetta dove Michele vendeva cassette di legno agli agricoltori, c’era via vai fin dalle sei del mattino e l’agente penitenziario non voleva sentire rumori. Così Michele Verde aveva chiesto ai clienti di ritardare un po’ l’arrivo, di presentarsi a partire dalle nove: l’orario nel quale l’altra mattina è arrivato Franco Pinestra con il suo furgone, pochi minuti prima di essere colpito a morte.
In quella villetta Pezzella era arrivato, con la sua famiglia, poco più di cinque anni fa.
I figli, Giusy di 23 anni e un maschio di 16 anni, subito si sono integrati nella piccola comunità di quella porzione di Trentola Ducenta che cresce in maniera sconclusionata, fra edifici in costruzione lasciati a metà e porzioni di terreno ancora recintate e abbandonate.
Proprio per via di uno di quei terreni incolti Luciano era andato a protestare con il sindaco: ne ha preteso la pulizia perché tra erbacce e rovi si annidavano topi e serpenti. Quella pulizia, alla fine, l’aveva ottenuta.
La moglie, Pina, si arrangia per dare il suo contributo economico alla famiglia.
Lavoretti saltuari, accompagnamento di ragazzi, sempre sorridente, sempre pronta a dare una mano alle vicine, perché questa porzione di Trentola ha ancora il sapore della vita sincera di campagna, anche se il cemento ha aggredito tutto.
Se la moglie e i figli avevano buoni rapporti con tutti e avevano stretto amicizia con i vicini, Luciano non era riuscito a integrarsi.
Conduceva una personale battaglia per difendere il suo territorio da ogni intrusione, gli davano fastidio i passanti, le auto in sosta, il continuo viavai.
In quella stradina fatta di villette mono familiari, ognuno parcheggia di fronte al suo cancello ma alla guardia carceraria questa soluzione non piaceva.
Ma non solo: era infastidito anche dal semplice passaggio delle persone.
Qualche giorno fa si è parato dinanzi a un uomo in bicicletta che passava troppo vicino all’ingresso della sua villetta: “Tu di qui non devi passare”.
A metà giugno ha avuto uno scontro verbale con una persona che, alla guida di una piccola Smart, aveva fatto inversione di marcia proprio nell’area prospiciente la sua villetta.
Ne è scaturita una lite al termine della quale Luciano Pezzella ha deciso di andare a denunciare l’autista della Smart spiegando di aver subito pesanti minacce.
L’altro giorno, subito dopo la strage, lungo la strada in molti sostenevano che Pezzella soffrisse di depressione e che proprio quella malattia lo rendeva nervoso e irascibile.

VENTI ANNI FA UN AGENTE DI POLIZIA PENITENZIARIA FECE UNA STRAGE A S.MARIA C.VETERE, MORI’ ANCHE GEPPINO MACCHIARELLI DI ALIFE

La strage commessaa Trentola Ducenta da Luciano Pezzella, 49 anni, un agente di polizia penitenziario che ha ucciso quattro persone per motivi di vicinato, ha riportato nei ricordi un simile precedente avvenuto in provincia di Caserta e risalente a 20 anni fa.
Autore di un’altra strage con ben sette morti (quattro familiari e tre impiegati di un ufficio – nella foto una delle vittime in Conservatoria -Geppino Macchiarelli di Alife) fu Domenico Cavasso, un altro agente di polizia penitenziaria che, a differenza di Pezzella, si trovava sotto cure psichiatriche e nonostante ciò continuava a prestare servizio con la pistola in dotazione.
Anche in quel caso ci fu una carneficina commessa tra Macerata Campania (dove viveva l’agente) e Santa Maria Capua Vetere che non ha avuto eguali in Italia per il numero di persone uccise in un contesto familiare.
Era il 15 marzo 1995 quando Cavasso, agente presso il supercarcere di Carinola, meditò la strage. Il sospetto gli aveva annebbiato la mente, era impazzito pensando che i suoi familiari volessero rubargli l’eredità, una vecchia masseria nelle campagne di Caserta.
Spinto dalla follia, roso dall’ira, una mattina impugnò la pistola d’ordinanza e fece una strage. Sette morti, due feriti. Una terribile mattanza che insanguinò Santa Maria Capua Vetere e un vicino paese di 15mila anime, Macerata Campania, dove si trovava il casale dell’eccidio.
Lì, nel cortile, l’assassino uccise sua zia, poi la cugina e altri due parenti. Dieci minuti più tardi, in auto, raggiunse la Conservatoria dei registri immobiliari di Santa Maria Capua Vetere. Tre impiegati morti, fulminati da Cavasso sotto gli occhi della folla in attesa allo sportello.
Forse l’assassino li riteneva complici dei suoi familiari; nei giorni precedenti alla Conservatoria aveva chiesto tutti i documenti sulla masseria di Macerata Campania. L’agente di polizia penitenziaria iniziò la sua strage a Macerata Campania, dove uccise sua cugina Luisa Piccirillo, 35 anni e il marito Mattia Trotta, 40.
Poi sparò all’anziana zia, Antonia Cavasso, 73 anni, e al suo convivente Giovanni Merola, 71, che di fronte a tanto orrore si è accasciò a terra e morì di infarto. Si salvarono per miracolo il padre dell’omicida, Giovanni (a cui il figlio ha mirato senza colpirlo), ed i quattro figli di Mattia e Luisa: Rossella, che all’epoca aveva 15 anni, Antonella, 13, Patrizia, 12, e da ultima la piccola Giovanna, di soli 4 anni, che, terrorizzata, ha assistito all’uccisione dei suoi genitori e s’è salvata scappando da una vicina.
Tutti oggi sono maggiorenni. In una seconda fase, però all’interno della Conservatoria del Registro di Santa Maria Capua Vetere, ammazzò Anna Lombardi, 64 anni, Giuseppe Macchiarelli, 36, detto Geppino, e Gianni Fusco, 36 anni. Fu dichiarato totalmente infermo di mente e condannato a 15 anni di reclusione e tre di Opg. L’accusa chiese 21 anni di reclusione per i primi quattro delitti e l’ergastolo per i successivi tre.

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