‘Marcia su’ Calvi Risorta’ contro i veleni anche il TV ma senza politicanti: respinta ‘lady’ Picierno

 “Non coprite il disastro”, “Agro caleno terra di resistenza: non terra dei fuochi”.

Sabato pomeriggio, nelle piazze e lungo le strade di Calvi Risorta, e poi sulla statale Casilina, rimasta bloccata per tre ore, sono scese intere famiglie.
La via pubblica, a qualche chilometro dall’uscita autostradale di Capua, è stata trasformata in un “accampamento di popolo” con tanto di rinfresco e panini offerti dai residenti, quasi a dire: “Da qui non ci muoviamo”.
L’accampamento è stato smobilitato solo quando è arrivata la promessa di un incontro in prefettura “entro questa settimana” e la certezza del fatto che una delegazione del Comitato sarà ricevuto, lunedì mattina, dal Questore di Caserta.
Anzi, sarà proprio il questore a fare da mediatore e allestire un tavolo di confronto in prefettura.
Clamorosamente declinato invece, con un cortese ma risoluto “no grazie”, l’invito dell’europarlamentare Pina Picierno a partecipare al tavolo tematico fissato per domani a Roma.
Non parteciperemo – ha fatto sapere il Comitato – in quanto appaiono inopportune le modalità d’indizione, il luogo individuato e la parzialità sulle scelte dei partecipanti: solo persone del Pd”.
Oltre a tutto questo intrecciarsi di rapporti politici, equilibri interni e rapporti di varia natura si è messa di traverso anche la burocrazia che regola il rapporto tra le Istituzioni.
Infatti, gli scavi sulla zona inquinata sono fermi è il motivo è agghiacciante: è scaduta la convenzione (di cui neppure si sapeva l’esistenza) con il Genio militare.
Le ruspe resteranno ferme, quindi, fino al rinnovo del contratto.
Situazioni assurde, se viste con gli occhi dei cittadini del posto che si aspettano invece una corsa contro il tempo (che vende in prima linea l’Arpac) per fare chiarezza sulla reale carica contaminata dei rifiuti industriali, solidi e liquidi, emersi in quello che è stato il paradiso delle ecomafie casertane: i 24 ettari di terreno agricolo baricentrico all’area industriale di Calvi, ma soprattutto attigui al perimetro dello stabilimento produttivo di articoli sanitari, dismesso da oltre trent’anni, della Pozzi – Ginori.
La sensibilità su questi temi è massima.
Ecco perché non c’erano solo gli organizzatori e qualche grappolo di fedelissimi sostenitori, sabato sera, per le strade di Calvi e sulla Casilina, ma i cittadini del posto e dei comuni circostanti.
Gli osservatori esterni parlano di circa mille partecipanti, ma numeri a parte, non ci sono dubbi circa l’adesione che si può dire sia stata di massa; al punto dall’essersi già conquistata il titolo di “marcia su Calvi”.
Una marcia pacifica però, non sovversiva, non intentata contro Calvi e la sua amministrazione, visto che lo stesso sindaco, Giovanni Marrocco, a nome di tutto il civico consesso ha prodotto un manifesto pubblico invitando i cittadini a partecipare.
Non a caso il corteo ha preso vita proprio ai piedi del palazzo comunale, con i suoi slogan più che espliciti eppure civilissimi, accompagnato dalle urla dei manifestanti che a un certo punto hanno voluto lanciare un messaggio al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.
La colpa dell’inquinamento delle terre calene –hanno gridato alcuni partecipanti al corteo rivolgendosi al ministro Galletti, il quale, in un’intervista sulla stampa nazionale, avrebbe dichiarato che la gente di Calvi avrebbe fatto bene a tenere meglio gli occhi aperti su quello che accadeva sul loro territorio- è da attribuire alle istituzioni corrotte, perché si continua a dare valore al rifiuto industriale.
Fin quando lo Stato obbligherà le aziende a sostenere costi altissimi di smaltimento, il business delle eco-mafie non cesserà mai“.
Un messaggio che sarà ribadito lunedì mattina in questura e che accredita maggiormente gli obiettivi che si sono prefissi di raggiungere i veri promoter dell’evento del Comitato per la “difesa dell’Agro caleno”.

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