Piedimonte Matese. Mezzo secolo di Democrazia Cristiana nella ‘Incompiuta’ del ‘rinato’ professor D’Andrea
Un libro che è un inno alla vita e alla politica, quella vera. Un libro con un doppio volto, il diario pubblico e privato di Carlo D’Andrea (nella foto), personaggio poliedrico, innamorato del suo Matese, protagonista per molti anni della vita pubblica di Piedimonte.E’ tutto questo, e non solo, “L’incompiuta, mezzo secolo di Democrazia Cristiana a Piedimonte 1943-1993”, l’ultima fatica letteraria di D’Andrea, che si presenta sabato in Comune, nella sala consiliare, alle 19.
Con l’autore ne discutono Netta Antonucci, Lino Diana, Michele Malatesta, Antonello Velardi e Giovanna Mastrati.
E’ l’ultima fatica letteraria perché D’Andrea ha scritto altri libri, raccontando la sua seconda vita, ovvero quella che ha vissuto dopo il 23 giugno del 1981 quando fu vittima della rottura di un aneurisma nel cervello.
Il drammatico incidente avvenne mentre era in consiglio comunale, dopo aver partecipato ad una riunione in provveditorato: politica e scuola, la sua grande passione (insieme al giornalismo) e il suo lavoro.
Questo libro – edizioni Ikone per Byblos, tutto nel segno della realtà locale – è uno spaccato della vita politica di Piedimonte Matese dalla Liberazione al drammatico incidente, vista con gli occhi dell’esponente politico della Dc, il suo partito di cui era attivista nelle fila della corrente morotea.
Ci sono nomi (da Giovanni Caso a Vincenzo e Dante Cappello, a Giacinto e Manfredi Bosco) molto noti non solo nel Matesino, protagonisti per diversi anni dell’attività politica e della gestione di potere; ci sono circostanze e dinamiche della battaglia interna alla Dc con il racconto dei quattro mandati da consigliere comunale di Carlo D’Andrea.
Nelle stesse pagine è anche raccontato – con foto talvolta inedite – il grande sogno turistico del Matese, con l’apertura della stazione sciistica di Bocca della Selva, la parabola dell’ospedale, le dinamiche dell’economia locale.
Fatti e persone di cui D’Andrea è protagonista da docente, da esponente politico, da giornalista corrispondente del «Mattino», la testata che non ha mai perso il suo cognome grazie all’attività del figlio Gianfrancesco.
Quest’ultimo ha dato una grande mano alla realizzazione del libro, ma non solo lui: le foto sono dell’altro figlio Marcello, artista nell’animo; il supporto fondamentale è stato della moglie Lilly, compagna di una vita, sposata ad Amalfi, luogo dell’anima.
Un diario pubblico e personale che finisce il 23 giugno del 1981; anzi dà conto anche del dopo, della parabola finale della Dc sul piano pubblico e, sul piano personale, della fase della ripresa, dell’intervento chirurgico da parte di un luminare come Gabriele Tedeschi, della grande voglia di rivivere una seconda vita.
Il libro stesso ne è una testimonianza viva.
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