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Castel Morrone. Old River: complesso sequestrato dopo l’incidente mortale; sindaci sull’aventino, ma per schiamazzo

La musica all’Old River si è spenta il giorno dopo l’omicidio di Antonio Franzese e probabilmente la consolle resterà vuota per i prossimi venti giorni.

L’area in cui si è tenuta la maratona di techno dei Monegros, durante la quale è scoppiata la rissa in cui ha perso la vita il giovane di Frattamaggiore, è sotto sequestro probatorio e ci resterà fino a quando non si concluderanno gli accertamenti che la procura dovrà completare entro il prossimo 4 luglio.

Trenta i giorni che il gip ha concesso agli inquirenti per raccogliere nuove prove, trovare nuovi testimoni, acquisire immagini e video, ma il termine temporale potrebbe anche allungarsi.

Al momento in prigione ci sono due ventitreenni napoletani, fermati inizialmente con l’accusa di aver ammazzato Antonio, ma attualmente accusati solo di rissa in quanto il reato di omicidio è stato derubricato.

Contro di loro c’è la sola testimonianza del fratello della vittima (indagato a sua volta per rissa), ma il suo racconto a quanto pare è carente nella parte in cui dovrebbe essere preciso.

Il ragazzo non ha saputo indicare se effettivamente Marco Fiorillo ed Emanuele Romano (difesi dagli avvocati Gennaro Pecoraro e Giacomo Mungiello) hanno inferto la coltellata mortale a suo fratello e al momento non ci sono indizi che provino tale versione.

Per questa ragione il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha cancellato dalle accuse il capo relativo all’omicidio.

Il ragazzo ha riferito che la rissa si è svolta in più tempi, quasi a “riprese”, e in almeno due zone diverse della discoteca a cielo aperto di Castel Morrone.

Insomma, non ha assistito a tutte le fasi che hanno preceduto la tragedia e i coltelli non sono mai stati trovati per cui i carabinieri della compagnia di Caserta, agli ordini del capitano Andrea Dell’Olio, stanno lavorando e dal giorno del dramma gli interrogatori non si sono mai interrotti.

Il giorno dopo il procuratore ha lanciato un appello ai cinquemila giovani che la notte della tragedia erano all’Old River, chiedendo loro di collaborare e di fornire eventuali video o immagini utili alle indagini, ma allo stato attuale non si ha notizia di sviluppi in tal senso.

Quella della procura sembra adesso una sorta di corsa contro il tempo: la detenzione dei due giovani napoletani è infatti “a tempo”.

Vista l’indicazione del gip, entro i primi giorni di luglio la posizione dei due dovrà essere cristallizzata, in un senso o nell’altro.

Se non venissero trovati elementi a suffragio della tesi iniziale della procura, in riferimento all’omicidio, i due ventitreenni potrebbero tornare liberi e quindi ritrovarsi indagati (al pari del fratello della vittima) per il solo reato di rissa.

I sindaci di Castel Morrone e limatola non hanno voluto firmare la petizione sottoscritta dai colleghi di Caiazzo, Ruviano e Piana di Monte Verna.

L’ Old River è anche nel mirino dei sindaci.
Il 5 giugno, su iniziativa del sindaco di Caiazzo, Tommaso Sgueglia, i primi cittadini di Castel Morrone, Caiazzo, Limatola, Piana di Monte Verna e Ruviano si sono riuniti per affrontare ils entito problema dell’inquinamento acustico, soprattutto notturno: non di sicurezza, quindi, come alcuni si sarebbero aspettati, dopo l’omicidio al party.
“Da tempo i cittadini si lamentavano per il rumore notturno proveniente dal locale di Castel Morrone –spiega Sgueglia- qui non ci sono problemi di sicurezza”: per questo hanno scritto al prefetto.
L’atto è sottoscritto da Tommaso Sgueglia, proponente, sindaco di Caiazzo; Giustino Castellano, sindaco di Piana di Monte Verna, e Roberto Cusano, sindaco di Ruviano; non hanno firmato, invece, i sindaci di Castel Morrone, Pietro Riello, e Limatola, Mario Marotta, per quanto è dato sapere, invitati come gli altri del circondario: perché mai?

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