Caserta. Aggredita e seviziata da rom: caso nazionale perché ha un cognome ‘importante’ in politica?!
Volto tumefatto, lineamenti irriconoscibili, sul corpo i segni di una violenza inaudita.Maddalena Zinzi, 39 anni, figlia dell’ex presidente della provincia di Caserta, Domenico, e sorella di Gianpiero, da pochi giorni eletto in Forza Italia alle elezioni regionali, è profondamente provata.
La donna è ricoverata in chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Caserta, nella stanza affianco, in condizioni analoghe, la sua baby sitter.
A ridurla così una banda di rapinatori criminali, con l’accento di immigrati dei paesi dell’Est.
Hanno fatto irruzione in pieno giorno, alle 11,30, nella sua abitazione del Parco Gabriella nel centro di Caserta.
Barbari sanguinari. Pronti a tutto pur di arraffare soldi e gioielli custoditi in casa.
Anche se la violenza usata è stata tanta, troppa, sproporzionata rispetto alla volontà di mettere a segno solo una razzia.
Per questo gli investigatori si muovono su un pista più larga che consenta di comprendere e dare una motivazione a quello che appare come un pestaggio voluto: ossia rapinare ma anche far del male alla vittima.
Ed avrebbero degli elementi in mano in tal senso. I banditi hanno picchiato a sangue Mara davanti alla figlioletta di tre anni, con sistemi da torturatori.
Hanno minacciato di rapirla, hanno puntato un coltello da cucina contro la bambina per costringere la madre a rivelare la combinazione di una cassaforte che lei, terrorizzata, non ricordava.
“Se non ci dici la combinazione – hanno urlato come degli invasati o peggio drogati- portiamo via tua figlia e così ci dai molti più soldi se la vuoi rivedere”.
Mara è ora circondata dall’affetto dei familiari, così la ragazza che l’assisteva in famiglia. Alla bambina i nonni paterni hanno raccontato una pietosa bugia per tranquillizzarla: “È stato tutto un gioco, mamma sta bene, tu sei stata brava”.
Purtroppo non è stato un gioco. Ma due ore di orrenda, interminabile violenza, dalle 11,30 fino alle 13,30 quando Mara Zinzi è riuscita a liberarsi e telefonare alla madre per dare l’allarme. Erano circa le 11,30. Nell’appartamento al primo piano di Parco Gabriella Mara era in bagno con la figlioletta.
La baby sitter in un’altra stanza. Il marito, di professione dentista, al lavoro. “Mi sono trovata delle persone addosso, sembravano spuntate dal nulla. Mi hanno sbattuto violentemente con il capo contro il lavandino. Credo di aver perso i sensi per qualche minuto”.
È il racconto fatto da Mara, docente universitaria alla Sun, al fratello Gianpiero successivamente. Quando la donna si è ripresa l’orrore si è materializzato con ancora maggiore violenza. Era stata trascinata nel salone con la baby sitter.
Uno dei malviventi tratteneva la figlia, ad un certo punto l’ha minacciata anche con un coltello da cucina. Poi calci e pugni contro di lei, contro la ragazza, le minacce.
I rapinatori aprono una prima cassaforte, si impossessano di gioielli e contanti, ma vogliono sapere la combinazione della seconda cassaforte.
Mara non la ricorda, è comprensibile, è umano in quella situazione. Ma i componenti della banda non hanno nulla di umano. Si sono portati un flex per aprire la cassaforte,non ci riescono. Quindi uno di loro prende la piastra per capelli della padrona di casa e la passa arroventata sulle sue braccia per farla parlare. Convinto che la donna non voglia collaborare.
Poi afferrano la bambina brandendo un coltello da cucina. “La portiamo via e non la rivedrai”. A questo punto Mara tira fuori tutto il suo coraggio. Con un tono di voce all’apparenza normale chiama al telefono il marito, le chiede la combinazione della cassaforte con un pretesto.
Mette la chiamata in viva voce, in modo che i banditi possano sentire la combinazione e completare la razzia. Solo a questo punto. Con la casa a soqquadro, lasciandosi dietro macchie di sangue e segni di violenza, i criminali legano le due donne con nastro adesivo, cravatte, brandelli di corda trovati in casa e fuggono.
Per fortuna senza portare via la bambina, che resta l’unica in grado di muoversi liberamente in mezzo a quell’orrore. Mara, proprio parlando con la figlia, la tiene buona, la conforta, la convince a portarle il cellulare con cui chiama la madre e chiede aiuto. D
opo pochi minuti in casa entrano, con altre chiavi di riserva, Gianpiero Zinzi, la madre, il papà Domenico. Partono le indagini.
Ora dopo ora si delineano i contorni di un’irruzione preparata con cura da professionisti (indossavano anche i guanti per non lasciare tracce) che conoscevano abitudini della famiglia Zinzi e luoghi. La pista dell’aggressione a scopo di rapina è la principale ma gli investigatori della Mobile di Caserta non escludono nulla. Proprio nulla.
LE REAZIONI AD ALIFE, CITTÀ NATALE DEL MARITO DI MARA ZINZI, FRATELLO DEL SINDACO
La notizia dell’aggressione subita l’altra mattina da Mara Zinzi, figlia dell’ex presidente della Provincia e sorella del neo eletto consigliere regionale, ha fatto scalpore per l’efferatezza dei malviventi, senza scrupoli nonostante la presenza di una bambina, e soprattutto perché la vittima del fatto di cronaca è molto nota ad Alife, avendo sposato il fratello Alessandro del sindaco Giuseppe Avecone.
Un episodio sconcertante che ha provocato lo sdegno della cittadinanza alifana e molti hanno espresso vicinanza e solidarietà alla famiglia Avecone.
Due dinastie unite da un matrimonio, nel 2010, e nel segno della politica moderata: Avecone e Zinzi.
In città molti ancora ricordano quando furono celebrate le nozze sebbene, come luogo della celebrazione, si scelse il duomo di Casertavecchia e, per il ricevimento, un hotel di lusso sul lungo mare di Napoli.
Vip, uomini e donne dell’establishment campano ma anche esponenti del mondo politico nazionale come Pierferdinando Casini, Rocco Buttiglione e altri, tutti invitati d’eccezione in un clima, comunque, di elegante sobrietà.
Uno stile che caratterizza, da sempre, la famiglia Avecone. Ricercatrice Maddalena, per tutti Mara, medico odontoiatra Alessandro.
Ma, sullo sfondo, una tradizione politica che accomuna i rispettivi familiari e che affonda le radici nella storica balena bianca.
I legami sono, dunque, affettivi e ciò dimostra la forte apprensione generata dall’episodio in tutta la famiglia del sindaco di Alife che si è precipitata, una volta appresa la notizia, a Caserta per sincerarsi delle condizioni della giovane Mara e sostenere moralmente il marito, provato dagli accadimenti che hanno messo a rischio la vita della sposa e della piccola.
Ci sono, poi, i legami politici a rinsaldare la vicinanza tra le due famiglie che si sono chiuse da ieri in uno stretto riserbo per tutelare la guarigione delle vittime dell’aggressione. Peppino Avecone era stato candidato, in passato, anche nella lista “Zinzi Presidente”.
Alessandro è, inoltre, nipote del compianto “patriarca” DC Dante Cappello.
(News – Elaborata – Archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

