***PROSTITUTE VAGABONDI E TOSSICODIPENDENTI*** Pietrelcina: “la casa del Pellegrino” è diventata “la casa d’appuntamenti” LA VIDEO INCHIESTA DEL CORRIERE DELLA SERA

L’inchiesta firmata dal giornalista Antonio Crispino, svela lo stato di degrado in cui versa la ‘Casa del Pellegrino’ a Pietrelcina. La struttura doveva accogliere i fedeli che giungevano nel paese natio di San Pio. 7 i miliardi di lire spesi per la costruzione che oggi è “rifugio per tossicodipendenti ed incontri hot”!!!

In quelle stanze dovrebbero dormirci i pellegrini devoti a San Pio da Pietrelcina. L’idea del Comune di Pietrelcina, appunto, era stata lungimirante: creare una specie di hotel che potesse accogliere i fedeli di Padre Pio. Sì, perché a quel tempo Francesco Forgione non era stato ancora proclamato né Beato né Santo. Il complesso alberghiero fu progettato a un tiro di schioppo da vico Storto Valle 27, la casa natale. Lo chiamarono “La casa del pellegrino”. Si fecero le cose in grande. Un’area di sedicimila metri quadrati di cui cinquemila occupati da un immobile di tre piani più un seminterrato. Arredati di tutto punto: armadi, comodini, reti, letti, bagni con vasca, televisori, cucina, ristorante. Era pronto, doveva solo aprire i battenti. Circa sette miliardi di lire la spesa complessiva (edificio più arredi) pagata dal Comune. Nessun fedele ha mai varcato quella soglia. O meglio, quasi venticinque anni dopo, al posto dei pellegrini ci sono entrate le prostitute. Che magari saranno credenti ma non è esattamente a questo che pensavano i progettisti. Ci sono preservativi usati e fazzoletti sporchi un po’ ovunque. Alcune porte sono chiuse a chiave. Sopra ci sono scritti un nome e un numero di telefono. I muri usati come bacheche hot. La notte approfittano dello stato di abbandono per ricevere i clienti nelle stanze dell’albergo. Di quello che resta. 
Le devastazioniE poi ci sono tossicodipendenti e vagabondi che qui hanno il loro rifugio. I furti e le devastazioni non si contano. È stato portato via di tutto. In alcune stanze hanno divelto persino gli infissi delle bussole, i water dal bagno o i vetri delle finestre. Quando arriviamo, al primo piano, troviamo cinque termosifoni smontati e sistemati vicino alla rampa delle scale, pronti per essere caricati via. In una busta poco lontano ci sono decine di interruttori per la corrente, prese, pannelli con i contatori, impianti antincendio. Anche i fili elettrici sono stati sfilati dalle condotte. Una devastazione che si associa ad anni di incuria. Il piano seminterrato è totalmente allagato, ormai è impossibile accedervi. Le fognature sono ostruite e l’acqua, attraverso la pluviale, è penetrata nei muri irrimediabilmente. La hall al piano rialzato era stata realizzata tutta in legno con verande circolari e grandi vetrate. Dal soffitto una piramide trasparente illumina la reception. Di cui rimane solo il bancone, qualche cassetto e il pannello per appendere le chiavi delle camere. Chissà com’era bello. Il sindaco In soffitta sono affastellate alcune testate di letti matrimoniali. Ogni stanza ne aveva una. Hanno ancora la bolla di accompagnamento incollata e l’imballo originale. Non sono mai state aperte. «Dopo il completamento dell’opera furono bandite delle gare per la gestione del complesso turistico ma nessuno partecipò» ricostruisce il sindaco di Pietrelcina Domenico Masone. 
La venditaResisi conto dell’impossibilità di gestire da soli una struttura del genere, gli amministratori comunali dell’epoca decisero di vendere la Casa del pellegrino. Nel 2005 la comprò l’Asl di Benevento per due milioni di euro, ossia meno della metà del valore iniziale. In accordo con la Regione Campania si immaginava di trasformare l’albergo in una struttura per il «day surgery» (chirurgia di giorno, ndr) dove effettuare interventi chirurgici che richiedessero ricoveri limitati. Il Comune si accontenta dell’offerta ma non fa i conti con le casse vuote delle Asl. «Hanno pagato il loro debito con il Comune solo poco fa – spiega il primo cittadino -. Al momento di versare i soldi, l’Asl si vide revocato il finanziamento regionale con il quale aveva calcolato l’acquisto». Seguirono anni di contenziosi, cause civili, ordinanze del Tribunale, richieste di risarcimento danni, interessi, etc. Fino a una transazione firmata solo nel 2010 con la quale il Comune rinunciava al pagamento degli interessi e dei danni per il ritardato pagamento. Dall’altra parte l’Asl Benevento 1 si impegnava a saldare la somma dovuta: 1.750 milioni di euro. Insomma, a conti fatti, tra realizzazione dell’opera da parte del Comune e acquisto da parte dell’Asl, sono stati investiti poco più di 5 milioni di euro di soldi pubblici per una Casa del pellegrino che di fatto non è mai nata. Nel frattempo le ipotesi di rilancio si sono succedute innumerevoli. Da casa del pellegrino a «day surgery», passando per casa di cura per anziani o sede di uffici pubblici. L’Asl, a sua volta, ha cercato di disfarsene attivando varie indagini di mercato alla ricerca di privati interessati a prenderla in affitto. Oggi, diatribe burocratiche finite, pare che sia pronta ad essere utilizzata. Prima, però, secondo una stima dell’ufficio tecnico della stessa Asl, occorrerebbe spendere almeno un altro milione e mezzo di euro per recuperare quello che doveva essere un albergo per pellegrini.


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